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domenica 10 aprile 2022

Grande Guerra: il Capitano Pietro Zaninelli

 


Maria Luisa Suprani Querzoli

 

Il coraggio e la generosità: la figura del Capitano Pietro Zaninelli

 

 

Se vuoi trovar l’Arcangelo da fante travestito,

ricercalo a Manzano e troverai l’ardito![1]

 

Una  brevissima premessa di ordine personale: durante uno dei miei viaggi sul Montello, passando nei pressi della Casa Bianca, appresi dell’eroico gesto del Capitano Zaninelli[2], gesto lucido e generoso a fronte della prospettiva pressoché certa dell’imminente fine.

Il valore degli Aditi è proverbiale, così come le loro abilità, ma il coraggio del giovane Capitano è da ascriversi ad un’altra categoria, quella della mera generosità d’animo: l’unica sua foto ad oggi pervenuta  (dove lo sguardo è lasciato all’immaginazione dell’osservatore) può essere assunta a ritratto di un’integrità e di una saldezza alle quali l’esaltazione appare estranea.

Il Montello, di per sé, rimanda all’asprissima Battaglia del Solstizio[3], la stessa che assistette alla perdita della figura dell’Asso dei Cieli, Maggiore Francesco Baracca. Gli Arditi detennero il triste primato, in quel frangente, della percentuale più alta di Caduti[4].

Durante tale battaglia d’arresto, la riconquista delle posizioni perdute sul Montello e a Nervesa divenne un obiettivo ineludibile.

Del dispositivo d’attacco predisposto allo scopo faceva parte la 1ª Compagnia ‘Aosta’, comandata dal Capitano Zaninelli. Il pomeriggio del 15 giugno 1918 essa fu impegnata in quattro assalti sanguinosissimi contro la Casa Bianca (ora Casa Zaninelli), caposaldo – osservatorio di grande rilevanza, tanto da renderne necessaria la pressoché impossibile conquista. Fu durante l’ultimo di questi assalti che il Capitano perì. L’osservatorio riuscì a giungere in mano italiana solo durante la notte, grazie al concorso della Compagnia ‘Monte Piana’[5].

La narrazione del momento, densissimo, precedente l’attacco:

 

Poi, tra Maggiore [Freguglia] e Capitano [Zaninelli] un rapido colloquio: gli ultimi ordini e gli ultimi scambi di idee davanti al terreno della battaglia; gli sguardi fissi al di là della siepe di destra; cenni con le mani, entro l’ingombro del fogliame, a indicare possibili vie, a stabilire obbiettivi.

E quando il Maggiore s’era allontanato, aveva ancora detto:

“Attento, tra poco, al segnale di tromba!”.

Tra poco. Gli assalitori eran lì, in attesa, sulla piccola striscia umida della strada sterrata tra le siepi, scherzando da ragazzi in piena libertà.

[…]

Zaninelli, pochi metri a monte del brusio delle Fiamme nere s’era, dal Cappellano del Reparto, in cristiana umiltà, confessato. Ora rientrava sorridente e sereno in mezzo agli assalitori che lo idolatravano. Timore della morte? All’ufficiale del II plotone che gli chiede in quell’attimo un ulteriore schiarimento, egli risponde senza la minima titubanza:

“Non vi preoccupate: ci sarò io!”.

[…]

Eccolo: l’attacco!

La Compagnia esce all’assalto in perfetta formazione d’attacco. […] La Compagnia di Zaninelli s’è buttata fuori dalla strada […] aprendosi a forza il varco attraverso la siepe di destra.

“Avanti a plotoni affiancati”.

E dopo pochi passi:

“Di corsa”.

Il Capitano stesso intona il canto degli Arditi.[6]

 

Medaglia d’Argento al Valor Militare

Cadeva colpito a morte da mitragliatrice nemica

alla testa degli arditi della sua compagnia,

dopo averli per tre volte condotti all’assalto di munita posizione nemica

al canto dell’inno del battaglione.

 

Montello, 15 giugno 1918[7]

 

La leggenda vuole che, di fronte all’ordine fatale, il Giovane abbia risposto con uno dei celeberrimi motti degli Arditi, dove traspare lo sprezzo della vita stessa, di fronte alla salvezza della Patria.

Nel tempo, lo stesso motto è divenuto sinonimo del massimo disimpegno nonché, anche se le accezioni appaiono scarsamente convergenti, di una certa indulgenza verso alcune espressioni del Ventennio (a ben vedere, esse costituiscono un furto del patrimonio di Valore degli Arditi di cui ancora si attende la restituzione).

La memoria, se non adeguatamente alimentata, tende a falsare le prospettive.

Può  così anche capitare di imbattersi, in un mercatino di cimeli militari[8], in una delle numerose Medaglie al Valore dello stesso Zaninelli, ceduta facilmente grazie all’oblio che circonda tuttora, immeritatamente, la sua generosità d’animo.

 

 



[1] Strofa tratta da un celebre Stornello degli Arditi (L. Freguglia, XXVII Battaglione d’Assalto. Gli Eroi del Montello, Bassano del Grappa: Itinera Progetti, 2017, p. 11).

[2] Capitano Pietro Zaninelli (Lodi, 11 ottobre 1895 – Giavera del Montello, 15 giugno 1918).

