Contributi e studi sulla prigionia di guerra italiana dal 1861 al 1945 con accenni a quelle antecedenti e a ad altre prigionie dal 1900 ad oggi. Spazio di ricerca del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro (Curatore:Massimo Coltrinari) email:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
Traduttore
mercoledì 19 settembre 2018
martedì 4 settembre 2018
sabato 30 giugno 2018
martedì 26 giugno 2018
mercoledì 6 giugno 2018
martedì 22 maggio 2018
Tesi. L'esperienza della prigionia di guerra e della detenzione a confronto
La tesi e disponibile e consultabile, previo consenso dell'Autrice.
,
presso il CESVAM
Centro Studi sul Valore Militare
centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org
martedì 15 maggio 2018
martedì 8 maggio 2018
I PRIGIONIERI DI GUERRA ITALIANI DELLA FRANCIA LIBERA.
SECONDA GUERRA MONDIALE
PRIGIONIA ITALIANA IN MANO ALLEATA
di Francesca Rossi
Secondo gli studi di Flavio Conti i
prigionieri di guerra italiani catturati dalla Francia al fianco degli Alleati
furono complessivamente 67.000, ma secondo gli studi e le fonti francesi, il
loro numero aumenterebbe a oltre 71.300.
Indipendentemente dal numero, i prigionieri di
guerra in mano alle Forze Combattenti di De Gaulle presentano numerose
peculiarità, innanzitutto a livello di giurisdizione internazionale: la Francia
Libera non era, infatti, un paese ufficialmente riconosciuto, ovvero le forze gaulliste
erano considerate un’entità combattente rivoluzionaria e secessionista.
Teoricamente questo fatto poneva in generale i prigionieri in mano francese al
di fuori della tutela delle Convenzioni di Ginevra del 1929 che, tra le altre,
regolavano la prigionia di guerra.
Inoltre, fatto non secondario, la
Francia gaullista non era in guerra con l’Italia, ovvero non ci fu mai una
dichiarazione ufficiale di guerra tra le due forze, né prima né dopo la caduta
di Mussolini. L’Italia mussoliniana era in guerra con l’Inghilterra e con gli
Stati Uniti d’America accanto ai quali le truppe della Francia Libera
combattevano, ma a livello internazionale i rapporti tra italiani e francesi,
almeno fino alla caduta del fascismo, erano regolati dall’armistizio del 1940 con
la Francia di Vichy. Di conseguenza tra la Francia Libera e l’Italia fascista
non intercorrevano normali rapporti diplomatici.
La situazione si aggravò con la
caduta del fascismo nel 1943 che portò da una parte alla completa interruzione
dei rapporti diplomatici tra i due paesi e dall’altra alla cobelligeranza.
In questa situazione politica si
vennero a creare un vuoto a livello giuridico- diplomatico e una forte
ambiguità riguardo lo status e la tutela dei prigionieri di guerra in generale;
condizioni aggravate dalle peculiarità storico-belliche della Francia e
dell’Italia e dai rapporti che tra questi due paesi intercorsero durante la
Seconda Guerra Mondiale.
A livello giuridico come venne
risolata l’ambiguità dello status dei prigionieri di guerra, in particolare
quelli italiani, in mano della Francia gaullista? In che modo e chi riempì il
vuoto diplomatico venutosi a creare nei rapporti tra Francia e Italia?
Questa tesi vorrebbe affrontare
l’analisi di questi due quesiti, soffermandosi esclusivamente sulla questione
dei prigionieri di guerra italiani della Francia Libera, in quanto gli
internati civili e i prigionieri della Francia prima dell’armistizio del 1940
sono inquadrati in altre logiche.
Un primo capitolo partirebbe
dall’analisi della condizione giuridica, oltre che materiale, dei prigionieri
in Africa del Nord. Ci si soffermerebbe inoltre sulle peculiarità della cattura
di alcuni: dei circa 40.000 prigionieri italiani in mano francese, circa 15.000
non furono direttamente catturati, ma gli furono ceduti dagli angloamericani.
Seguirebbe un secondo capitolo
riguardante i territori della Francia nazionale dopo la liberazione del 1944.
Si analizzerebbero le modalità di cattura (i francesi presero sotto la propria
custodia i prigionieri italiani precedentemente catturati dai tedeschi) e le
conseguenze giuridiche che ciò comportò.
Per entrambe i capitoli, inoltre, si
cercheranno di individuare le istituzioni e gli interventi a favore di questi
prigionieri; oltre ai vari organi statali, si presuppone l’operato della Santa
Sede e della Croce Rossa Internazionale.
