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mercoledì 15 luglio 2015

Malcolm R. Webster: la sua prigionia

Storie di Prigionia

Evoluzione della esperienza di un prigioniero alleato
Un australiano tra i partigiani biellesi

Malcolm R. Webster[1]

 
Mi arruolai nel giorno del mio diciannovesimo compleanno e lasciai l'Australia per il Medio Oriente nel tardo 1940. Seguendo lo sfollamento delle truppe da Creta, mi trovai sul cacciatorpediniere britannico "Hereward", che fu colpito e poi affondato nello stretto di Kaso a causa di un bombardamento della Luftwaffe tedesca il 29 maggio 1941. La nave venne abbandonata alle 6.45 del mattino e dopo 5 ore in mare senza un giubbotto di salvataggio venni salvato da una torpediniera della Marina italiana. Questa azione contro la "Hereward" costò più di trecento vite, perse soprattutto per annegamento.L'azione di quel giorno effettuata dai tedeschi contro il convoglio causò la perdita anche di un'altra nave, l' "Imperial" e attacchi contro gli incrociatori "Orion" e "Dido" ed ed al cacciatorpediniere "Decoy". In tutto ci furono più di mille vittime. Noi, sopravvissuti dell' "Hereward", salvati dai "mas" della Marina italiana fummo portati a Scarpanto: molti erano nudi, altri scarsamente vestiti. Qui ci fu dato cibo e acqua. Poi venimmo trasportati sul cacciatorpediniere della Marina italiana "Francesco Crispi" a Rodi. Dopo circa tre settimane a Rodi, dopo esserci ripresi da quella terribile esperienza, e piuttosto deboli per le scarse razioni di cibo, fummo mandati all'isola di Leros, dove fummo imbarcati sulla "Caleno", che salpò verso la Grecia e poi, via Corinto - Patrasso, arrivò a Bari il 22 giugno 1941, il giorno in cui la Russia sovietica entrò in guerra. Arrivati a Bari, fummo sottoposti ad una accoglienza molto ostile: mentre marciavamo verso la stazione ferroviaria ci venivano lanciati bastoni e pietre. Per fortuna le guardie italiane fecero un buon lavoro nel tenere sotto controllo la situazione. Dopo quasi tre settimane nel campo di sosta per prigionieri di guerra a Capua, il 12 luglio 1941 venimmo inviati in treno a Bolzano e avanzammo verso Prato Isarco, vicino al Passo del Brennero. ll campo di Prato Isarco consisteva in una vecchia fabbrica di birra in disuso, in edifici in legno molto polverosi adiacenti alla principale linea ferroviaria che serviva le forze germaniche operanti nel Nord Africa. La vita e le condizioni, sebbene piuttosto primitive, erano tollerabili, con sufficienti razioni, aumentate dai pacchi di cibo che arrivavano tramite la Croce rossa internazionale di Ginevra. Il campo di Prato Isarco fu evacuato il 25 ottobre 1941 e tutti i prigionieri di guerra furono trasferiti in treno al campo di concentramento Pg numero 57 a Cividale, vicino a Udine.Il Pg 57 risultò essere un vero campo di prigionia, efficiente, ben amministrato e strettamente controllato. Il campo, situato sugli altopiani vicino a Caporetto, era esposto a forti venti ed a un freddo estremo, da noi mai sperimentato in precedenza: quell'inverno la temperatura toccò la punta record di 23°. ll vestiario insufficiente e inadatto era un problema e aumentò il nostro disagio; quest'ultimo venne mitigato durante il mese di marzo 1942 dall'arrivo dei pacchi con abiti personali provenienti dall'Australia ed anche di alcune provviste tramite l'organizzazione della Croce Rossa.Nel febbraio 1942 le razioni di cibo erano state inoltre drammaticamente "tagliate" del 60 per cento ed anche i pacchi della Croce rossa erano cessati.
Molti soffrirono di denutrizione, altri di "beri-beri", malattia causata dalla mancanza di frutta e verdura, necessarie per mantenere nel corpo il giusto livello di vitamina B. Molti prigionieri di guerra finirono nell'ospedale di Udine, io compreso, perché mi ammalai di "beri-beri" e di setticemia, a causa di una infezione al piede che richiese un intervento chirurgico. Sebbene l'esistenza nel campo Pg 57 fosse dura e difficile, il morale venne sostenuto da molte attività: concerti, dibattiti, lezioni, gare di quiz, tornei a carte, e competizioni sportive di cricket, calcio e atletica fra le squadre delle varie baracche. All'inizio del 1942 l'attività sportiva fu tuttavia interrotta per alcune settimane dato il cibo insufficiente per sostenere il corpo ad un livello accettabile.
L'aprile 1943 vide la spedizione dei prigionieri di guerra con il grado di sergente ai campi di lavoro. Io, in un gruppo di cinquanta uomini fui mandato al campo di lavoro numero 106 nella cascina Oschiena, vicino a Vercelli, a lavorare nei campi di grano e nelle risaie. La sistemazione era sgradevole, le baracche di legno erano piccole e sovrappopolate, mancava l'aria a causa delle doppie porte tenute chiuse dalle guardie. Dato che questa situazione causò molto disagio durante le notti calde, organizzammo in maniera tipica uno sciopero e ci rifiutammo di lavorare. A poco a poco, le condizioni migliorarono, la fornitura di cibo si poteva definire buona, con doppie razioni rese più consistenti dai generi extra provenienti dalla fattoria. Tutto ciò unitamente ai pacchi di cibo della Croce rossa, migliorò presto la nostra condizione fisica. Progressivamente divenne chiaro che gli italiani erano disillusi dal regime fascista e dall'alleanza con la Germania nazista. Vi furono poi il ritiro dall'Africa settentrionale, lo sbarco alleato in Sicilia e l'invasione dell'Italia a Salerno e Anzio; non fu una sorpresa il fatto che l'armistizio venne chiesto agli Alleati dal maresciallo Badoglio, l'8 settembre 1943. Questo fu un giorno eccezionale, di grande gioia e festeggiamenti nella cascina Oschiena, condiviso dai prigionieri di guerra, dalle guardie italiane e dai contadini. Si avvertiva ovunque che finalmente il giogo fascista di Mussolini era rotto per sempre. Era una grande sensazione di libertà e sollievo. Tuttavia, insieme ai miei compatrioti, mi interessai subito dell'attività delle truppe tedesche nella zona di Vercelli, in relazione alla notizia secondo la quale tutti i campi dei prigionieri di guerra in Italia venivano controllati e i reclusi mandati nei campi di concentramento in Germania. Piuttosto che questo succedesse, decidemmo di abbandonare il campo di lavoro e di prendere, ognuno, la propria strada; alcuni verso la Svizzera, altri a sud, altri nascondendosi con l'aiuto degli agricoltori delle vicinanze nella vana speranza che gli alleati sbarcassero a Genova e li liberassero. Io mi unii ad altri quattro australiani, di cui uno venne poi giustiziato, insieme a quattro compatrioti, tutti disarmati, nelle montagne del Vercellese settentrionale (i corpi di questi cinque australiani furono esumati dagli abitanti del luogo all'inizio del 1945 e messi in un cimitero italiano, vicino a Portula). Dopo essere rimasti nascosti vicino alla cascina per sei settimane ed essere mantenuti con cibo e denaro dalla popolazione, ci divenne chiaro che non ci sarebbe stato uno sbarco alleato a Genova e che la lotta per estromettere le truppe tedesche dall'Italia sarebbe stata ancora ardua e lunga. Non arrivò neppure una guida, necessaria a condurci attraverso