[3] Periodo: 15 – 23 giugno 1918; luoghi: Passo del Tonale; Altopiano dei Sette Comuni; Monte Grappa; Fiume Piave (Seconda Battaglia del Piave).

[4] «Particolarmente tragico fu il bilancio delle perdite in occasione della Battaglia del Solstizio, per il quale il Comando Supremo comunicò le seguenti percentuali: Arditi 20%, Fanteria 16%; Bombardieri 7%, Artiglieria 6%, Bersaglieri 6%, Mitraglieri 5%, Genio 2%»(L. Freguglia, XXVII Battaglione d’Assalto. Gli Eroi del Montello, cit., p. 14).

[5] Cfr. ivi, p. 16.

[6] Ivi, pp. 74 – 75.

[7] Ivi, p. 23.

[8] La testimonianza, risalente al 2011 e tuttora in rete, è presente in un forum italiani dedicato al mondo militare dei più seguiti.

giovedì 31 marzo 2022

Le azioni del Capo di Stato Maggiore Imperiale per una guerra preventiva all'Italia. 1908 -1912

 

Conrad von Hotzendorf non tralascia nessuna circostanza per sostenere le sue idee di guerra preventiva. Nelle udienze del 1° febbraio e 11 maggio 1910, parlando con Sua Maestà della questione italiana scrive:

 

“..accennai nuovamente alle spese italiane per l’esercito: il bilancio ordinario di 306 milioni per il 1910-11 conteneva un nuovo credito di 65 milioni, ed infine un altro di 83.750.000. Feci osservare che il notevole aumento del bilancio ordinario (20 milioni di più che nel 1907-08) ed i crediti straordinari di 420 milioni concessi dal 1906 in poi avevano spiccato carattere di armamenti bellici contro l’Austria-Ungheria, di fronte ai quali non dovevamo rimanere ciechi.

Richiamai nuovamente l’attenzione di Aehrenthal sull’opera cosciente dello scopo, che svolgeva l’Italia per una guerra contro la monarchia ed altresì sul pericolo di essere superati dall’Italia. Dei provvedimenti militari concreti, risultanti all’occhio anche dei profani, che sta prendendo l’Italia in modo evidente per una guerra contro la monarchia, fanno parte:

a)                  la costruzione, rapidamente spinta, di un sistema di fortificazioni in grande stile;

b)           l'aumento delle guarnigioni nel Veneto e, specialmente, nella zona di frontiera, come pure l’intendimento che ne consegue, non soltanto di proteggere in caso di guerra la frontiera, ma ben anche di irrompere, con corpi pronti ad operare, nel territorio della ‘monarchia, per disturbare la nostra radunata;

c)           lo sviluppo della rete ferroviaria;

d)           l'annuale spostamento dei reparti alpini dalla frontiera francese alla zona di frontiera colla monarchia;

e)           l'intensa attività in fatto di manovre; viaggi di istruzione, manovre con i quadri nella zona di radunata contro la monarchia;

f)            gli incessanti viaggi di ricognizione di navi italiane sulle coste della monarchia;

g)           il riordinamento generale dell’esercito e della flotta, spinto con celerità, per la primavera del 1912, colla visibile tendenza ad opporre alla monarchia forze per lo meno uguali, possibilmente superiori”.

 

In una lettera all’Imperatore, del 9 settembre 1911, scrive:

 

“In Italia, invero, la vasta costituzione delle forze armate, la dislocazione di parte delle truppe nella frontiera sud-orientale, la costruzione, non avente pari per estensione e per celerità, di fortificazioni, rivolte soltanto contro di noi, la razionale costruzione delle ferrovie di radunata verso il Veneto, la costituzione oltremodo intensiva della protezione della frontiera e delle formazioni di volontari, come pure l’attivissimo servizio di informazioni procedono di pari passo colla assicurazione più amichevole e colle forme diplomatiche più concilianti. Ma, poiché gli scopi e le tendenze positive nel senso di una politica nazionale fanno supporre che l’Italia entri aggressivamente in azione in un momento opportuno, mentre da parte nostra siamo ben lontani, data la tendenza puramente conservatrice della monarchia, da un analogo intendimento, è ovvio che le nostre contro misure militari, le quali come già si è accennato rimangono molto in arretrato rispetto ai provvedimenti dell’Italia, possano essere male interpretate per partito preso”.

 

Nel 1912, l’anno in cui veniva a scadere la Triplice Alleanza, quale comandante designato della 3a Armata, Conrad von Hotzendorf nel prospettare al capo di stato maggiore proposte operative ed organiche, così esordisce:

 

“..le fortificazioni italiane costruite in grande stile sul Tagliamento e nel Friuli settentrionale e meridionale si oppongono ormai alla nostra offensiva col grosso dall’Isonzo, che prima era attuabile in modo relativamente facile e decisivo, difficoltà tanto maggiori in quanto i mezzi d’attacco necessari da parte nostra sono rimasti allo status quo, nonostante i miei sforzi di anni. L'Italia, da quell’epoca, ha progredito in elevata misura militarmente, specie in quanto concerne le predisposizioni contro la monarchia; e quest’ultima invece è rimasta arretrata in tutto. Mentre ad esempio nel 1906-7 ed ancora nel 1908 sarebbe stato possibile, con i mezzi d’artiglieria della monarchia, avere ragione delle fortificazioni, ciò non è più possibile; mentre allora potevamo subito radunare alla frontiera grandi forze atte ad agire prontamente, ora le cose sono invertite, per lo sviluppo della rete ferroviaria italiana; l’Italia, grazie all'aumento e al rinforzo essenziale delle sue guarnigioni di frontiera, può entrare in azione con numerose forze, ed eziandio anche di sorpresa all’inizio della guerra. Da parte nostra non si sono effettuati gli aumenti di guarnigioni segnalati come imprescindibili, per non creare difficoltà diplomatiche. Mentre l’Italia nel 1906-7 poteva mettere in campo al massimo 24 divisioni, ora ne può aggiungere 6 che ben inteso diverranno 12 di milizia mobile. . . .Nulla si fece né per far subito guerra all’Italia, né per prepararci energicamente pel momento in cui tale guerra diverrà necessaria, . . . .

