Contributi e studi sulla prigionia di guerra italiana dal 1861 al 1945 con accenni a quelle antecedenti e a ad altre prigionie dal 1900 ad oggi. Spazio di ricerca del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro (Curatore:Massimo Coltrinari) email:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
Traduttore
mercoledì 28 gennaio 2015
venerdì 9 gennaio 2015
Ernesto Butta: il secondo giornalista morto nella Prima Guerra Mondiale
Riceviamo dal Prof. Pierluigi Franz, la seguente lettera che volentieri mettiamo a disposizione di tutti i lettori. Il materiale riferito a Lamberto Durante è su www.anconalastoria.blogspot.com
Oggetto: L’8 gennaio 2015 ricorre il 1° Centenario della morte di Ernesto Butta di Sassari, redattore de “La Nuova Sardegna”, il secondo giornalista italiano della Legione garibaldina Caduto eroicamente contro i tedeschi nelle Argonne (Francia) durante la 1^ Guerra Mondiale.
Roma, 27 dicembre 2014
Egregio Professore,
La informo che l’8 gennaio prossimo ricorre il 1° Centenario della eroica morte in combattimento di Ernesto Butta di Sassari, redattore de “La Nuova Sardegna”, il secondo giornalista italiano Caduto nella Grande Guerra con la Legione Garibaldina nelle Argonne contro i tedeschi.
Le invio il materiale da me raccolto in anni di ricerche unitamente a quello gentilmente inviatomi dal collega de “La Nuova Sardegna” Piergiorgio Pinna che invio a parte.
Il nome di Ernesto Butta non figura per errore e/o dimenticanza sulla lapide con i nomi di 83 giornalisti Caduti in guerra nel 1915-1918, inaugurata da Mussolini il 24 maggio 1934 al Circolo della Stampa di Roma e casualmente ritrovata a Roma nel maggio 2011 in una cantina dell'INPGI.
A mio parere sarebbe opportuno onorare la loro memoria e il loro sacrificio.
Con i miei più cordiali saluti ed auguri di Buone Feste!
Pierluigi Roesler Franz
Consigliere nazionale dell'Ordine dei Giornalisti
Via Alessandro Serpieri 7
00197 ROMA
06-321.45.74
335-820.12.40
Chi era Ernesto BUTTA, giornalista de “LA NUOVA SARDEGNA”, Garibaldino, il 2° giornalista della Legione Garibaldina morto contro i tedeschi nelle Argonne (Francia) nella 1^ Guerra Mondiale. L'8 gennaio prossimo ricorrerà il 1° Centenario della sua morte.
Fu il 2° giornalista italiano morto nella 1^ Guerra Mondiale, ma per errore non compare nell'Albo d'Oro dei Caduti nella Grande Guerra.
Era uno dei garibaldini della Legione Garibaldina che combatterono assieme ai francesi contro i tedeschi nelle Argonne (Francia) dove tra la fine del 1914 e i primi mesi del 1915 caddero 300 soldati ed ufficiali, 400 restarono feriti e un migliaio si ammalarono.
Era nato a Sassari il 26/7/1877. Figlio di Giovan Battista e Domenichina Mundula, si era sposato a Roma con Ernesta Contini (nipote amatissima del noto attore drammatico Dillo Lombardi, che all'epoca lavorava nel cinema nella "Savoia Films") da cui ebbe un figlio ancora in tenera età. Era molto legato al giovane fratello Ettore, impiegato nelle Poste, al quale inviò numerose toccanti lettere come quella del 2 gennaio 1915 (appena 6 giorni prima della sua morte), scritta da Avignone su carta intestata dell'hotel du Louvre che si concluse così: "Rammenta che in questa mia nuova partenza che é la definitiva verso la sorte ultima, qualunque essa sia, nell'abbracciarti io ti dico per l'ultima volta: addio. Tuo Ernesto".
Ernesto Butta compì gli studi ginnasiali a Nuoro dove il padre era stato trasferito nel 1887, restando molto legato a questa città che considerava la sua 2^ patria. Tornò poi a Sassari per il liceo, ma conseguì la maturità ad Alba in Piemonte dove il padre era andato a lavorare. Dopo la morte del genitore svolse il servizio militare di leva e si trasferì poi a Ginevra da dove per la polizia italiana, che lo riteneva un anarchico, avrebbe inviato una lettera minatoria a Re Umberto I di Savoia. Ma fu assolto con formula piena dalla Corte d'assise di Cuneo.
Girò poi per l'Italia, tornò in Svizzera, quindi passò in Corsica e per l'insistenza della mamma di nuovo a Sassari dove s'iscrisse all'Università. Andò poi a New York, quindi a Roma e a Parigi.