le Alpi in Svizzera, nonostante le promesse e i contatti speranzosi. Prendemmo allora la decisione di dirigerci a nord, anche senza aiuto, con la speranza che avremmo potuto trovare una guida idonea in qualche paese di montagna. Ci dirigemmo quindi a nord per alcuni giorni e alla fine raggiungemmo un rifugio in alta montagna occupato da alcuni ex soldati italiani nascosti. Qui ci rendemmo conto che i rischi per trovare il giusto passaggio in Svizzera in quel periodo dell'anno erano troppo grandi. Dirigendoci allora verso le colline pedemontane, dove faceva più caldo, io e i miei tre compagni venimmo a sapere che il passaggio in Svizzera era possibile in un'altra zona, cosi tornammo indietro verso le Alpi per scoprire che eravamo ancora una volta troppo in ritardo e che l'ultimo contingente era stato seriamente provato poiché due uomini erano morti per il mal di montagna a causa dell'altitudine. Disperati, ci dirigemmo a sud, ancora attraverso le pianure del Piemonte e oltre il fiume Po, nella provincia di Alessandria. Finora avevamo viaggiato con abiti civili dato che l'intenzione era di trovare o rubare una barca e raggiungere la Sardegna. Più ci avvicinavamo a Genova e più erano concentrate le truppe tedesche, in attesa - senza dubbio - di uno sbarco alleato. Senza denaro e cibo divenne difficile muoversi; anche la popolazione era molto nervosa e sotto costante minaccia dei tedeschi che, inoltre, avevano offerto ricompense per informazioni che conducessero alla cattura dei prigionieri di guerra evasi dai campi di concentramento: si decise di ritornare a nord. Diventò difficile trovare cibo e, poiché insieme eravamo troppo vistosi, ci dividemmo in coppie, sorteggiando un nome da un cappello.
Io sorteggiai William Wrigglesworth, un membro della mia unità dell'esercito, gli altri due erano Roger Wettenhall e Bert Ridgway. Il 24 novembre ogni coppia andò in direzioni diverse ma, fondamentalmente, a nord. Dopo alcune settimane Bert Ridgway si consegnò alle autorità a causa della sua salute compromessa. Roger Wettenhall fu fermato e arrestato dalla polizia italiana il 17 gennaio 1944 e, dopo l'interrogatorio al quartiere generale fascista di Vercelli, fu mandato in prigione a Novara dove, una settimana più tardi, fu preso dai tedeschi e portato a Milano e poi nello stalag V 11 a Moosburg, in Germania. Alla fine della guerra venne rimpatriato in Inghilterra e finalmente arrivò a casa, in Australia, dove tuttora vive, in un sobborgo di Melbourne.
Io e il mio compagno continuammo a vagare nella campagna a nord di Vercelli e ci dirigemmo gradualmente verso Domodossola, quando fummo intercettati da un membro di una organizzazione antifascista operante nella zona di Borgosesia. Venimmo portati in un campo fra le montagne, comandato da un patriota antifascista, Moscatelli. In questo campo incontrammo un altro australiano, di nome Frank Jocumsen, che avevamo conosciuto al campo Pg 57 vicino a Udine. Frank sarebbe diventato piuttosto famoso in quella zona, per le sue imprese contro il nemico. Io e i miei compagni lasciammo il gruppo di Moscatelli dopo un breve soggiorno; poiché non avevamo armi, fummo molto fortunati a evitare la cattura da parte dei fascisti mentre passammo per Borgosesia.
Qualche giorno più tardi giungemmo a Mezzana dove venimmo aiutati dalla famiglia di Cellio e Mariettina Confienza, i quali, in quel periodo, avevano due figli piccoli, Giacomo e Tiziano. Trascorremmo tre settimane a casa dei Confienza, dormendo di notte e nascondendoci di giorno sulle colline vicine. Poi, a causa dell'incrementata attività repubblicana ed alle frequenti fughe in quella zona, si rese necessario lasciare Mezzana e vivere in collina. I rifugi vennero costruiti in mezzo alla brughiera e fra gli alberi. L'erica venne impiegata per ricoprire il tetto ma anche come giaciglio: un capolavoro che orgogliosamente chiamammo "Australia house". Mezzana venne sottoposta ad una crescente pressione dovuta alle perquisizioni dei fascisti, disperatamente alla ricerca di due australiani che - sembrava - si trovavano sempre un passo più avanti, grazie ai preavvisi opportuni di Cellio e Mariettina, il cui coraggio fu incredibile e mai dimenticato. Dopo aver costruito i due rifugi, poi eliminati, dovemmo trascorrere un certo periodo di tempo in una grotta, fino a quando un abitante, insospettitosi, la scoprì e dovemmo, su consiglio di altri abitanti del paese abbandonare subito anche questo rifugio. In quel periodo si unirono a noi due soldati inglesi che erano stati catturati in Tunisia e che erano stati nascosti in un altro paese, dove un loro compagno e alcune persone che li avevano aiutati erano stati arrestati dai repubblicani. Temendo per la loro salvezza chi li aiutava decise che essi avrebbero vissuto nelle colline con noi due. Verso la fine di marzo 1944 decidemmo di allontanarci da Mezzana verso le "colline rosse": una valle profonda e appartata con un fiumicello fu individuata vicino a Rongio.Era l'ideale, e così si scavò un locale sotterraneo sul lato di una collina scoscesa, camuffata completamente con piante ed erba. La "trincea" fu chiamata "riposo dei vagabondi" e fortunatamente non fu mai scoperta. Cucinavamo solo di notte con un piccolo fuoco reso invisibile. Una stretta sorveglianza fu mantenuta dall'alba al tramonto, mettendo una sentinella su un albero della collina più alta: quando veniva avvistata una pattuglia nemica oppure una persona sospetta ci ritiravamo nella valle e restavamo nascosti fino a quando la via ritornava libera. I rifornimenti di cibo erano raccolti a Mezzana ogni domenica sera, il tutto organizzato attraverso la famiglia Confienza: per importanti ragioni di sicurezza solo poche altre gentili famiglie partecipavano a tutto ciò; i rischi di queste famiglie erano enormi. Viaggiare di notte lungo sentieri accidentati si rivelò molto difficile quando non c'era la luna, era un viaggio di oltre quattro ore e si verificarono molte cadute, per fortuna senza rompere le ossa.
Dopo il 15 marzo del 1944 provammo una grande delusione dopo che il leader britannico Churchill aveva anticipatamente dichiarato che il mondo sarebbe stato testimone del più grande evento della storia entro le "idi di marzo": senza dubbio faceva riferimento all'apertura del secondo fronte nell'Europa occidentale, che però non avvenne. Nonostante le difficoltà e la continua minaccia di cattura e la possibile condanna a morte, mantenemmo alto il morale, determinati a sopravvivere; avevamo anche pianificato un altro tentativo per la Svizzera qualora le condizioni si fossero rivelate idonee. Talvolta era necessario abbandonare "la trincea" a causa di piogge eccezionalmente abbondanti che bagnavano il giaciglio. Trovavamo allora rifugio nel fienile di una cascina, in attesa che la nostra dimora asciugasse. Dopo l'apertura del secondo fronte in Francia, nel giugno del 1944, ci unimmo alla Resistenza antifascista-antinazista, che era diventata attiva e cresciuta di numero, in seguito anche alla chiamata dei giovani alle armi nelle forze repubblicane, mentre questi decisero, al contrario, di diventare