 

Italia. È innegabile che tale stato, dalla sua unione nazionale, si è ininterrottamente consolidato, ha progredito commercialmente, finanziariamente, politicamente e specialmente poi nel campo militare, ed è entrato nella scena mondiale con tutte le tendenze di una grande potenza. Devesi inoltre far notare che sarebbe errore il commisurare l’esercito italiano alla stessa stregua del secolo scorso, e, quand’anche per l’avvenire si faccia calcolo sulla bravura preponderante delle nazioni della nostra monarchia, l’esercito italiano deve essere considerato molto di più di allora a causa anzitutto del suo ottimo ed ambizioso corpo di ufficiali, delle abbondanti dotazioni tecniche, fra le quali considero anche il sistema munificentemente attuato di fortificazioni, ed infine, dell’entusiasmo nazionale alimentato con tutti i mezzi. Agli insuccessi in Tripolitania non si deve dare troppo valore da tal punto di vista; giacchè simili fenomeni si sono verificati anche presso altri eserciti in condizioni analoghe.”[1]

 

Se Conrad von Hotzendorf non dà importanza ai nostri insuccessi nella guerra di Libia, però far entrare nei suoi calcoli lo sforzo logistico che l’Esercito italiano dovette compiere per la guerra contro la Turchia e li valuta come un momentaneo indebolimento, oltre al fatto che tutto lo schieramento italiano è orientato verso sud, anche se sono presenti a nord forze di copertura.



[1] Ibidem

giovedì 10 marzo 2022

Volume, La Geografia dei Campi di concentramento in Austria Ungheria Scheda


MASSIMO COLTRINARI, PRIGIONIA ED INTERNAMENTO, LA GEOGRAFIA DEI CAMPI DI CONCENTRAEMNTO IN AUSTRIA-UNGHERIA, Iconografia della Prigionia italiana nella Duplice monarchia, Roma, Edizioni  Nuova Cultura, Collana I Libri del Nastro Azzurro, Pag. 298, ISBN 978 8833652672, Euro 29, Vol. II

  

ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO FRA COMBATTENTI DECORATI AL VALOR MILITARE

 

 Il presente volume delinea un quadro generale dei campi di prigionia in cui sono state concentrati i prigioneri italiani da parte dell’Austria-Ungheria. Basato su un documento coevo della Croce Rossa Austriaca, sono presentate, dopo una nota a carattere sia geografico che storico, alcune foto del campo indicato. L’aver dato ampio spazio alle foto tutte coeve è stata una scelta in quanto si è convinti che l’analisi attenta della foto stessa sia una fonte primaria sia per la conoscenza del campo stesso sia per l’avvio, come è avvenuto, di ulteriori ricerche. Anche questo volume, in generale,  riporta le ricerche attivate nell’ambito di due progetti presentati al Ministero della Difesa e da questi accettati riguardanti la Prigionia nella grande guerra progetti che vogliono sottolineare il valore del combattente disarmato, di entrambi gli schieramenti, sia quello italiano sia quello austro-ungarico con la individuazione dei campi di concentramento per prigionieri in Italia e la geografia dei campi di concentramento in Austria e, nel prosieguo delle ricerche anche in Germania

Massimo Coltrinari, generale, Presidente della Federazione di Ancona dell’Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare. E’ Direttore Scientifico al Master di 1° Liv. in Storia Militare Contemporanea dal 1796 al 1960 e del Master di 1° Liv .in Politica Militare Comparata dal 1960 ad oggi attivati presso la Università degli Studi N. Cusano Telematica Roma.

 

 In Copertina: Veduta generale del campo di concentramento per prigionieri di guerra di Marchtrenk

 

 

Il volume è acquistabile in tutte le librerie. Oppure

Presso la Casa Editrice, (Società Editrice Nuova Cultura attraverso la email:

ordini@nuovacultua.it o il sito: www.nuovacultura.it/ collane scientifiche)

Presso la Segreteria dell’Istituto del Nastro Azzurro (segrreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)

Informazioni e dettagli su www.cesvam.it

 




 

martedì 1 marzo 2022

INFOCESVAM Bollettino Notizie del Centro Studi sul Valore Militare, Anno IX, 25/26 N. 1 Gennaio - Febbraio 2022

 

INFOCESVAM

BOLLETINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO IX, 25/26, N. 1, Gennaio -Febbraio, 1 marzo 202

IX/1/501- La decodificazione di questi numeri è la seguente IX anno di edizione, il mese di edizione di Infocesvam, 501 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento.