Spirito libero, forte polemista e brillante resocontista fu sin dai primi del 1900 Redattore della "NUOVA SARDEGNA", quotidiano progressista fondato a Sassari nel 1892 da un gruppo di imprenditori e borghesi illuminati del Nord Sardegna, tra i quali il nonno di Enrico Berlinguer. Fu Corrispondente del "GIORNALE DI SICILIA", de "LA PATRIA DEGLI ITALIANI" di New York e redattore de "LA RAGIONE". Lavorò a lungo anche a Roma nella Sala Stampa a San Silvestro.
Repubblicano. Garibaldino. Amava professare liberamente le sue idee e non mancava mai nelle riunioni sovversive. Ma fu spesso abbastanza incompreso dalla polizia anche se poi assolto dalla magistratura. Nel 1904 era stato richiamato a svolgere come sergente il servizio militare in Italia, ma la polizia lo accusò di nuovo di essere un sovversivo herveista. Fu così arrestato e rimosso dal grado di sergente. Esule in Francia dopo aver scontato 10 mesi di carcere per diffamazione a mezzo stampa, si adattò a fare il minatore per sfamare sé e la sua compagna.
Nel 1914 si trasferì da Marsiglia a Parigi e allo scoppio della guerra fu tra i primi a rispondere all'appello arruolandosi il 27 agosto con i volontari italiani e mandato ad Avignone al 1° Reggimento "Etranger". Dopo 20 giorni chiese ed ottenne di passare nella speciale Legione garibaldina, che faceva sempre parte del 1° Reggimento "Etranger". Su proposta del generale Peppino Garibaldi (nipote dell'Eroe dei Due Mondi) fu nominato con decreto del Ministro della Guerra francese ufficiale dell'esercito transalpino con il grado di tenente, acquisendone così anche a tutti gli effetti i diritti e i doveri. Ottenne poi una licenza perché gli era nato il primo figlio e non partecipò ai primi combattimenti di Natale. Tornato ad Avignone, venne mandato nelle Argonne dove combattè assieme ai francesi contro i tedeschi come TENENTE del CORPO VOLONTARI ARGONNE 4° REGGIMENTO LEGIONE GARIBALDINA 2° Battaglione, Comandante della 3^ Compagnia.
Nel 1914 si trasferì da Marsiglia a Parigi e allo scoppio della guerra fu tra i primi a rispondere all'appello arruolandosi il 27 agosto con i volontari italiani e mandato ad Avignone al 1° Reggimento "Etranger". Dopo 20 giorni chiese ed ottenne di passare nella speciale Legione garibaldina, che faceva sempre parte del 1° Reggimento "Etranger". Su proposta del generale Peppino Garibaldi (nipote dell'Eroe dei Due Mondi) fu nominato con decreto del Ministro della Guerra francese ufficiale dell'esercito transalpino con il grado di tenente, acquisendone così anche a tutti gli effetti i diritti e i doveri. Ottenne poi una licenza perché gli era nato il primo figlio e non partecipò ai primi combattimenti di Natale. Tornato ad Avignone, venne mandato nelle Argonne dove combattè assieme ai francesi contro i tedeschi come TENENTE del CORPO VOLONTARI ARGONNE 4° REGGIMENTO LEGIONE GARIBALDINA 2° Battaglione, Comandante della 3^ Compagnia.
Cadde l'8/1/1915 nella foresta di Ravin de Meurissons/Varennes nelle Argonne nei pressi di Verdun (FRANCIA). Morì all'istante dopo essere stato colpito in fronte da una palla esplosiva tedesca mentre correva fuori della trincea alla testa della sua Compagnia. Giunto infatti presso il capitano Angelotti questi lo esortò a non esporsi troppo e a ripararsi. Ma fu un'inutile raccomandazione perché, pieno di ardore, egli volle ugualmente lanciarsi nella mischia con gli uomini della sua Sezione con l'obiettivo di occupare un'altra trincea nemica.
Fu così il 2° giornalista della Legione Garibaldina a morire nelle Argonne (Francia) appena 3 giorni dopo l'anconetano Lamberto Duranti.
Dettero notizia della sua morte la "Nuova Sardegna" del 12-13 gennaio 1915 in 1^ pagina, il Corriere della Sera, Il Secolo, e il Corriere del Mattino.
Fu sepolto in Francia. Prima nel CIMITERO DE LA FORESTIERE, poi nel Cimitero militare italiano di BLIGNY, Tomba n. 1778, dove fu eretto un Monumento con una scritta in onore della Legione Garibaldina per le sue gesta eroiche nelle Argonne. Vi si legge: "Bolante, Courtes Chausses, Ravin des Meurissons qui composte sono le ossa degli anticipatori dell'Argonna, o Francesi o Italiani ubbidite al comandamento garibaldino!"