A tal fine l’analisi partirebbe dallo studio della documentazione
custodita presso gli archivi militari francesi di Vincennes; in particolare
della serie P riguardante la Seconda Guerra Mondiale si andrebbero ad
analizzare le sottoserie relative alla Francia Libera prima in Africa e poi in
Francia.
Infine, questa tesi verrebbe
conclusa da un terzo e ultimo capitolo riguardante la memoria pubblica e
privata dell’esperienza della prigionia in mano francese, tramite la lettura
della memorialistica pubblicata e l’analisi dell’operato delle associazioni di
reduci (primi fra tutti il “Toppa Club” e l’Associazione Nazionale Reduci dalla
Prigionia).
domenica 29 aprile 2018
lunedì 23 aprile 2018
giovedì 5 aprile 2018
Atti. Istituto del nastro Azzurro
Sono stati pubblicati in data odierna:
1
Atti della Giornata del decorato 2017
2
Avversari Ieri, Amici Oggi
Feltre 22-23 Maggio 2017
LA
GIORNATA DEL DECORATO
2017
Provincia
di Arezzo
28-30
APRILE 2017
A
cura di
Giovanni
Cecini e Giancarlo Ramaccia
Centro
Studi sul Valor Militare
Indice
Presentazione
Giornata del Decorato 2017.
Carlo
Maria Magnani…
Ringraziamenti
.
Nota
dei Curatori
Premessa
Parte Prima.
Atti
Convegno “Le
Missioni di Pace ed il Valore Militare” .
Programma
Prefazione,
Luigi Marsibilio…
CONVEGNO
“ Le Missioni di Pace ed il Valore Militare”
Saluti
del Presidente Nazionale del Nastro Azzurro Gen. Carlo Maria
Magnani…
Saluti
del Presidente della Federazione Provinciale di Arezzo del Nastro Azzurro Cav. Stefano
Mangiavacchi.
Saluti
del Vice Sindaco di Montevarchi,
Syllabus.
Le Missioni di pace ed il Valore Militare
Il Significato
del Convegno, Direttore del CESVAM
I
RELAZIONE Dott. Giovanni Cecini. Le missioni di pace 1854- 1945. La Storia…..…………………………
Pag.00
II
RELAZIONE . Gen. Dott. CARLO MINCHIOTTI, Le
Missioni di Pace ed i Carabinieri. Creta 1897-1906.
III
RELAZIONE Gen. Antonio Daniele Le Missioni di Pace e l’Aeronautica. Kindu
1961
IV
RELAZIONE Prof. Giancarlo Ramaccia, Annotazioni su una riflessione generale
sulle Missioni di Pace…
IV
RELAZIONE Gen. Dott. Massimo Coltrinari,
Le Missioni di Pace. Come si interviene…
LE
ESPERIENZE SUL CAMPO
Presentazione
del Volume: “Caschi Blu Italiani nelle missioni ONU”.Stato Maggiore della
Difesa
Col.
(c.) t.ISSMI Enrico Barduani…
Testimonianze:
Giancarlo
Paglia, Somalia 1993
Giampiero Monti, Somalia
1993…
Massimo
Coltrinari. Sarajevo 2003
Conclusioni.
Parte Seconda.
Giornata del Decorato. Eventi.
Programma
Generale.
Giornata
del Decorato. La Cronaca..
Giornata
del Decorato. Interventi..
Giornata
del Decorato. Parco della Rimenbranza…
Giornata
del Decorato. Progetto.“Gli Alberi del parco della Rimembranza raccontano”
Giornata
del Decorato. Arezzo Interventi
Stefano
Mangiavacchi, “Eroi nella Grande Guerra ”.Le
Medaglie d’Oro al Valor Militare della Toscana.
I Caduti Decorati al Valor Militare della
Classe1899 della Provincia di Arezzo
Centro Nazionale
di Documentazione, Ricerca, e Memoria sulle Missioni Umanitarie di Pace
Parte Terza.
4°
Incontro. Avversari Ieri, Amici Oggi Atti
Programma
Prefazione,
Massimo
Coltrinari,
Progetto:
La Prigionia italiana in Austria-Ungheria durante la
Grande Guerra
Giancarlo
Ramaccia.
Progetto.
La Prigionia austriaca in Italia durante la Grande Guerra
Le
attività editoriali del Nastro Azzurro. I Libri del Nastro Azzurro
La cronaca
dettagliata della Giornata del Decorato è stata riportata su
“Il Nastro
Azzurro”
Periodico
Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro fra combattenti decorati al Valor
Militare,
Anno LXXVIII, N.
3, Maggio-Giugno 2017
(contatti:direttore.rivista@istitutonastroazzurro.org).