IX/1/502 – Progetto 2020/1 – Ordinamenti tra le due Guerre. Il manoscritto n. 5 inviato come pre-bozza ha sviluppato 510 pagine a stampa. Si è quindi deciso di pubblicare sempre il volume, ma in due Tomi: Tomo I – Testo e Tomo II Documenti che svilupperanno in media 250.

IX/1/503 – E’ confermata la data del 26 Marzo 2022 per lo svolgimento del Convegno indetto del CESVAM nell’ambito del Centenario del Nastro Azzurro del Convegno “Ad un anno dal centenario 1923-2023.

IX/1/504 – QUADERNI ON LINE. Nel mese di gennaio 2022 e febbraio 2022  i contatti per il sito www.valoremilitare.blogspot.com sono stati rispettivamente  a gennaio 2022 1895 e febbraio 1920.

IX/1/505 – Progetto 2016/1 Capire la Grande Guerra. Riflessioni. E’ stato inviato alla Casa Editrice il manoscritto n. 5 definitivo e corretto del Volume I “Verso La Guerra Né alleato né amici” per la preparazione della bozza n.1. Paola Tomassini ha predisposto gli Indici.

IX/1/506 – Il CESVAM ha presentato al Presidente Nazionale sabato 12 Febbraio il programma delle iniziative che il CESVAM intende realizzare per la data centenaria dell’Istituto.

IX/1/507 – Progetto 2016/1 Dizionario minimo della Guerra di Liberazione. Compendio 1944. Inviato alla Casa Editrice le correzioni della Bozza 1 con le correzioni. Attesa rinvio della Bozza 2 per correzioni ed inserimento

IX/1/508 – Progetto 2020/1 Ordinamenti tra le due Guerre – Quadro di Battaglia. Luigi Marsibilio e Chiama Mastrantonio stanno approntando il Manoscritto N. 1. Massimo Coltrinari appronterà la parte editing

IX/1/509 – 

IX/1/510 – Piattaforma CESVAM – Istanza su Progetto. Chiara Mastrantonio inizia a pubblicare i dati su reparti italiani del Quadro di Battaglia del 1940. Testi di Marsibilio, Coltrinari Monteverde e Mastroantonio

IX/1/511 –  Progetto “Le vicende dei Militari Italiani in Russia. Volume 1. Inviato il manoscritto n. 5 alle Edizione ArcheoAres

IX/1/512 –  Master di 1° Liv. in Storia Militare Contemporanea. Sessione di Laurea Invernale. E’ stata fissata per Lunedi 21 marzo 2022 ore 15.00

IX/1/513 –  Il Master in Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale con il 28 Febbraio ha avuto il completamento di tutti i suoi moduli

IX/1/514 – Progetto 2020/2 Prigionia. Volume III. P. Bonci. Epistolario di Prigionia. Ricevuta 2 Bozza per inserimento Indici/ Numero di Pagina.

IX/1/515 – E’ attivata una ricerca per la ricostruzione della Storia del Centro Alti Studi con la sede a Palazzo Salviati. Info: www.senioreiasd@istitutonastroazzurro.org

IX/1/516 – Il Volume “Le Quattro battaglie per il Veneto. 1866 la III Guerra di Indipedenza e il Valore Militare” è disponibile nella nuova stampa presso la segreteria generale dell’Istituto (segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)

IX/1/517 – Master di 1° Liv. in Terrorismo e Antiterrorismo Internazionale. Le Lezioni di tutti i moduli del programma didattico si sono completa alla data del 28 febbraio. Dal Mese di marzo 2022 è possibile contattare la Direzione Scientifica del Corso per la richiesta della tesi di Laurea sulla base dei temi indicati (vds www.studentiecultori.blogspot.com) oppure www.unicusano.it/master

IX/1/518 –  La richiesta di tesi per i Master in essere presso la Università degli Studi N. Cusano può essere integrata consultando il blog www.studentiecultori.blogspot.com

IX/1/519 – Progetto 2016/1 Dizionario minimo della Guerra di Liberazione. Glossario 1944. Inviato alla Casa Editrice le correzioni della Bozza 1 con le correzioni. Correzioni inviate. Ricevuta Bozza 2 per controllo finale

IX/1/520 – Progetto 2016/1 Capire la Grande Guerra. Riflessioni. E’ stato inviato alla Casa Editrice il manoscritto n. 5 definitivo e corretto del Volume II “La Guerra. Una vittoria sul campo” per la preparazione della bozza n.1. Paola Tomassini ha predisposto gli Indici.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      

IX/1/521 – Master di 1° Liv. in Politica Militare Comparata. Sessione di Laurea Invernale. E’ stata fissata per Lunedi 21 marzo 2022 ore 15.30

IX/1/522 –  Rivista QUADERNI – Report 2019 - 2021 . Inviata bozza alla Edizione Archeoares. Ricevuta la 1 bozza. Corretta Inviata la 2 Bozza per la Stampa

IX/1/523 – I titoli e materiali per lo svolgimento della tesi del Master del Corso di Aggiornamento e Perfezionamento professionale sono su www.studentiecultori.blogspot.com

IX/1/524 –Corso di aggiornamento e perfezionamento per diplomati in in Terrorismo e Antiterrorismo Internazionale. Le Lezioni di tutti i moduli del programma didattico si sono completate alla data del 28 febbraio 2022. Dal Mese di marzo 2022 è possibile contattare la Direzione Scientifica del Corso per la richiesta della tesi di Laurea sulla base dei temi indicati (vds www.studentiecultori.blogspot.com) oppure www.unicusano.it/master

IX/1/525 – Prossimo INFOCESVAM sarà pubblicato il 1 maggio 2022. I precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2020) sono pubblica su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM.