Non compare per errore nell'Albo d'Oro dei Caduti nella Grande Guerra. Nelle Argonne tra la fine del 1914 e i primi mesi del 1915 la Legione Garibaldina ebbe 300 morti, 400 feriti e un migliaio di ammalati.
VI E' LA SUA FOTO FIRMATA che accludo assieme alla copia del suo certificato di morte.
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domenica 21 dicembre 2014
mercoledì 19 novembre 2014
Le Porte della Memoria. 1 Rubrica finale
Era proposto uno studio su documentazione coeva
dei campi di concentramento per prigionieri di guerra in Austria, con la
riproduzione di fotografie originali e l'impostazione di ricerche circa notizie di quel campo di concentramento.
…………E PER FINIRE
Bilder aus osterreichisch-ungarischen Kriegsgefangenen-Lagern.
Vedute dei campi per i prigioneri di
guerra in Austria-Ungheria
Federico De Renzi
Le Porte della Memoria. 1. Rubriche. Gli Autori e Le Prossime Pubblicazioni
Come segno di continuità tra i numeri, si dava conto in breve di chi erano gli autori, e poi si annunciavano i titoli dei prossimi articoli che sarebbero apparsi sui numeri successivi della Rivista
GLI AUTORI
Massimo Baldoni, pseudonimo
Stefano Felician Beccari, ricercatore CeMISS ( Centro Militare di Studi
Strategici)
Federico De Renzi, turcologo, analista strategico
Heino Klink, colonnello dell’esercito degli Statu Uniti d’America
Maria Teresa
Laudenzi , professoressa
Alberto Marenga,giornalista
Silvia Nicolardi, laureanda in relazioni Internazionali, Sapienza, Roma

DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE
Alessandra
Caruso, I campi speciali della Germania
Est 1945- 1951*
Giuseppe
Caggiaguerra, I Soldati Italiani in Murmania, 1918-1919*
Caterina
Coda: Medioevo: La Violenza ed il Martirio*
Federico De Renzi, Gino Grilli : come ho visto la guerra in Russia.
Federico De Renzi, America e Giappone. 1940-1945 : Gli
Aliens, cittadini sospetti*
Federico De Renzi, I campi di prigionia in Austria-Ungheria -1915-1918
Stefano Felician Beccari, Cina: Il laogai e i campi di rieducazione*
Heino Klink, Le implicazionistrategiche della presenza
della aziende cinesi all’estero (II e
III Parte)
Diana Kagrinova, I complessi equilibri e il “grande gioco”
nella regione caucasica.*
Egisto Monsu, Diario
di Prigionia ((Parte I, II, III)
Alberto Marenga, Hereford. Un Documento.
Alberto Marenga, San Saba*
Salvatore
Rizzi: 1945-1951: per gli ebrei continua
la vita nei campi*
Redazionale, 51°
Battaglione d’Istruzione. Diario del Battaglione dall’8 settembre 1943 al 9
settembre 1944
Filippo
Romano: Teresinstadt: L'ultimo degli
ingiusti *
Stefano
Ricci: I campi di internamento in
Ungheria nel secondo dopoguerra*
Maurizia
Sii Onesto, 17000 fascicoli scomparsi. I campi di concentramento
in Romania 1945-1954
Domenico
Sangiorgio, I campi di lavoro in Cecoslovacchia, 1945-1954*
Fabiana
Urbani: I Campi di concentramento in
Albania 1945-1953*
Antonella
Troiani: Le Suore del Monastero di Santa
Priscilla e gli Ebrei: 1943-1945*
K arina Zehetner, Die Rückkehr der italienischen Militärinternierten
*Titoli Provvisori
Le Porte della Memoria. 1 Le Rubriche. Recensioni
RECENSIONI
A cura di Laura Coltrinari

Emmanuel Ringelblum,
Sepolti a Varsavia, Roma, Casa
Editrice Castelvecchi, 2013, 286, euro 22
Emmmanuel Ringelblum ha
raccontato negli “Appunti” l’orrore quotidiano degli Ebrei nel Ghetto di
Varsavia durante l’occupazione nazista, svolgendo tale compito come un dovere
ineluttabile come uomo e come storico. Fin dal novembre del 1939, due mesi dopo
l’invasione della Polonia, aveva deciso di registrare quotidianamente tutta la
storia della catastrofe subito degli ebrei, affinchè tale storia fosse
tramandata ai posteri.
Oggi, nel 70° anniversario della
caduta del Ghetto di Varsavia, avvenuta il 16 maggio 1943, la Casa editrice Castelvecchi,
lo ripubblica con il titolo “Sepolti a
Varsavia”, Roma, 2013, pagine 286, euro 22.