partigiani. Per noi era giunto il momento di evitare ulteriori avversità ed una eventuale cattura di quelle persone coraggiose che così prontamente avevano assistito noi e molti altri fuggiaschi. Io e William Wrigglesworth diventammo membri del distaccamento "Dellatezza", comandato da Giovanni Gniatti detto "Topolino", e adottammo rispettivamente i nomi di battaglia di Sidney e Melbourne. Anche se alcune armi erano state lanciate col paracadute nella zona, sfortunatamente ci vollero ancora alcune settimane prima che il distaccamento fosse completamente armato e in grado di organizzare una effettiva guerriglia contro il nemico fascista-nazista. In un primo tempo il "Dellatezza" aveva solo un fucile da caccia e un revolver per trentasei uomini, perciò era necessario il gioco del "gatto con il topo" per diverse settimane, per evitare di essere eliminati dai repubblicani; molte volte dovemmo ritirarci verso i pendii del monte Barone e trascorrere gelide notti ad una quota di oltre duemila metri. I primi mesi risultarono essere duri e difficili, era più un caso di sopravvivenza, comunque l'esistenza stessa della Resistenza costituì una grossa preoccupazione per il nemico. Furono necessari forti presidi repubblicani a Valle Mosso e a Cossato per "mantenere l'ordine" e far lavorare le industrie. I partigiani attaccarono ripetutamente le linee di approvvigionamento nemiche tenute sotto pressione dai presidi. A poco a poco le linee nemiche di rifornimento vennero rafforzate dall'uso di veicoli armati nelle colonne, ciononostante i partigiani continuarono ad attaccare in ogni occasione. Intanto fu paracadutata nella zona la British mission per il Nord Piemonte, al comando del maggiore Mac Donald, e per la Resistenza fu possibile il contatto radio con le forze alleate e vennero fatti più frequenti lanci di armi, consistenti in mortai, mitragliatrici, armi automatiche leggere, bombe a mano ed esplosivi. Gradualmente la Resistenza divenne una vera forza di combattimento e una vera minaccia per il nemico.
Sfortunatamente i civili dovettero sopportare le rappresaglie e le atrocità loro inflitte; le case vennero bruciate ed anche i paesi indifesi subirono il bombardamento aereo della Luftwaffe tedesca. Molte persone vennero imprigionate, alcune giustiziate per aver aiutato i partigiani. I soldati nemici presero spesso degli ostaggi allineandoli al muro e minacciandoli di morte se fossero stati attaccati dai partigiani. Questa tattica frustrò abbastanza la Resistenza, tuttavia non vennero risparmiati attacchi al nemico, quando possibile. Furono organizzati scioperi nelle fabbriche per ostacolare gli approvvigionamenti al nemico, questi scioperi ebbero però vita breve a causa delle crudeli rappresaglie contro gli sfortunati lavoratori. Con le battaglie dell'autunno-inverno e la mancanza del riparo degli alberi, il nemico iniziò un forte rastrellamento nella zona, con forze di gran lunga superiori, allo scopo di eliminare i partigiani. La 110a brigata "Fontanella" ritirò allora le proprie forze e le disperse nella pianura del Piemonte. Il mio, con altri distaccamenti, si diresse ad est, attraverso il fiume Sesia, poi voltò a sud verso la pianura. Solo di notte venivano effettuate lunghe, estenuanti marce, mentre durante il giorno restavamo nascosti nelle cascine. Divenne difficile ottenere il cibo e così si sperimentarono alcuni giorni di autentica fame; dove possibile, si comperava il cibo nelle cascine. La situazione divenne estremamente critica a causa della neve, del ghiaccio e del freddo intenso. Il distaccamento "Dellatezza" fu spesso sotto pressione, e fronteggiò persino l'attacco nemico trascinandosi lungo i fossi di irrigazione e tenendosi nascosto a soli duecento metri da uomini dell'organizzazione tedesca Todt che riparavano il ponte dell'autostrada sul Sesia, che era stato bombardato.Dopo alcune settimane ritornammo nella nostra zona operativa per continuare gli attacchi contro le guarnigioni; in tutto, ero stato coinvolto in tre ritirate verso la pianura.
Finalmente
gli Alleati attraversarono il Po ed il generale Mark Clark, comandante in capo degli Alleati in Italia, chiese alla popolazione di insorgere e disturbare la ritirata del nemico. Dopo questa richiesta la Resistenza divenne molto aggressiva e attaccò in continuazione il nemico. I repubblicani si arrendevano ovunque e le forze tedesche vennero completamente intrappolate. La brigata "Fontanella" insieme alla brigata comandata da Moscatelli occupò la città di Vercelli il 26 aprile 1945; ci fu solo una simbolica resistenza, dato che i tedeschi si erano ritirati ad ovest e avevano innalzato una linea lungo il canale Cavour. Le due brigate partigiane organizzarono una marcia della vittoria il 1 maggio 1945 per Vercelli e, attraverso la folla festosa, raggiunsero il centro città dove vennero tenuti discorsi da entrambi i comandanti militari e politici. Appena dopo la mezzanotte del 2 maggio, unità motorizzate della 5a Armata americana, aiutate dalla fanteria, entrarono in Vercelli e in pochi giorni tutte le forze tedesche si arresero. Improvvisamente la guerra in Italia era finita, la crudeltà e il male finirono, ma il dolore, la tristezza e le cicatrici sarebbero rimaste a lungo. Nel maggio 1945 lasciai le formazioni partigiane e divenni membro della British mission per il Piemonte settentrionale. Dopo alcune settimane e molti tristi addii con le famiglie e gli amici che avevano fatto così tanto per la mia sopravvivenza e quella di William Wrigglesworth, raggiunsi l'Inghilterra con un "Liberator" da Napoli, il 22 giugno 1945. Poi mi riunii ai miei familiari a Melbourne, l'8 settembre 1945, dopo essere stato dichiarato "morto presunto" per due anni e dopo un'assenza di quasi cinque anni.
Ora vivo vicino a Melbourne, in pensione dal 1983 dopo aver lavorato in un'industria automobilistica. William Wrigglesworth, mio fedele compagno, morì il 25 maggio 1987 per un attacco cardiaco, all'età di 70 anni, dopo aver sofferto per molti anni di malattie cardiache.
Espressi grande ammirazione per i civili italiani che mostrarono coraggio e resistenza durante la sofferenza della rappresaglia e i maltrattamenti causati da un nemico spietato; il loro esempio rafforza certamente il coraggio e la volontà di tutte le forze partigiane.
Rendo ora un omaggio particolare a tutte le persone che rischiarono gravi pene se sorpresi ad aiutare i prigionieri di guerra evasi, ed in particolare Cellio e Mariettina Confienza, i quali, con grave rischio, furono gli organizzatori principali del mio mantenimento e di quello dei miei tre compagni per cinque mesi. Cellio Confienza che fu anche partigiano, morì per un attacco cardiaco, a Lima, il 4 gennaio 1962, all'età di soli 54 anni; sua moglie Mariettina vive ancora a Lima con il figlio più giovane, Tiziano. Infine un ringraziamento alla famiglia Zampese di Scoldo, che mi prese a cuore e mi trattò come un suo membro e all'amicizia così generosamente e calorosamente offerta dalla gente, nonostante i terribili rischi corsi, che rese possibile la mia sopravvivenza durante un periodo molto pericoloso della mia vita.