 

 

domenica 20 febbraio 2022

I prigionieri di guerra: peccatori contro la Patria?

 

La prigionia di guerra costituisce un'esperienza che ha toccato, all'indomani della prima e della seconda guerra mondiale, oltre due milioni di soldati italiani. Per ragioni complesse, recondite e spesso inconfessabili, di questa esperienza di massa ci si è voluti molto spesso dimenticare: All'indomani della vittoria di Vittorio Veneto, nel tripudio della stessa, di tutto si parlò meno degli oltre 600.000 soldati italiani (di cui 100.000 morti) prigionieri.

Nella monumentale bibliografia dedicata al primo conflitto mondiale, da parte non solo italiana, le opere inerenti completamente alla prigionia si contano sulla punta delle dita. Si possono citare, ad esempio, di Carlo Emilio Gadda "Giornale di Guerra e di Prigionia" (Einaudi Torino, 1965) e "Taccuino di Caporetto: Dia di Guerra e Prigionia" (Garzanti, Milano 1991). Pubblicazioni sicuramente dovute alla fama dell'Autore, più che ad un reale interesse per la materia.

La stessa Relazione ufficiale dello Stato Maggiore dell'Esercito - Ufficio Storico, dedica alla prigionia pagine interessanti, ma non approfondite. Le altre opere, tutte edite prima del 1940, sono in tino minore, dimesso, quasi che i prigionieri non avessero il coraggio o l'ardire di raccontare le loro vicende e disavventure.

Occorre rilevare che il fascismo non aveva alcuna interesse a parlare di vicende e situazioni che andavano contro la sua retorica ufficiale.

Stesso atteggiamento all'indomani della conclusione del secondo conflitto mondiale. In pieno disastro morale e materiale, nella problematica e ferita società italiana della metà degli anni quaranta, pochi avevano interesse e voglia di interessarsi dei problemi e delle vicende della prigionia militare italiana: In più vi era l'orrore della scoperta dell'altra tragedia consimile, quella dell'Internamento in Germania, inserita in quell'enorme vergogna che è l'Olocausto e lo sterminio di massa. Anche nel secondo dopoguerra, quindi, in fretta si cercò di dimenticare le vicende della prigionia.

Eppure, la vicenda della prigionia interessa oltre due milioni di soldati italiani, una massa di uomini che dovrebbero attirare l'interesse di studiosi e storici. A fronte di ciò occorre rilevare che nei paesi anglosassoni e in Francia il prigioniero di guerra è tenuto nella massima considerazione. In pratica esso è considerato un soldato sfortunato, che però nella difficile vita di cattività ha contribuito a servire il suo Paese. Basti ricordare il film "Il ponte sul fiume Kway" per comprendere questo assioma.

In Italia, invece, nulla di tutto questo. L'origine di tale atteggiamento può essere trovata nella formazione di uno stato Unitario Italiano.

Chiamato questo Stato alla difficilissima prova della prima guerra mondiale, Che è bene dirlo fino alla vigilia di Caporetto si hanno oltre 70.000 disertori, molte difficoltà di amalgama e di senso civico vennero a nudo. Una di queste era la profonda sfiducia (per lo più ingiustificata) che i vertici politico-militari ed i comandanti nutrivano verso i loro soldati. Nel dover affrontare le dure prove del combattimento, questi comandanti erano ossessionati dall'idea che i soldati, di fronte al pericolo, disertassero o si arrendessero troppo facilmente. Nell'accezione generale dei nostri comandanti della prima guerra mondiale, i prigionieri erano considerati dei vili, dei pessimi soldati, quasi assimilabili ai disertori.

Nonostante azioni di alto valore, si ebbero 600.000 prigionieri di cui almeno 300.000 per effetto della ritirata al Piave: Fu una prigionia dura, ma nell'alveo delle norme internazionali allora in vigore, marcata a fondo da una fame crescente, ciò non fu voluto dagli austro-ungarici detentori dei nostri prigionieri, ma dalla carenza dei rifornimenti. La fame, che fu patita in misura uguale dalla stessa popolazione austriaca, fu, per i soldati prigionieri, disperata. Il risultato di questa situazione fu l'altissima mortalità: oltre 100.000 uomini morirono dietro i reticolati. E' una cifra, come tutte quelle riferite alla prigionia della prima guerra mondiale, tenuta per anni accuratamente nascosta. Questa cifra non entra nemmeno nel calcolo generale delle perdite italiane del conflitto. Infatti tutte le fonti portarono solo il numero dei morti italiani (oltre 600.000) avuti in combattimento e per cause di combattimento. Per sottolineare il diverso approccio, rispetto a noi italiani, che gli anglo-francesi avevano verso i prigionieri, occorre dire che le Autorità sia di Francia che di Gran Bretagna organizzavano un regolare invio di treni carichi di viveri per i loro prigionieri in Germania. Il risultato fu che su un totale di 600.000 prigionieri anglo-francesi (numero uguale a quello degli italiani) i loro morti furono "solo" 20.000.