Un opera fondamentale, che
in questa edizione aggiunge anche una aggiornata prefazione che si aggiunge a
quelle della edizione Mondadori del 1962 e del Saggiatore del 1965.
Ringelblum, storico polacco,
durante l’occupazione di Varsavia assunse il compito di raccontare gli
avvenimenti tragici che avrebbero condotto alla distruzione della comunità
ebraica. Riuscì a creare una rete clandestina per raccogliere documenti e
testimonianze all’interno delle mura che i nazisti avevano innalzato attorno al
ghetto nel novembre 1940. Osservare, annotare, tramandare erano considerati una
forma di necessaria resistenza, uno dei fronti in cui necessitava lottare.
Nascosti in dieci scatole di metallo, gli “Appunti” furono ritrovati nel 1946,
mentre un’altra parte tornò alla luce nel 1950 in due contenitori
sigillati in scatole del latte.
Non si tratta di un diario
privato: l’autore voleva offrire una fotografia, il più possibile oggettiva, di
quanto stava accadendo. E così l’orrore ci viene restituito nella sua freddezza,
e ci viene mostrato cosa abbia significato la persecuzione nazista e come sia
penetrata, disfacendola, nella vita di coloro che la subirono. Dalla
cancellazione dello stato di diritto alla disgregazione familiare, dalla
precaria economia di contrabbando alle delazioni, dalle violenze disumane agli
slanci di umanità, fino a giungere alla rivolta che segnerà la distruzione del
ghetto e dei suoi ormai pochi abitanti. In poco meno di tre anni all’interno di
quelle mura furono uccisi quasi mezzo milione di ebrei.
Gli “Appunti” sono l’espressione
di 35.000 pagine di note che Ringelblum voleva avere come base per una
rielaborazione che avrebbe dovuto fare nel dopoguerra. Ma nel 1944 la Gestapo scoprì il
nascondiglio dove aveva trovato riparo e lo fucilò insieme alla moglie, al
figlio ed ad altre 35 persone che erano con lui.
La sua morte ha reso “Sepolti a Varsavia” un’opera incompiuta,
una che resta fondamentale per comprendere l’orrore in cui fu precipitato il
mondo in quegli anni bui, ma anche quella ostinata fiducia nell’uomo che ha
animato l’opera di Ringelblum fino alla fine
Le Porte della Memoria. 1. Le Rubriche
La Rivista era completata, secondo la architettura classica, da una serie do Rubriche dedicate a focalizzare alcuni importati aspetti della Memoria
Le Porte della Memoria. 1 Geopolitica del Presente. L'articolo.3
SCENARI,
REGIONI, QUADRANTI,
Il carisma iraniano e la Rivoluzione Islamica.
Silvia Nicolardi[1]
Il testo integrale dell'articolo è su
www.coltrinariatlantemediooriente.blogspot.com
Le Porte della Memoria. 1. Geopolitica del Presente. L'articolo. 2
GEOPOLITICA
DELLE PROSSIME SFIDE
Storia militare della Repubblica di Cina:
dalle origini
alle crisi degli stretti (1954-55 e 1958)
Stefano
Felician Beccari
questo articolo è riportato integralmente su
www.coltrinariatlanteasia.blogspot.com
mercoledì 12 novembre 2014
Le Porte della Memoria 1. Geopolitica del presente. L'articolo
questa rubrica offriva al lettore un contributo su un argomento che qualche anno fa era veramnete di interesse, che sottolineava l'ascesa della Cina sui mercati mondiali
GEOPOLITICA
DEL PRESENTE
Gli
implicazioni Strategiche della presenza delle Aziende Cinese all’Estero
Heino KLINCK[1]
I Parte
Il testo integrale si trova su:
www.coltrinariatlantegeostrategico.blogspot.com
come post: in data 12 novembre 2014
per contatti: geografia2013@libero.it
[1] Colonnello dell’Esercito
degli Stati Uniti, frequentatore della Sessione IASD Anno Accademico 2010-2011
Le Porte della Memoria 1. Rubrica. Il mondo in cui viviamo
per non avere una rivista rivolta solo al passato, questa rubrica è dedicata al mondo presente e futuro, con un sguardo sul mondo. Ecco il motivo di questa Rubrica
LE PORTE DELLA MEMORIA
________________________________________________________________________________
Nicolò Machiavelli:
“Passano li tempi, ma li homini son sempre gli stessi”
IL MONDO IN CUI
VIVIAMO: IL PRESENTE, IL FUTURO
Il Mondo da cui veniamo: la prima parte
di questa Rivista è dedicata alla conoscenza del passato, di che cosa è stata
la Prigionia di Guerra, l’Internamento, La Deportazione, Le Lotte di
Liberazione contro chi voleva prevaricare
gli altri per una gestione elitaria del potere.