Traduzione di Lauretta Milanaccio



[1] Questo articolo è stato pubblicato con il titolo di “Un australiano tra i partigiani biellesi”in"l'impegno", a. IX, n. 1, aprile 1989 © Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli. . Ci si avvale della clausola che è consentito l'utilizzo solo citando la fonte.

lunedì 22 giugno 2015

Ricerca. I Giornalisti nella prima guerra mondiale

La morte eroica del 19 enne giornalista modenese del "Corriere di Livorno" Garibaldi Franceschi su "La Domenica del Corriere" del 23-30 settembre 1917.

Roma, 18 giugno 2015
Carissimo,
ti accludo la foto della copertina de "La Domenica del Corriere" - Supplemento illustrato del "Corriere della Sera" - Anno XIX n. 38 del 23-30 settembre 1917 che esalta l'eroica morte del 19 enne giornalista modenese del "Corriere di Livorno" Garibaldi Franceschi di Modena, Caduto con in mano il tricolore a Castagnevizza il 23 maggio 1917 e decorato con la Medaglia d'Oro al valor militare alla memoria, come é stato raffigurato da Achille Beltrame in 1^ pagina.

Cordialmente Pierluigi Roesler Franz.   335-820.12.40

giovedì 18 giugno 2015

24 maggio 1915. L'aspetto ordinativo dell'Esercito Italiano

    Il Quadro di Battaglia al 24 maggio 1915 [1]

Al momento delle entrate in guerra, l’Esercito Italiano disponeva delle forze sotto indicate, inquadrate in quattro Armate, ovvero quello che comunemente si definisce “Quadro di Battaglia”. Serve anche per conoscere il peso reale della potenza dell’Italia. Per un raffronto, il nostro nemico, ancorchè impegnato in altri due fronti, disponeva di oltre 12 Armate.  IL quadro di battaglia è uno dei documenti fondamentali per comprendere la prigionia militare italia nella Prima guerra mondiale

Nel dettaglio, il Quadro di Battaglia dell’Esercito Italiano era il seguente:

La 1a Armata era ordinata su due Corpi d’Armata, ciascuno su tre Divisioni, con in più la piazzaforte di Verona, retta da un Tenente Generale 1a Armata
Ten. Gen. Roberto Brasati
III Corpo d’Armata
Ten. Gen. Vittorio Camerana
5a Divisione
Ten. Gen. Luigi Druotti
. Brigata Cuneo
.. 7° Reggimento fanteria
.. 8° Reggimento fanteria
. Brigata Palermo
.. 67° Reggimento fanteria
.. 68° Reggimento fanteria
. 27° Reggimento Artiglieria campale (5 batterie)
6a Divisione
Ten. Gen. Oscar Ruffo
. Brigata Toscana
.. 77° Reggimento fanteria
.. 78° Reggimento fanteria
. Brigata  Sicilia
.. 61° Reggimento fanteria
.. 62° Reggimento fanteria
16° Reggimento Artiglieria (6 batterie)
33a Divisione
Ten. Gen. Felice De Chaurand de Saint Eustache
. Brigata Milano
.. 159° Reggimento fanteria
.. 160° Reggimento fanteria
. Brigata Novara
.. 153° Reggimento fanteria
.. 154° Reggimento fanteria
. 42° Reggimento Artiglieria campale (6 batterie)
. 2 squadroni di cavalleria

Fortezza di Verona
Ten. Gen. Gaetano Gobbo

V Corpo d’Armata
Ten. Gen. Fiorenzo Aliprindi
9a Divisione
Ten. Gen. Ferruccio Ferri
.Brigata Roma
.. 79° Reggimento fanteria
.. 80° Reggimento fanteria
. Brigata Puglie
.. 71° Reggimento fanteria
.. 82° Reggimento fanteria
. 29° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
15a Divisione
Ten. Gen Luigi Lanchantin
. Brigata Venezia
.. 83° Reggimento fanteria
.. 84° Reggimento fanteria
.. Brigata Abruzzi
.. 57° Reggimento fanteria
.. 58° Reggimento fanteria
. 19° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)
34a Divisione
Ten. Gen. Pasquale Oro
. Brigata Ivrea
.. 161° Reggimento fanteria
.. 162° Reggimento fanteria
. Brigata Treviso
.. 115° Reggimento fanteria
.. 116° Reggimento fanteria
. 41° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)
 
A disposizione dei Comandi di Armata, le seguenti unità:
. Una Brigata di fanteria
. 16 Battaglioni alpini
. 2 Reggimenti bersaglieri
. 4 Battaglioni di Milizia Territoriale
. 7 Battaglioni della Guardia di Finanza
. 2 Compagnie autonome
. 16 Batterie da montagna
. 2 Gruppi di 2 batterie pesanti campali
. 1 Compagnia e mezzo di zappatori del genio
. 8 Compagnia e mezzo di minatori del genio
. 1 Compagnia pontieri del genio
 



La 2a Armata era ordinata su tre Corpi d’Armata, che inquadrano o due o tre divisioni.