Informazioni
centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org
lunedì 22 gennaio 2018
Prigionia Italiana in Austria-Ungheria 1915-1918
ELENCO DEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO
Da un volume dal titolo
“Bileder aus
osterreichisch-ungarischen Kriegsgefangenen-Lagerrn”
edito da
“Herausgegehen von den Fursorge-Komitees des Oesterreichischen un des Ungarischen Roten Kreuzes fur Kriegsgefanger”
in cui sono riportate vedute dei campi di
prigionieri di guerra in Austria-Ungheria.
In otto lingue, tante quanto quelle
dei prigionieri, la prima pagina testualmente riporta queste note:
“Questo libro rappresenta scene della vita dei prigionieri
di guerra in Austria-Ungheria. Che esso sia di conforto alle famiglie dei
prigionieri a cui perverrrà ancora durante la guerra ed ai prigionieri stessi
che lo porteranno in patria in ricordo del tempo passato presso di no
In questo blog è aperto un post in cui sono riportate le notizie raccolte di ogni campo.
Freistadt,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su
www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 8 marzo 2017.
Grodig,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 8 marzo 2017.
Josefstadt,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra.Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 2 febbraio 2017
Kassa,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra.Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 10 febbraio 2017.
Leka,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su
www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 29 gennaio 2017.
Mauthausen,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 29 gennaio 2017.
Ostfi-Asszonyfa,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 23 dicembre 2016.
Asszonyfa, vedi Ostfi-Asszonyfa.
Reichennberg.
campo
di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su
www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 9 dicembre 1916.
Sigmundscherberg.
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 9 dicembre 2016.
Varasszalonak,
campo di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra.
Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 11
maggio 1916.
Vassarany,
campo di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra.
Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 6 maggio 2016.
Gyongyosszentkereszt,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 21 febbaio 2017
Hart,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 21 Febbraio 2017.
Kenyermezo,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 10 febbraio
2017
Lebring,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 29 gennaio 2017.
Marchtrenk,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 29 gennaio 2017.
Neulengbach,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 23 dicembre 20166.
Salzerbad bei
Klein-Zell,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 9 dicembre 2016.
Klein-Zell, vedi
Salzerbad bei Klein-Zell.
Zalaegerszeg,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 10 ottobre 2016.
Heinrichsgrun,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 21 Febbraio 2017.
Josefstadt,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 10 febbraio
2017
Kleimunchen,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 8 febbraio 2017.
Milowitz,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 29 gennaio 2017.
Muhling,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 29 gennaio 2017.
Zell am See,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 28 gennaio 1917.
Nezsider,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 23 dicembre 2016.
Kamay, vedi
Kassa.
Pichl-Auhof.
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 23 dicembre 2016.
Auhof, vedi Pichl.
Orcheny,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 12 novembre 2016.
Somoria,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 9 dicembre 2016.
Sterntal,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 2 dicembre 2016
Theresiendtadt,,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su
www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 9 dicembre 2016
Wieselburg,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 15 dicembre 2015
Zalaszentgrot,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 14 ottobre 2015
Schloss Zell bei
Waidhoden,
campo di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra.
Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 14 ottobre 1915
Waiddhoden, vedi Scloss Zell bei Waidofen.
Aschac,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 9 marzo 2017.
Boldogassony,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 9 marzo 2017
Brum am Gebirge,
campo di concentramento austroungarico
per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 9 marzo 2017.
Braunau in Bohmen,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 9 marzo 2017.
Braunau am Inn,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 9 marzo 2017.
Bruck- Kiralyhida,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 9 marzo 2017 1917.
Nezsider,
campo
di concentramento austroungarico per prigionieri di guerra. Notizie e foto sono
su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 23 dicembre 2016.
Gebirge, vedi Brum am Gebirge.
Pichl-Auhof.
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 23 dicembre 2016.
Kiralyhida, vedi Brick-Kiralyhida.
Heinrichsgrun,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 21 febbraio 2017.
Knittelfeld,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 8 febbraio 2017
Kreuzstein,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 25 gennaio 2017
Magymegyer,,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 23 dicembre 2016.
Plan,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 22 dicembre 1916.
Purgstall,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 14 ottobre 1915
Nemeti, vedi
Szatmar.
Sopronyek,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su
www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 23 ottobre 1916
Spratzern,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 23 ottobre 1916
Sopronyek,
campo di concentramento austroungarico per
prigionieri di guerra. Notizie e foto sono su www.prigioniadiguerra.blogspot.com con post in data 14 ottobre 1915
Massimo Coltrinari
prigionia@libero.it
mercoledì 10 gennaio 2018
Prigionia italiana in Unione Sovietica
Sui
sentieri della storia alla ricerca della memoria
Due
cittadini taurisanesi nel cimitero di Kirsanov (Russia):
Luigi Ciurlia e Pasquale Damiano
Cosimo
Finiguerra[1]
In
un mondo frenetico, ove il consumismo divora l’effimero senza conservare
alcunchè, l’uomo pur alle prese con i suoi bisogni quotidiani non può
dimenticare il suo passato; riaffiora infatti a tal proposito un antico adagio”
Historia est magistra vitae”… poichè
senza memoria non può esserci Storia e un Popolo che non conserva la propria
memoria non può avere una Storia e quindi un Futuro, in quanto alla fine….”noi siamo il nostro passato” (Pitagora).