Questo lo si può intendere, tra le tante
possibilità, anche come una chiave di lettura per comprendere il mondo in cui viviamo: presente ed il
futuro.
Oggi il mondo sembra protestare contro
tutto e contro tutti Il Mondo non da sicurezza e certezze.
E come si fa a controllare questo Mondo.
Quali strumenti utilizzare per arginare le proteste, per prevenirle, per
gestire in maniera equilibrata,
La geopolitica si è incaricata di
studiare queste fenomeni e noi vogliamo partecipare a questi studi, dalla
nostra particolare angolazione. Attraverso le “Porte della memoria”,
utilizzando il retaggio, e la conoscenza del passato, comprendere i fenomeni
attuali.
L’esempio è presto fatto: La URSS è
implosa perché non ha saputo gestire il cambiamento.
La Cina ha trasformato la sua economia
in “economia di mercato” e nel 2016 questa sua economia supererà quella degli
Stati Uniti, divenendo la prima del mondo. Un grande successo. In Cina dal 1949
vige il sistema dei “Laotai”, “i campi”, ove tutti coloro che ostacolano vi
possono essere mandati a rieducarsi. Un sistema efficiente per il controllo
delle masse. Lo vogliamo conoscer e meglio, soprattutto noi occidentali.
Il controllo delle masse attraverso il
filo spinato, che elimina “il diverso”, il
“dissidente”, il “non allineato”, l’”altro” in termini etnici, razziali,
sociale, religiosi.
è
in sintesi l’ottica con cui vogliamo studiare i fenomeni attuali, passando
attraverso le “Porte della memoria”, utilizzando la memoria di quel retaggio
del ‘900, definito non solo da noi, il secolo dei “campi” che rappresenta lo
strumento primario per fronteggiare tutti coloro che, in nome di un qualche
cosa che si sono inventati, voglio gestire le masse, controllarle e dominarle.
La seconda parte della Rivista è dedicata
ai fenomeni del nostro temo, in un approccio dinamico, orientato verso il
futuro prossimo, con gli strumenti e le ottiche del retaggio del passato.
Le Porte della Memoria. 1 Musei, Archivi e Biblioteche
rubrica dedicata ai luigi della conservazione delle memoria come sono gli Archivi, i Musei e le Biblioteche. Quello qui rappresentato è il Museo di Berlino in cui vengono descritti gli anni del nazismo in Germania dal 1933 al 1945 solo con didascalie e foto
MUSEI,
ARCHIVI E BIBLIOTECHE
Berlino: come non si dimentica:
Topography of Terror
Gestapo, SS and Reich
Security Main Office
on Wilhelm and Prinz –Albertcht strasse
A Documentation
Alberto Marenga
Il dibattito sulla Memoria
dell’Olocausto e della inumana vicenda dei campi di concentramento tedeschi, e
più in generale gli eventi drammatici che hanno segnato gli anni della guerra
1940-1945 in
Italia non può non prescindere dalla volontà che si ha nel voler preservare la
memoria stessa. Se la
Pubblica Opinione è ferma nel voler ricordare quei drammatici
avvenimenti e presentarli alle future generazioni,allora si ha un tipo di
memoria preservata; se invece si fa di tutto per cancellare ogni traccia di
quei avvenimenti, allora si ha un altro tipo di memoria. In altra parte di
questa rivista si dibatte questo concetto.
Un esempio del primo approccio,
cioè della ferma volontà di ricordare, senza se e senza ma, senza
giustificazioni o cessioni di sorta, è dato dal
centro documentale denominato “Topografy of Terrore) , la Topografia del
Terrore, a Berlino. E una delle cose più interessanti da visitare a Berlino,
per comprendere come I Tedeschi di oggi cercano di far passare un passato che
non passa: quello che è sta la grande tragedia del Nazismo e della degenerazione del
nazionalismo dal 1933 al 1945. Una precisa, puntuale e leale ricostruzione di
quegli anni si trova in un Museo, che porta i nome di “Topography of Terror”,
che in italiano possiamo molto facilmente tradurre in “Topografia del Terrore”. La
costruzione è molto semplice, un cubo, vetro e cemento estremamente moderna,
funzionale. Ma la sua posizione è estremamente significativa: al centro ove
sorgevano negli anni del terrore gli edifici che ospitavano Il Capo delle SS
del Reich e Capo della Polizia Tedesca nel Reich- Ministero dell’Interno, il
Capo della Polizia di Sicurezza e dello
SD, ed altri edifici che ospitavano lo Staff dell’Organizzazione di Sicurezza
tedesca.