2a Armata
Ten. Gen Pietro Frugoni
II Corpo d’Armata
Ten. Gen. Ezio Reisoli
3a Divisione
Ten. Gen. Giovanni Prelli
. Brigata Ravenna
.. 37° Reggimento fanteria
.. 38° Reggimento fanteria
. Brigata Forlì
.. 43° Reggimento fanteria
.. 44° Reggimento fanteria
.. 23° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
4a Divisione
Ten. Gen. Cesare Del Mastro
. Brigata Livorno
.. 33° Reggimento fanteria
.. 34° Reggimento fanteria
. Brigata Lombardia
.. 73° Reggimento fanteria
.. 74° Reggimento fanteria
.26 Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
32a Divisione
Ten. Gen. Alberto Piacentini
. Brigata Spezia
.. 125° Reggimento fanteria
.. 126° Reggimento fanteria
. Brigata Firenze
.. 127° Reggimento fanteria
.. 128° Reggimento fanteria
.. 48° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)

IV Corpo d’Armata
Ten. Gen. Mario Nicola de Robilant 
7a Divisione
Ten. Gen.Nicolò D’Avanzo
. Brigata Bergamo
.. 25° Reggimento fanteria
.. 26° Reggimento fanteria
. Brigata Valtellina
.. 65° Reggimento fanteria
.. 66° Reggimento fanteria
.. 21° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
.. Gruppo Artiglieria da montagna Udine
.. 1° Reggimento pesante campale – V Gruppo (2 batteria)
8a Divisione
Ten. Gen Guglielmo Lang.
. Brigata Modena
.. 41° Reggimento fanteria
.. 42° Reggimento fanteria
. Brigata Salerno
.. 89° Reggimento fanteria
.. 90° Reggimento fanteria
.28° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
33a Divisione
Ten. Gen Carlo Ricci 
. Brigata Liguria
.. 157° Reggimento fanteria
.. 158° Reggimento fanteria
. Brigata Emilia
.. 119° Reggimento fanteria
.. 120° Reggimento fanteria
.. 40° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)
Divisione Bersaglieri
Ten. Gen. Alessandro Raspi
.. 6° Reggimento bersaglieri
.. 9° Reggimento bersaglieri
.. 11° Reggimento bersaglieri
.. 12° Reggimento bersaglieri
.. Gruppo artiglieria da montagna Mondovì

XII Corpo d’Armata
Ten. Gen. Luigi Segato 
23a Divisione
Ten. Gen. Giovanni Airaldi
. Brigata Verona
.. 85° Reggimento fanteria
.. 86° Reggimento fanteria
. Brigata Aosta
.. 5° Reggimento fanteria
.. 6° Reggimento fanteria
24a Divisione
Ten. Gen. Gustavo Fara
. Brigata Napoli
.. 75° Reggimento fanteria
.. 76° Reggimento fanteria
. Brigata Piemonte
.. 3° Reggimento fanteria
.. 4° Reggimento fanteria
Gruppo alpino A
 Colonnello Roberto Tedeschi
.. Battaglione alpini Aosta
.. Battaglione alpini Ivrea
.. Battaglione alpini Intra
.. Battaglione alpini Cividale
.. Battaglione alpini Val Natisone
.. Battaglione alpini Val Orco
.. Battaglione alpini Val Baltea
.. Battaglione alpini Val Toce
.. Gruppo artiglieria da montagna Bergamo
Gruppo alpino B
Colonnello Ernesto Alliana
.. Battaglione alpini Pinerolo
.. Battaglione alpini Susa
.. Battaglione alpini Val Pellice
.. Battaglione alpini Val Cenischia
.. Battaglione alpini Val Dora
.. Gruppo artiglieria da montagna Pinerolo

A disposizione dei Comandi d’Armata:
.. 2 Gruppi di 2 batterie  di cannoni da 149A
.. 1 Gruppo di 3 batterie di cannoni da 149G
.. 2 Gruppi di 3 batterie di obici pesanti campali
.. 2 Gruppi di 2 batterie di obici pesanti campali
.. 16 Batterie da montagna (comprese le 10 della divisione bersaglieri e dei
       gruppi alpini)
.. 8 Batterie someggiate
.. 4 Compagnie pontieri del genio
.. 4 Compagnie minatori del genio
.. 3 Squadriglie di aeroplani


La 3a Armata era ordinata su tre Corpi d’Armata, con due o tre divisioni a seconda delle esigenze.


3a Armata
S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia[2]
VI Corpo D’Armata
Ten. Gen. Carlo Ruelle
11a Divisione
Ten. Gen. Ettore Manbretti
. Brigata Pistoia
.. 35° Reggimento fanteria
.. 36° Reggimento fanteria
. Brigata Re
.. 1° Reggimento fanteria
.. 2° Reggimento fanteria
..14° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
..1 Gruppi di artiglieria someggiata
..1 Gruppo artiglieria pesante campale
12a Divisione
Magg. Gen. Oreste Zavattari
. Brigata Casale
.. 11° Reggimento fanteria
.. 12° Reggimento fanteria
. Brigata Pavia
.. 11° Reggimento fanteria
.. 12° Reggimento fanteria
30° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
1a Divisione di cavalleria
. 1a Brigata di cavalleria
.. 13° Reggimento cavalleria
.. 20° Reggimento cavalleria
. 2a Brigata di cavalleria
.. 4° Reggimento cavalleria
.. 5° Reggimento cavalleria
.. 94° Reggimento fanteria (+
.. 3 Battaglioni bersaglieri ciclisti
.. II Gruppo di batterie a cavallo
. II Gruppo artiglieria

VII Corpo d’Armata
Ten.Gen. Vincenzo Garioni
13a Divisione
Ten.Gen. Cleto Angelotti
. Brigata Messina
.. 93° Reggimento fanteria
.. 94° Reggimento fanteria
. Brigata Granatieri di Sardegna
.. 1° Reggimento granatieri di Sardegna
.. 2° Reggimento granatieri di Sardegna
.. 31° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)*
.. 1 batteria da 70 A someggiata*
14a Divisione*
Magg. Gen. Giacinto Rostagno
. Brigata Pinerolo
.. 13° Reggimento fanteria
.. 14° Reggimento fanteria
. Brigata Acqui
.. 17° Reggimento fanteria
.. 18° Reggimento fanteria
.. 18° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)*