Le Autorità italiane, sia politiche che militari, rifiutarono categoricamente di organizzare l'invio di viveri, attraverso la Svizzera, per i nostri prigionieri: Si era quasi soddisfatti che il nemico lasciasse morire di fame i nostri soldati: che tale voce si spargesse tra le trincee, affinchè tutti i combattenti si convincessero che era poco conveniente arrendersi o darsi prigionieri. I risultati, come detto, furono 100.000 morti (un prigioniero su sei), mentre la mortalità fu minore fra gli ufficiali (500 su 19.500), in quanto potevano ricevere pacchi dalle famiglie e non erano obbligati al lavoro. Un'altra considerazione: 600.000 furono gli internati militari italiani nel periodo'43 - '45, e tutti conosciamo le tragiche e inumane condizioni in cui furono tenuti. Ebbene tra loro si ebbero in totale circa 50.000 morti, ma molti di meno, di quelli della prima guerra mondiale. Tutto questo era causato dalla convinzione delle nostre Autorità che la prigionia fosse una vergogna, un disonore, una viltà, se non un vero e proprio tradimento. Ed il vate, colui che fu il primo propagandista della grande guerra, quel Gabriele D'Annunzio che nel bene e nel male, tanto incise nel nostro tessuto sociale, chiamava i prigionieri, condannandoli al disprezzo, "i soldati italiani sventurati e svergognati", una genia "che aveva peccato contro la Patria". Questa idea si è tanto bene radicata nel nostro paese, che è ben facile comprendere il disinteresse con cui furono trattati i prigionieri italiani della prima e della seconda guerra mondiale. Non può sorprendere pertanto la scarsezza degli studi  sulla prigionia e sulle vicende , spesso drammatiche, ad essa collegate . del resto tutto questo è stato alimentato dall'ultima "scelta" dei protagonisti: il prigioniero non vuole raccontare la sua esperienza. Quale udienza ed ascolto, peraltro, può avere chi era considerato un peccatore contro la Patria.

giovedì 10 febbraio 2022

lunedì 31 gennaio 2022

Volume: Prigionia ed Internamento. Scheda


MASSIMO COLTRINARI, PRIGIONIA ED INTERNAMENTO, Principi, Istituti e Lineamenti giuridici. Il Valore del combattente disarmato, Roma, Edizioni  Nuova Cultura, Collana I Libri del Nastro Azzurro, Pag. 330, ISBN 978 8833652665, Euro 29, Vol. 1

 

 

ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO FRA COMBATTENTI DECORATI AL VALOR MILITARE

 

La profonda differenza che corre tra prigionia ed internamento, la relativa confusione che si è constata tra prigionia in guerra e internamento in pace e in guerra, le ragioni che giustificano l’adozione di questi provvedimenti da parte di uno Stato, hanno consigliato di far precedere l’inizio della serie dedicata alla Prigionia nella Grande Guerra da un volume in cui si formalizzino i diversi significati e risvolti relativi alla prigionia ed all’internamento. Il presente volume offre un panorama che non si presume esaustivo ma sufficiente per avere un quadro chiaro di questi argomenti. IL volume sottolinea anche come Prigionia ed Internamento, soprattutto, quest’ultimo, si siano sviluppati ed ampliati nel corso del secolo scorso, definito anche, il “secolo dei campi”

Inoltre il presente volume riporta le ricerche attivate nell’ambito di due progetti presentati al Ministero della Difesa e da questi accettati riguardanti la Prigionia nella Grande Guerra Tutto questo in un quadro di studio ed approfondimento della articolazione delle modalità relative alla gestione dei prigionieri nel primo conflitto mondiale. Il cittadino in armi che come soldato è chiamato, disarmato, a continuare ad essere fedele al giuramento presto in mano del nemico rappresenta un aspetto veramente degno di nota del valore militare. Aspetto da sottolineare anche alla luce che, mentre il combattente quando compie atti di valore è costante il suo riconoscimento anche tangibile, mentre il combattente disarmato, anche compie atti di abnegazione e valore, è per lo più non riconosciuto. Il presente volume è inserito nelle edizioni fuori collana dedicate alla prigionia.

Massimo Coltrinari, generale, Presidente della Federazione di Ancona dell’Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare. È Direttore Scientifico al Master di 1° Liv. in Storia Militare Contemporanea dal 1796 al 1960 e del Master di 1° Liv .in Politica Militare Comparata dal 1960 ad oggi attivati presso la Università degli Studi N. Cusano Telematica Roma.

In Copertina: Cittadini austro-ungarici di lingua italiana provenienti dal Trentino in coda per il rancio al campo di internamento di Katzenau in Austria nel 1916.