Non ci sono oggetti, reperti, o altro, nessuna fonte
materica in questo museo: solo
fotografie con didascalie in tedesco ed in inglese; sembra che sia stato
costruito più per i tedeschi che per un visitatore straniero. I comparti in cui
si articola il museo sono:
-
la Presa del potere da parte del nazionalsocialisti
-
Le Istituzioni del terrore
-
Terrore, Persecuzione e Sterminio sul Territorio del
Reich
-
Le SS e La Polizia di Sicurezza del Reich nei territori
occupati
-
La fine della guerra
e il dopo guerra
-
Il sito del Terrore dopo il 1945
Il visitatore non è chiamato a
prestare attenzione da questo o quel’oggetto; non vi sono nel linguaggio
museale elementi che catturano l’attenzione con effetti speciali, nemmeno
normali. Il visitatore viene prima inviato ad iniziare il percorso espositivo e
poi, quasi immediatamente viene catturato da ciò che vede. Come quando si legge
un libro avvincente, il linguaggio museale cattura il visitatore che inizia a
prendere atto e conoscenza di che cosa è stato il nazismo in Germania e non
solo in Germania. Non vi sono giudizi, ne positivi ne negativi, ma solo
oggettività, esposizione di fatti attraverso il linguaggio fotografico,
documentale e didascalico. Ed emerge la verità nella sua reale dimensione, a
volta crudele, a volta orripilante, a volte devastante, sempre chiara e precisa
e lineare.

Come i Tedeschi oggi abbiano
fatto a costruire un luogo della memoria come questo è un caso tutto da
studiare. In effetti il visitatore, prendendo atto di quello che è stato il
nazismo dal 1933 al 1945, non può non formulare un pesantissimo giudizio sulla
Germania e sul popolo tedesco per quando dolore abbia procurato prima a se
stesso poi agli altri popoli europei. Ed avere avuto la forza di documentarlo è
un merito che noi Italiani dobbiamo imitare. Avere avuto questa forza,
affrontare il problema nella sua realtà, significa iniziare risolverlo a
superarlo, affinchè poi tutto questo non si rinnovi in un futuro più o meno
lontano. Un uomo vincente affronta e risolve i problemi, un uomo perdente
giustifica ogni cosa. Così un popolo: avere avuto la forza e la volontà di
presentare e costruire in questi termini, al cento di Berlino, questo Museo è
il primo passo per fronteggiare un passato terribile, un passato che non passa,
un passato come il 12 anni che il nazismo è stato al potere in Germania, una
macchia nera su tutto un popolo.
Un esempio della forza
documentaria del linguaggio di questo Museo, e la forza della memoria, è riportata dalle foto a seguito, colte dal
catalogo; la umiliazione pubblica inflitta a chi non era nazista, la propaganda
contro gli ebrei, e infine, l’ultima, foto, quasi un atto d’accusa al popolo
tedesco in tema di consenso al Nazismo: in una tribuna di operai, uno solo, un
operaio solo, ha il coraggio di mostrare il suo dissenso; tutti gli altri sono
a braccio teso nel saluto nazista.
Le Porte della Memoria. 1. I Temi di Ricerca
rubrica dedicata ad argomenti che potrebbero essere utilizzati di base per avviare delle ricerche, oppure delle tesi di studio. La Rubrica era corredata da foto, che sono state omesse
TEMI
DI RICERCA
Alimentare la Memoria[1]
Questa rubrica vuole proporre
temi di ricerca su argomenti di particolare rilievo. E’ stata creata nella
convinzione, che se si vuole preservare la memoria, è essenziale conoscere in
profondità ogni aspetto della memoria stessa. Presentare degli specifici
argomenti, anche con corredo
iconografico, può aiutare a “fare” memoria. I campi de temi sono, come
facilmente intuibile, quello della Prigionia di Guerra, quello Internamento e
quello della Guerra di Liberazione 1943-1945. I primi due sono temi areali:
infatti, oltre a porre la dovuta attenzione all’Internamento in Germania nel
1943-1945, con il dovuto rilievo alla vicenda degli IMI, ma anche di tutti gli
Italiani coinvolti in questa tragica situazione, come i Deportati
Politici, e tutte le altre categorie che
i nazisti consideravano nemiche, si
spazierà sulle varie forme di Internamento che si sono avute nel 900, un secolo
che si sarà stato breve, ma che sicuramente è il secolo dei campi di
concentramento. Così si può parlare e trattare temi dell’internamento degli
Herrero agli inizi del secolo, al genocidio degli Armeni nel 1915-16, argomento
molto approfondito per la sua attualità estrema, dell’internamento tra le due guerre e
soprattutto l’Internamento dal 1945 ad
oggi, dove spicca la Cina ,
che con la sua legislazione sulla rieducazione presenta elementi di estremo
interesse. Per la Prigionia
di guerra, i temi riguardano innanzi tutto quella italiana dall’unità ad oggi,
ma anche quelle straniere nell’interesse collegato alle situazioni attuali.