XI Corpo d’Armata
Ten.Gen. Giorgio Cigliana
21a Divisione
Ten.Gen. Carlo Mazzoli
. Brigata Pisa
.. 29° Reggimento fanteria
.. 30° Reggimento fanteria
35° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)*
22a Divisione
Ten.Gen. Vittorio Signorile
. Brigata Brescia
.. 19° Reggimento fanteria
.. 20° Reggimento fanteria
. Brigata Ferrara
.. 47° Reggimento fanteria
.. 48° Reggimento fanteria
15° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)*[3]
2a Divisione di cavalleria
Ten.Gen. Giovanni Vercellana
2a Divisione di cavalleria
. Comando brigata Regina
. 3a Brigata di cavalleria
.. 7° Reggimento cavalleria
.. 10° Reggimento cavalleria
. 4a Brigata di cavalleria
.. 6° Reggimento cavalleria
.. 25° Reggimento cavalleria
.. 10° Reggimento fanteria
.. 2 Battaglioni bersaglieri ciclisti
.. 2 Battaglioni fanteria
.. 1 Gruppo artiglieria pesante campale
.. 1 Gruppo di batteria a cavallo
.. 2 batterie someggiate
A disposizione dei Comandi d’Armata:
.. 7 battaglioni della Regia Guardia di Finanza
.. 1 Gruppo di quattro batterie di cannoni da 149G
.. 2 Gruppi di  tre batterie di obici pesanti campali
.. 2 Gruppi di due batterie di obici pesanti campali
.. 7 Batterie someggiate
.. 5 Compagnie pontieri
.. 2 Compagne minatori
.. 5 Squadriglie d’aeroplani



La 4a Armata schierata nella conca di Cortina ordinata su due Corpo d’Armata, su due divisioni.


4a Armata
Ten. Gen. Luigi Nava
I Corpo D’Armata
Ten.Gen. Ottavio Ragni
1a Divisione
Ten.Gen. Alfonso Petitti di Roreto
. Brigata Parma
.. 49° Reggimento fanteria
.. 50° Reggimento fanteria
. Brigata Basilicata
.. 91° Reggimento fanteria
.. 92° Reggimento fanteria
25° Reggimento artiglieria campale (5 batterie)
.. 2 batterie someggiate da 70
2a Divisione
Ten.Gen. Saverio Nasalli Rocca
. Brigata Como
.. 93° Reggimento fanteria
.. 94° Reggimento fanteria
. Brigata Umbria
.. 23° Reggimento fanteria
.. 24° Reggimento fanteria
17° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
10a Divisione
Ten.Gen. Giovanni Scrivante
. Brigata Marche
.. 55° Reggimento fanteria
.. 56° Reggimento fanteria
. Brigata Ancona
.. 69° Reggimento fanteria
.. 70° Reggimento fanteria
.. 20° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)

IX Corpo d’Armata
Ten.Gen. Pietro Marino
17a Divisione
Ten.Gen. Diomede Saveri
. Brigata Reggio
.. 45° Reggimento fanteria
.. 46° Reggimento fanteria
. Brigata Torino
.. 81° Reggimento fanteria
.. 82° Reggimento fanteria
.. 13° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
18a Divisione
Ten.Gen. Vittorio Carpi
. Brigata Alpi
.. 51° Reggimento fanteria
.. 52° Reggimento fanteria
. Brigata Calabria
.. 59° Reggimento fanteria
.. 60° Reggimento fanteria
33° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)

A disposizione del Comando di Armata:
.. 1 Reggimento fanteria Milizia Territoriale
.. 8 Battaglioni alpini
.. 1 Battaglioni della Regia Guardia di Finanza
.. 2 Gruppi di 2 batterie pesanti campali
.. 9 Batteria da montagna
.. 2 Batterie someggiate
.. 1 Compagnia pontieri
.. 5 Compagnie e mezzo di compagnie minatori

Alle dirette dipendenze del Comando Supremo
Zona Carnia
Ten.Gen. Clemente Lequio
.. 16 Battaglioni Alpini
.. 3 Battaglioni Regia Guardia di Finanza
.. 6 Batterie da montagna
.. 1 Squadrone di cavalleria
.. 2 Batterie someggiate
.. 1 Compagnia zappatori
.. 2 Compagnie minatori
.. 1 Compagnia telegrafisti

A disposizione del Comando Supremo forze paragonabili ad una altra Armata, come riserva generale

VIII Corpo D’Armata
Ten.Gen. Ottavio Briccola
16a Divisione
Magg. Gen. Luciano Secco
. Brigata Friuli
.. 87° Reggimento fanteria
.. 88° Reggimento fanteria
. Brigata Cremona
.. 21° Reggimento fanteria
.. 22° Reggimento fanteria
32° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
29a Divisione
Ten.Gen. Fortunato Marazzi
. Brigata Perugia
.. 129° Reggimento fanteria
.. 130° Reggimento fanteria
. Brigata Lazio
.. 131° Reggimento fanteria
.. 132° Reggimento fanteria
.. 37° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)

X Corpo d’Armata
Ten.Gen. Domenico Grandi
19a Divisione
Ten.Gen. Giuseppe Ciancio
. Brigata Siena
.. 31° Reggimento fanteria
.. 32° Reggimento fanteria
. Brigata Bologna
.. 39° Reggimento fanteria
.. 40° Reggimento fanteria
.. 34° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
20a Divisione
Ten.Gen. Edoardo Coardi di Carpaneto
. Brigata Savona
.. 15° Reggimento fanteria
.. 16° Reggimento fanteria
. Brigata Cagliari
.. 63° Reggimento fanteria
.. 64° Reggimento fanteria
.. 34° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)

XIII Corpo d’Armata
Ten.Gen. Gaetano Zoppi
25a Divisione
Ten. Gen. Luigi Capello
. Brigata Macerata
.. 121° Reggimento fanteria
.. 122° Reggimento fanteria
. Brigata Sassari
.. 151° Reggimento fanteria
.. 152° Reggimento fanteria
.. 46° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
30a Divisione
Ten.Gen. Arcangelo Scotti
. Brigata Piacenza
.. 111° Reggimento fanteria
.. 112° Reggimento fanteria
. Brigata Alessandria
.. 155° Reggimento fanteria
.. 156° Reggimento fanteria
39° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)
31a Divisione
Ten.Gen. Annibale Gastaldello
. Brigata Chieti
.. 123° Reggimento fanteria
.. 124° Reggimento fanteria
. Brigata Barletta
.. 137° Reggimento fanteria
.. 138° Reggimento fanteria
.. 43° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)
.. 25° Reggimento artiglieria campale (3 batterie)

XIV Corpo d’Armata
Ten.Gen. Paolo Morrone
26a Divisione
. Brigata Caltanissetta
.. 147° Reggimento fanteria
.. 148° Reggimento fanteria
. Brigata Catania
.. 145° Reggimento fanteria
.. 146° Reggimento fanteria
49° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)