 

Il volume è acquistabile in tutte le librerie. Oppure

Presso la Casa Editrice, (Società Editrice Nuova Cultura attraverso la email:

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giovedì 20 gennaio 2022

Richiesta Notizie. Campo di Concentramento di Marctrenk

La fotografia in copertina è una veduta generale del campo di Narchtrenk


 Buongiorno, mi chiamo Dal Poz Antonio e abito a Treviso (Italia) mio Nonno  Dal Poz Giovanni ha combattuto nel Carso nel 1917 con la Brigata Parma...il 3 novembre 1917 e stato preso prigioniero nel Tagliamento e dalle ricerche che ho fatto dovrebbe essere stato nel campo di concentramento di 

Marchtrenk in Austria...
È possibile chiedervi se mio nonno risulta essere stato in questo luogo?
Vi ringrazio .  Dal Poz Antonio

IL CESVAM, centro studi sul Valore Militare non ha dato per una risposta positiva. In ogni caso chi ne avesse può contattare
il Sig. Antonio Dal Pozzo (delicep@libero.it)

lunedì 20 dicembre 2021

Consistenza dei Rimpatri dei prigionieri di guerra ed internati nel 1945-1946

 Nel periodo Maggio-settembre 1945, transitarono ne centri alloggi dell’Italia settentrionale e centrale:

reduci dalla Germania e dalla Svizzera………………….circa 404.500

reduci dala Francia (cooperatori)………………………..circa   13.700

reduci dalla Francia (4° armata)…………………………circa     7.100

 

Nel periodo Ottobre- Dicembre 1945

reduci dalla Germania e dalla Svizzera………………….circa 204.600

reduci dala Francia (cooperatori)………………………..circa   21.200

reduci dalla Russia………………………………………circa     9.500

 

Nel periodo Gennaio- Marzo 1946

reduci dalla Germania ……………….………………….circa  18.300

 

Nel periodo Aprile- Luglio 1946

reduci dalla Germania ………………….……………….circa   6.000

 

Il problema politico del Rimpatrio.

La situazione economica dell’Italia al momento dell’accogliemento dei reduci e tragica:

Fatti uguali a 100 i valori del 1939, nel 1945:

-         il reddito nazionale è sceso del 51,9%

-         la prodizione agricola è scesa del 63,3%

-         la produzione industriale e scesa del 29%

-         i consumi sono scesi el 38%

Inoltre l’inflazione sale verticalemtne mentre il potere di acquisto delle retribuzioni scende del 22%

La disoccupazione è elevata: nel 1945 vi sono oltre un milione di disoccupati, cifra destinata a salire negli anni successivi.

Non vi erano condizioni economiche per accoglierli come si dovrevve.

Per gli Internati l’accoglienza, si può sintetizzare in poche frasi.

Liquidate le loro competenze essi vennero posti in congedo. Solo quelli bisognosi di cure vennero ospitati negli ospedali militati per un periodo di 2-3 settimane e successivamente ebbero qualche sussidio dal Ministero della Assistenza post belica. Nel 1945, all’indomani della fine della guerra, rientrò la gran massa degli Internati, tornò alle loro case e alimentò il numero dei disoccupati, senza alcuna assistenza particolare. Gli agricoltori tornarono subito al lavoro, ma esso era redditizio solo per chi lavorava la propria terra, in quanto poteva vendere i propri prodotti al mercato nero; i braccianti avevano paghe miserrime, specienel Sud, ed alimentarono episodi di lotta contadina e successivamente una vivace immigrazione verso l’America Latina e successivamente verso il settentrione della Francia

Le sorti di coloro che erano operai furono difficili.I lavori della ricostruzione edilizia, delle vie stradali e ferroviarie sarebbero stati a portata di mano, ma ogni ripresa produttiva era resa impossibile dalla crisi finanziaria e dalla deficienze delle materie prime. Sarà solo con l’avvio del programma UNNRA, ma circa due anni dopo che questa ripresa si avviasse.

L’atteggiamento delle autorità verso l’Internato fu di diffidenza e di disinteresse.

Le autorità Militari, per definizione, sono sospettose verso il militare che cade prigioniero o internato; si interessano a lui solo per conoscere il modo con cui è stato fatto prigioniero, poi si disinteressano. E così fu fatto

Le Autorità Politiche non amano pensare agli Internati in quanto constatano che tutti gli Internati sono stati partecipi  della guerra “fascista”, quella del 1940-1943, e quindi, nonostante l’Internamento o sono “fascisti” nell’animo o sono “badogliani”, e questo è un appellativo che apre ampie riserve mentali, e le loro traversie non hanno fatto rumore e non possono essere sfruttae a fini politici, anzi temono il fenomeno del “reducismo” considerato una delle piaghe che nel primo dopoguerra portò a facilitare l’ascesa del fascismo.

Ma sugli Internati pesa l’accusa, mai lanciata, mai messa su carta, mai pronunciata, ma pensata da molti, di “badoglianesimo”, ovvero il fatto che all’indomani della proclamazione dell’armistizio, hanno ceduto le armi per vari motivi: perché erano stanchi di combattere, per non rischiare la propria vita, convinti che la guerra fosse finita e non pensarono al altro che a ritornare a casa.  In pratica, salvo le eccezioni, la gran massa degli Internati fu accusata di aver ceduto le armi ai tedeschi, venendo neno ad uno dei primi obblighi del militare. Poi, dopo riflessione su quello che è stato il loro comportamento nei giorni immediatamente successivi alla proclamazione dell’armistizio, si sono riscattati  non collaborando con il tedesco.

Ma il momento della resa non fu perdonato, nell’animo a costoro e nessuno tenne  in debita considerazione il loro comportamento dietro il filo spinato

 

Da questa situazione emerse un atteggiamento, una volta giunti in famiglia, di totale chiusura a parlare della loro esperienza. In confronto a coloro che avevano preso le armi, i partigiani, che erano coloro che uscivano dalla guerra come vincitori, gli Internati erano o fascisti sconfitti, o traditori senza che lo si pronunciasse, oppure dei vigliacchi venuti meno all’onore militare. Nessuno volle riconoscer ele sofferenze da loro patitte, che del resto, facevano sistema con tutte le sofferenze del popolo italiano.