Infine la guerra di liberazione, che rappresenta una campo di indagine
soprattutto per la conservazione di quella memoria, attraverso i suoi simboli,
che sono continuamente minacciati più che da contrasti ideologici, da
sciatteria, superficialità , qualunquismo ed oblio. (M.C.). Normalmente
verranno proposti dieci temi sulle aree predette con indicazioni di riferimento
per avviare ricerche e studi. Il collegamento con la rete è assicurato tramite
i blog di riferimento della rivista (www.internamentoereticolati.blogspot.com;
www.prgioniadiguerra.blogspot.com,
www.secondorisorgimento.blogspot.com),
con cui attraverso i post ed i commenti
ai post, si colloquia.
I temi proposti in questo numero:
-
Internamento.
Campi profughi per ebrei. 1945-1951
-
Internamento. L’internamento Femminile in
Germania 1943-45.
-
Internamento. Il trattamento e la vita nei campi come
indice di civiltà
-
Internamento.
Fasi Propedeutiche. Le Leggi Razziali in Italia 1938
-
Internamento. La denazificazione in Germania
ad opera della URSS. 1945-1951
-
Internamento. Giornata delle Memoria. Ipotesi
di struttura
-
Prigionia di Guerra. Prigionieri Alleati alla
Testa di Ponte di Anzio.
-
Guerra di Liberazione. Monumento Battaglia
del Musone. Le Pietre devono parlare
- Internamento. Campi profughi per ebrei. 1945-1951
Al momento della sconfitta della Germania, per gli ebrei, nel periodo 1945-1951 la vita
nei campi di internamento in Europa continua. Nella cartina i principali campi gestiti dalle quattro
potenze vincitrici oltre che in Italia. Sono disponibili il numero dei profughi
ebrei nel 1946 ed il numero degli ebrei
nella zona occupata nel 1945. Le fonti sono di origine anglosassone.
Possibilità di un articolo di 3-4 pagine. (contatto prigionia@libero.it)
- Internamento.
L’internamento Femminile in Germania 1943-45.
L’internamento femminile
rappresenta uno dei temi di ricerca più interessanti e poco sviluppato. Vari
studi sono stati condotti negli anni settanta su come la donna potesse vivere e
sopravvivere in un ambiente di violenza estrema quale un campo di
concentramento. Ma soprattutto il focus che qui si vuole porre è il rimpatrio e
in quali condizioni la donna possa essere riammessa nella vita normale copo una
esperienza del genere. Ulteriori dati ed informazioni su www.internametnoereticolati.blogspot.com;
per contatti: prigionia@libero.it
- Internamento. Il trattamento e la vita dei campi come indice di
civiltà
Le condizioni materiali degli
internati erano tali che gli oggetti di proprietà potevano stare bene in uno
zaino. Era tutto quello che riuscirono a portare a casa dall'internamento.
Il Trattamento e la vita
nei campi è un altro argomento di estremo interesse, in quanto è li che si vede
come la Potenza detentrice o chi gestisce il campo manifesta il suo modo di
considerare l'internato. Bibliografia eccellente e materiale documentario
disponibile. (contatti per ulteriori informazioni: prigionia@libero.it)
- Internamento.
Fasi Propedeutiche. Le Leggi
Razziali in Italia 1938
Oltre all’aspetto giuridico, di cui esiste una buona documentazione, la
ricerca dovrebbe essere incentrata sugli aspetti sociologici, economici e
relazionali. Sopratutto indagare come i “cittadini ariani” hanno accettato
queste leggi e se vi sono stati casi in cui si è approfittato di simili
circostanze. Interessante anche l’aspetto riguardate il dopo 1945, ovvero al
momento della loro abrogazione, quali sono stati i risarcimenti e quali i
provvedimenti adottati.
- Internamento.
La denazificazione in Germania ad opera della URSS. 1945-1951
Al termine della guerra nell’estate 1945 i vincitori vararono in piano
volto a denazificare la
Germania e, in genere l’Europa. Gli Stati Uniti avevano piani
precisi sul futuro della Germana, che poi in gran parte non attuarono. L’Unione
Sovietica avviò programmi precisi volti a singoli individui esponenti di
medio-basso livello del regime nazista e procedette contro di loro con misure
amministrative, internamenti e attività varie. Chi gestiva questa attività era
la polizia politica NKVD che organizzò numerosi campi nel settore sovietico della
Germania. L’attività si protrasse dal 1945 fino al 1951. Fonti bibliografiche
di origine anglosassone disponibili. (contatti prigiona@libero.it)
- Internamento.