Ten.Gen. Michele Salazar
27a Divisione
Ten.Gen. Guglielmo Pecori Giraldi
. Brigata Benevento
.. 133° Reggimento fanteria
.. 134° Reggimento fanteria
. Brigata Campania
.. 135° Reggimento fanteria
.. 136° Reggimento fanteria
.. 38° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)

28a Divisione
Ten.Gen. Giuseppe Queirolo
. Brigata Bari
.. 139° Reggimento fanteria
.. 140° Reggimento fanteria
. Brigata Catanzaro
.. 141° Reggimento fanteria
.. 142° Reggimento fanteria
.. 45° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)

3a Divisione di cavalleria
Ten.Gen. Carlo Guicciardi di Cervado
. 5a Brigata di cavalleria
.. 12° Reggimento cavalleria
.. 24° Reggimento cavalleria
. 6a Brigata di cavalleria
.. 3° Reggimento cavalleria
.. 8° Reggimento cavalleria
II Gruppo di batterie a cavallo
4a Divisione  di cavalleria
Ten.Gen. Alessandro Malingri di Bagnolo[4]
. 4a Brigata di cavalleria
.. 1° Reggimento cavalleria
.. 26° Reggimento cavalleria
. 8a Brigata di cavalleria
.. 19° Reggimento cavalleria
.. 28° Reggimento cavalleria
IV Gruppo di batterie a cavallo
A disposizione del Comando Supremo le seguenti ulteriori truppe:
.. 2 Brigate di fanteria (su tre reggimenti)
.. 1 Reggimento di Carabinieri Reali
.. 1 Compagna zappatori
.. 2 Compagne telegrafisti
.. 4 Compagnie pontieri
.. 1 Compagnia minatori
.. 3 Dirigibili
.. 4 Squadriglie d’aeroplani

Le Brigate che portavano il nome marchigiano, alla data del 24 maggio 1915 avevano la seguente articolazione:

Brigata Marche,
Assegnata alla 10a divisione di fanteria, I Corpo d’Armata, 4a Armata

55° Reggimento fanteria
. I Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia
. II Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia
. III Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia

56° Reggimento fanteria
. I Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia
. II Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia
. III Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia

Brigata Ancona
Assegnata alla 10a divisione, I Corpo d’Armata, 4a Armata

69° Reggimento fanteria[5]
. I Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia
. II Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia
. III Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia

70° Reggimento fanteria[6]
. I Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia
. II Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia
. III Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia

Brigata Macerata
Assegnata alla 25a divisione, XIII Corpo d’Armata, a disposizione del
Comando Supremo nella riserva generale.

121° Reggimento fanteria
. I Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia
. II Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia
. III Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia

122° Reggimento fanteria
. I Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia
. II Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia
. III Battaglione
..1a, 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a compagnia







[1] Il materiale di questo paragrafo è tratto dal testo della Conferenza tenuta dall’Autore, il 25 ottobre 2014, dal titolo “24 maggio 1915. L’Italia entra in guerra” nel quadro delle conferenze a margine della mostra “L’Europa in Fiamme. La Grande Guerra 1914-1915 Uniformi e Cimeli” tenutasi nel Palazzo del Governo - Prefettura di Pesaro, dal 28 giugno al 9 novembre 2014.
Nella mostra si è avuta la possibilità di allestire una Vetrina dedicata alla Prigionia nella Prima Guerra Mondiale. In tale vetrina sono state esposti alcuni cimeli e reperti riferiti alla prigionia nella prima guerra mondiale. Lettere e corrispondenze di prigionieri. Fotografie della vita nel campo di concentramento e cimeli significativi, primo fra tutti il filo spinato, l’elemento simbolo della prigionia di guerra. Il tema della prigionia di guerra è l’argomento prescelto per l’anno 2017 nel quadro delle conferenze che il Comando Militare Esercito “Marche” ha in animo di organizzare.
Per ulteriori dati ed informazioni cfr.: www.prigioniadiguerra.blogspot.com.
[2] S.A.R. assunse il comando dell’Armata il 26 maggio 1915. Dal 24 maggio al 26 maggio il comando venne retto dal Gen. Garloni.
[3] * Unità non ancora sul sito di radunata il 24 maggio 1915.
[4] Cfr. Ministero della Guerra, Comando del Corpo di Stato Maggiore, Ufficio Storico, L’Esercito Italiano nella Grande Guerra (1915-1918) - Le forze belligeranti, Allegati, Vol. I Bis, Roma, Ristampa 1974. All. 37
[5] Il Reggimento era munito di salmerie
[6] Il Reggimento era munito di salmerie

sabato 30 maggio 2015

Appuntamenti dei "mercoledì del Nastro Azzurro"


Nell'ambito degli appuntamenti dei  "mercoledì del Nastro Azzurro" il 3 giugno alle ore 17,30 nella Sede nazionale dell'Istituto in Roma piazza Galeno 1 il giornalista PierLuigi Roesler Franz terrà la conferenza: 

"Dai campi di calcio al fronte, i caduti della S.S. Lazio".

Erano calciatori e persero la vita da Eroi. 
A 100 anni dall'inizio della Prima Guerra Mondiale la sezione provinciale di Roma dell'Istituto del Nastro Azzurro fra combattenti decorati al valor militare intende così sia commemorare degnamente i tanti atleti della Lazio che persero la vita combattendo al fronte (molti di essi furono anche decorati al valor militare), sia ricordare il tributo di sangue pagato alla Patria dal glorioso club biancoceleste. 
 
E' uno spaccato di storia poco conosciuto che va, invece, riportato alla luce e rilanciato anche nel mondo internet proprio per evitare che il nome di tanti calciatori Caduti 100 anni fa da Eroi finisca assurdamente nell'oblio. Difatti, poiché "senza memoria non c'é futuro", é assolutamente indispensabile nel XXI secolo perpetuarne il loro ricordo ai giovani e alle future generazioni.
  

martedì 12 maggio 2015

Volume n. 21 della Collana Storia in Laboratorio



LE MARCHE E LA PRIMA GUERRA MONDIALE: IL 1914

LE BRIGATE DI FANTERIA
"MARCHIGIANE"

MARCHE, ANCONA, MACERATA,
PESARO PICENO



Il Volume è disponibile in tutte le librerie d'Italia
(per contatti: prigiona@libero.it)


lunedì 27 aprile 2015

Carlo Vicentini: ancora in forma


Con accanto il presidente del Istituto del Nastro Azzurro, Carlo Maria Vicentini, e con in testa il cappello alpino, inseparabile, il s. ten. classe 1917 Carlo Vicentini è sempre sulla breccia. Con immutato affetto pubblichiamo questa fotografia, in attesa di incontrarlo alla conferenza che terrà alla sede romana del Nastro Azzurro per il ciclo dedicato alla Seconda Guerra Mondiale

Carlo Vicentini è stato combattente in Russia, con il Battaglione Monte Cervino; prigioniero, è rientrato nel 1946. Uno dei massimo artefici della memoria della Prigionia in Unione Sovietica, animatore instancabile delle attività dell UNIRR.