Questo atteggiamento di totale chisusa in se stessi fece si che il fenomeno dell’Internamento militare sia poco conosciuto, anzi un fenomeno che fino agli anni novanta rimase ai margini della nostra coscienza civile.

 

 

 

 

 



[1] Schreiber G., I Militari Italiani Internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943 -1945, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell'esercito, uffi

venerdì 10 dicembre 2021

Ufficio Autonomo Reduci da Prigionia di guerra e Rimpatriati.

 


Ufficio Autonomo Reduci da prigionia di Guerra e Rimpatriati nella sua fase iniziale dovette superare notevoli difficoltà, soprattutto in relazione alla grossa confusione esistente in tema di rimpatri.

Le autorità Alleate, che di fatto comandavno in Italia, appellandosi alle Istruzioni Amministrative della M.M.I.A., i quali testualemte recitavano:

“ Gli individui che sono stati mebri del passato esercito italiano sono considerati sivili fino a che essi non siano stati arruolati o richiamati secondo la procedura militare italiana attuale”.

Queste attestazioni applicative  quindi non riconoscevano la qualità di “militari” ai rimpatriandi, cosa in palese contrasto con la realtà. Di conseguenza essendo i ripatriandi “civili”, le organizzazioni che li dovevano accogliere non dovevano essere militari e ma organizzazioni con personale civile.

Nella primavera del 1945 il compito principale dellìUfficio Autonomo fu quello di sottrarsi da ogni influenza  o competenza di enti non Militari e trattare direttamente con la Commissione Alleata, la War Materials Disposal and Italian P.W. Sub Commission, accentrado al Ministero della Guerra il delicato problema dei reduci. Investire di responsabilità alcuni organi del Ministero della Guerra la trattazione di materie di loro competenza in relazione ai reduci. Fare accettare alle autorità Alleate il principio morale e giuridico che dovesse essere l’’autorità militare a ricevre i reduci. Con la fine della guerra l’Uffcio Autonomo riuscì a rendere indipendente la sua organizzazione.

Nelle stesso tempo l’Ufficio Autonomo ha chiesto aiuto ed assistenza ad altri Enti, quali la Croce Rossa Italiana, La Pontificia Commissione Assistenza, UNRRA, ed il Vaticano.

 

L’azione dell’Ufficio Autonomo sul campo si è materializzata con la creazione di Centri Alloggio, che non erano altro che i vecchi campi contumaciali, ma che per ragioni di opportunità e psicologiche cambiarono nome,  in corrispondenza dei principali porti e passi di frontiera. L’Organizzazione dei Centri Alloggi provvedeva a ricevere, assistere, vettovagliare, amministrare, immatricolare, smistare i reduci. In particolare queste operazioni erano fatte tenendo in evidenza la provenienza dei reduci, ovvero da campi di concentramenti; vi si tentava di dare una calda accoglienza a chi aveva tanto sofferto, cercando di smussare o eliminare quegli aspetti burocratici che spesso sono più deleteri di ogni altra cosa.

Per lo smistamento si creavano ogni categoria (civili, militari dell’esercito, marina, aeronautica, guardia di finanza, carabinieri, ecc,) destinazioni “ad hoc, presso le organizzazioni di competenza.

L’Ufficio Autonomo, nell’aprile 1945, creò a Milano un suo Distaccamento chiamato Delegazione di Milano, che nel suo massimo sviluppo impiegò 2100 Militari e 1070 impiegati civili

 

I criteri che sotenne l’opera dell’Ufficio Autonomo sono stati:

-         nessun ostacolo o remora al rimpatrio dei reduci

-         massima accelerazione ad ogni pratica per il rimpatrio

-         massima assistenza possibile in termini materiali

Questi criteri sono stati contrastati da oggettive difficoltà, quali da esempio la carenza di mezzi di trasporto, la cui priorità era assegnata ai rifornimenti ed ai avvicendamenti dei reparti e da fattori contingenti, quale ad esempio la necessità, per l’Inghilterra. Di utilizzare nei lavori di campagna nel regno Unito, la mano dìopera dei prigionieri italiani, considerata pregiata, sino a che non è stato possibile sostituirla con aliquote di prgionieri tedeschi.

 

Ai primi di aprile, in previsione della disfatta tedesca, nell’Italia del Nord, in previsione del rientro in Italia degli Internati in Germania, Olanda, Belgio, Francia, Polonia, furono approntati studi che prevedevano una organizzazione così articolata:

-         centri avanzati a contatto con la frontiera

-         centri mediani sulla linea Torino Milano Verona Treviso

-         centri arretrati sulla linea Piacenza- Forlì per lo smistamento degli internati diretti nell’Italia centrale e Meridionale.

Nei centri mediani ed arretrati si inserì anche l’organizzazione militare incaricata del trattamento amministrativo e matricolare dei reduci militari ed in Milano venne costituito un Centro Alloggio totalmente militare.

A rinforzo di questo, l’Ufficio Autonomo attivò centri alloggio a Firenze, Arezzo, Roma, e posti di transito e sosta a Civitavecchia, Messina, cagliari, e Trapani.