Giornata delle Memoria. Ipotesi di struttura
L'ipotesi di
una pianificazione per l'anno successivo può essere utile per una preparazione
della Giornata della Memoria ha tutto tondo. Il messaggio che si deve preparare
deve essere calibrato sui destinatari, ovvero i ragazzi delle scuole superiori. I concetti devono essere chiari e
concisi in base a dei "capstone", che possono essere individuati nei seguenti:
. L'Ideologia
. La legislazione razziale
. Le discriminazioni
. I Ghetti
. La Soluzione Finale
. I Campi
. I processi
.La Memoria
Per ogni "capstone" si deve dare la definizione del
medesimo, la descrizione, alcuni esempi, e il commento finale.
Per evitare che il lavoro possa superare la soglia della sintesi ed essere appesantito, si rinvia per eventuali approfondimenti o ulteriore documentazione ai siti di riferimento o a questo blog.
Eventuale documento di pubblicazione, può avere questa struttura: Copertina, Titolo, Presentazione, Prefazione, Testo, Postfazione, Bibliografia di riferimento, Corredo Iconografico.
. L'Ideologia
. La legislazione razziale
. Le discriminazioni
. I Ghetti
. La Soluzione Finale
. I Campi
. I processi
.
Per
Per evitare che il lavoro possa superare la soglia della sintesi ed essere appesantito, si rinvia per eventuali approfondimenti o ulteriore documentazione ai siti di riferimento o a questo blog.
Eventuale documento di pubblicazione, può avere questa struttura: Copertina, Titolo, Presentazione, Prefazione, Testo, Postfazione, Bibliografia di riferimento, Corredo Iconografico.
Disponibile ampia bibliografia. Contatti ( prigionia@libero.it)
- Prigionia
di Guerra. Prigionieri Alleati alla Testa di Ponte di Anzio.
Il tema di ricerca sulla prigionia di
guerra riguardante la testa di ponte di
Anzio presenta una interessante documentazione, frutto della attività di
propaganda tedesca. Serviva al tempo per convincere le opinioni pubbliche
anglosassoni che era praticamente impossibile sbarcare nella “Fortezza” Europa
e quindi ogni tentativo si sarebbe risolto in un disastro. Dopo Dieppe,
nell’agosto 1942, in
cui si voleva dimostrare che uno sbarco era possibile solo se si sarebbe
conquistato un porto, indispensabile per l’alimentazione logistica delle forze
sbarcate. Senza questa conquista, ogni sbarco non avrebbe avuto successo. Lo
sforzo tedesco era notevole, tutti conviti a Berlino, che un riuscito sbarco in
Europa degli Alleati avrebbe significato la sconfitta della Germania. Materiale
iconografico e documentale disponibile, anche in collaborazione con il Museo
dello Sbarco di Anzio. (contati prigionia@libero.it)
- Guerra
di Liberazione. Monumento Battaglia del Musone. Le Pietre devono parlare
Il monumento eretto a ricordo dei 147 Caduti
Italiani per il forzamento del Musone e la liberazione di Jesi
Dopo la
vittoria di Filottrano, nel quadro della manovra per la conquista di Ancona, il
C.I.L. Corpo italiano di Liberazione, ebbe il compito di proteggere il fianco
del II Corpo Polacco. La direttrice operativa del C.I.L. prevedeva scendere
dalle colline di Filottrano nella valle del Musone, attraversare questo fiume e
puntare su Rustico, per procedere verso Santa Maria Nuova, e conquistare Jesi.
La manovra riuscì e dal 10 al 20 luglio il C.I.L. operò nella vallata del
Musone. A ricordo di quei avvenimento, che costarono al C.I.L. stesso oltre 147
morti, fu eretto in località Casenuove, Comune di Osimo, un monumento con una scritta significati “Non ci dimenticate”. Il problema è che oggi la stragrande
maggioranza di persone che vi passa e
guarda questo monumento non sa di che cosa si stia parlando ne tantomeno è a
conoscenza del significato storico. L’obiettivo è quello di dotare il monumento
di tre/quattro cartelloni e piante in pietra illustrativi che spieghino il
significato del monumento stesso, ripristinando una memoria che altrimenti è
perduta.
Ampio materiale è disponibile su
“www.corpoitalianodiliberazione e sul blog particolare coltrinairmarche1944.blogspot.com.
Contatti: ricerca23@libero.it
[1] A cura della redazione: I Temi di ricerca sono così suddivisi Internamento: Alessandra Caruso, Fabiana Urbani;
Prigionia di Guerra:Stefano Ricci, Salvatore Rizzi, Federico De Renzi; Guerra di Liberazione:Filippo Romeo, Antonella Troiani
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