Il ciclo di studi sulla Prigionia i URSS già da tempo avviato trova in lui un grande sostenitore.

sabato 18 aprile 2015

1.1.La prigionia militare nei secoli I

(draf di base per il volume dedicato al Combattente disarmato nel quadro delle celebrazioni della Prima Guerra Mondiale) 

.La prigionia militare nei secoli  I

Nella storia dell’Uomo lo scontro fra tribù, popoli e Stati ha portato sempre ad avere vincitori e vinti e la sorte dei vinti, quando erano fatti prigionieri, era la schiavitù. I Greci si sentivano un popolo superiore e la guerra contro “i barbari”, cioè gli altri popoli, considerati loro nemici naturali, legittimava ogni violenza permessa ed accettata. La sorte dei prigionieri, dopo ogni battaglia, era segnata. Nelle guerre fra Greci questo principio di violenza estrema. I Greci ( tutti gli Elleni sono fratelli) consideravano inviolabili i templi, davano sepoltura ai Caduti in combattimento, anche se la guerra era in corso potevano frequentare i giochi olimpici, potevano offrire agli Dei ed in alcune circostanze potevano avere salva la vita: in linea generale, però, la sorte dei prigionieri era quella di cadere schiavitù ad essere soppressi.
Presso i Romani il nemico in guerra continuava ad essere senza diritti; contro di lui tutto era permesso sia nel campo di battaglia che dopo. Però, i Romani miravano a governare sui popoli vinti e non ad annientarli; questo portò, di caso in caso, ad una minore violenza bellica soprattutto verso i vecchi, le donne ed i bambini. Anche presso i Romani il prigioniero di guerra non aveva diritti e come tale poteva essere ucciso, ridotto in schiavitù e su di lui poteva essere esercitata ogni tipo di violenza.
Nel Medio Evo l’affermarsi in Europa degli usi e delle consuetudini del mondo germanico non portano a significativi cambiamenti nei confronti dei prigionieri. I Germani consideravano il duello uno scontro nel quale Dio assegnava la vittoria a chi sosteneva la causa giusta. Il perdente non aveva il benvolere di Dio e quindi il vincitore ne poteva disporre come meglio perché il prigioniero non aveva diritti.
Durante le crociate si instaurò la prassi di curare i feriti e gli ammalati delle armate cristiane e nacquero gli ordini Militari Ospedalieri. Si fa strada il concetto che l’ammalato ed il ferito devono essere soccorsi. Per tutta l’età moderna comunque il modo di fare la guerra rimane sostanzialmente quella dei secoli precedenti e sui prigionieri di guerra, come per il passato, furono compiute indicibili efferatezze. A partire dal ‘600, grazie agli studi dell’olandese Huig van Groot (Grotius) comincia a farsi strada il concetto, sentito da molti, che occorre regolamentare il modo di fare la guerra  ed introdurre usi e consuetudini che attenuano la violenza stessa. Nella sua opera De jure belli ac pacis del 1625 Grotius teorizza, venga condotta con certe norme di umanità.

Nel ‘700 si comincia a riflettere sul fatto che il soldato è un bene, e dunque i prigionieri di guerra hanno un valore e possono essere scambiati. Si possono notare alcune forme di attenuazione della violenza sui prigionieri di guerra, che però continuano a non avere diritti. Si estende la pratica e l’uso delle convenzioni di resa, in cui vengono utilizzate delle norme a favore dei prigionieri che, pur soggette all’arbitrio del vincitore, portano al riconoscimento occasionale di alcuni diritti al prigioniero di guerra.

Massimo Coltrinari
prigionia@libero.it

venerdì 6 marzo 2015

Due Incotro al Centro Culturale Russo di Roma 18 e 19 Marzo 2015

Proiezione del film “I girasoli” presso il Centro russo di scienza e cultura

Il 18 marzo alle ore 19:00 presso il Centro russo di scienza e cultura verrà mostrato il film del 1970 I girasoli. È uno dei grandi capolavori di un altrettanto grande regista quale Vittorio De Sica.
Al fine di evitare la partenza per il fronte africano, Antonio, un soldato settentrionale, sposa la napoletana Giovanna, cui si sente subito legato da grande passione. Quando si fingerà pazzo per non doversi più separare da lei, scoperto, dovrà partire per la campagna di Russia. Dopo la ritirata del 1943, i soldati italiani ritornano a casa, ma non Antonio, che figura nelle liste dei dispersi. Decisa a non mollare e convinta com'è che sia ancora vivo, la risoluta Giovanna partirà per cercarlo fino in Russia.
Riconoscimenti: 1971 - Premio Oscar nomination «Migliore colonna sonora» a Henry Mancini, 1970 - David di Donatello «Migliore attrice protagonista» a Sophia Loren.
Il film sara presentato con i sottotitoli in russo.

La performance teatrale “Immaginate una notte a Pietroburgo...“ presso il Centro russo di scienza e cultura

Il 19 marzo alle ore 19:30 andrà in scena presso il Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma la performance teatrale "Immaginate una notte a Pietroburgo...", riduzione drammatica, con musiche e danze, liberamente tratta da L’Idiota di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, a cura di Lia Maselli, in collaborazione con Ekaterina Karpova e Massimo Maselli, realizzata e prodotta dall’Istituto di Istruzione Superiore Statale “Leon Battista Alberti” di Roma. Regia di Alessia De Bortoli e Luca Gabos.
La performance teatrale degli studenti dell’Istituto “Leon Battista Alberti”, che animerà i sontuosi saloni del piano nobile di Palazzo Santacroce, è infatti un’anteprima del dramma in musiche e danze "Immaginate una notte a Pietroburgo...", che andrà in scena in forma integrale al Teatro Vascello di Roma il prossimo 6 giugno 2015, con il patrocinio del Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma.
La realizzazione, l’allestimento e la messa in scena dell’opera teatrale "Immaginate una notte a Pietroburgo..." vede la partecipazione complessiva di circa 70 persone, tra attori, cantanti, ballerini, esecutori delle scenografie e dei vestiti d’epoca, assistenti alla regia e tecnici vari.
Le coreografie sono di Tatyana Chupryna, insegnante della scuola di danza «GIOIA» presso il Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma, la consulenza musicale del soprano Ekaterina Karpova, da San Pietroburgo; i costumi dei protagonisti femminili sono della stilista di origini russe Diana Barbur, che opera in Oradea (Romania).