Eravamo
agli inizi di agosto del 2010,
allorquando su tutti i telegiornali del mondo venivano diffuse immagini
apocalittiche di distruzione, causati dal divampare del fuoco che in quei
giorni in Russia bruciava centinaia e centinaia di ettari di boschi mettendo a
repentaglio la vita dei piccioli villaggi russi, nascosti in mezzo alla foresta.
Proprio in quel preciso momento, sfidando il fuoco, con autentico spirito
alpino ove si obbedisce solo ad un dovere o comando e non ci si cura del
pericolo, ho sentito il bisogno di soddisfare un’atavica e masi sopita aspirazione
della mia anima . intraprendere un lungo viaggio (sia pure comodamente in aereo
e non con le tradotte militari come invece capitò ai nostri sfortunati fratelli
italiani) con destinazione “la steppa”, proprio nel cuore della Russia <
alla ricerca della memoria sui sentieri della storia>. Volevo infatti
raggiungere quella che fu una delle zone operative di guerra e di prigionia ove venne per
sempre anientata la vita di migliaia di innocenti soldati italiani e non,
durante la 2^ guerra mondiale. Proprio lì ho cercato due dei nostri
sfortunati concittadini taurisanesi: Luigi
Ciurlia ( mio pro-zio, nato a Taurisano il 6.12.1912, morto a Kirsanov il 18.3.1945)
e Pasquale Damiano (nato a Taurisano il 7.11.1913, morto a Tambov l’11.4.1943)
Entrambi dati per dispersi (in Montenegro) dai documenti ufficiali,
rispettivamente fino agli anni
1983—1995.
Luigi
Curlia
Entrambi
avevano lasciato in fasce un figlio, mai potuto cullare o accarezzare (sono i
cosiddetti orfani di guerra che l’amaro destino ha consegnato all’amore
silenzioso e materno delle vedove, anch’esse eroine nel lutto per la Patria).
E’ ovvio che in detti orfani e nella loro storia/tragedia personale,
simbolicamente si può intravedere il
dramma di tante altre famiglie che hanno dato alla Patria, i propri figli
migliori, poichè comune è stato il destino.
Orbene
atterrato a Domododiewo (aeroporto di Mosca), mi viene incontro un tassista privato con una interprete
italo-russa (già contattati).Sono le ore
9 del mattino del
15 agosto 2010, partiamo immediatamente con destinazione Tambov, a 500
chilometri a sud di Mosca, ove attraverso una strada sconnessa che taglia in
due la foresta ( a tratti in pieno
incendio ma che si estende solitaria per centinaia e centinaia di km) arriviamo
nel tardo pomeriggio.
Chiedo
di essere portato nella “Rada” di Tambov ( a 5 km fuori città), triste teatro di guerra e luogo di
prigionia dei due nostri concittadini, ove con l’ausilio di un docente locale
di storia, individuo il famigerato campo di internamento n.183 esteso ben 8
kmq. In esso rinvengo solo alberi (larici, faggi, betulle), in parte divorati
dal fuoco di quei giorni che miracolosamente si è fermato all’altezza della
Croce. (doc.1), mentre al centro del
campo di internamento vi è un rudere, segno evidente del posto comando ormai
dirupato ove alloggiavano i soldati russi che tenevano sotto tiro in mezzo al
freddo ed all’ululato dei lupi i prigionieri di guerra (italiani compresi).
A
pochi metri di distanza, sotto gli alberi inizio ad individuare e fotografare
una serie di “fosse comuni” (doc.2-3) ove riposano le spoglie indistinte di
tanti caduti, tra cui il nostro concittadino Pasquale Damiano, (padre di Mario
Damiano).
La vista mi raggela
l’anima; non disperando, inizio a fare una serie di domande a raffica al
docente attraverso l’interprete, allorquando ad una mia precisa domanda: “ quanti sono gli
italiani qui sepolti”, egli dopo aver consultato una fotocopia di un documento ufficiale in cirillico, mi
risponde “6720 italiani” aggiungendo: “sono
tutti qui in queste fosse
comuni”. (doc.4).
D’istinto mi genufletto sulla prima fossa che mi è
davanti pensando idealmente di abbracciare con un gesto d’amore e di
disperazione tutti quanti indistintamente, poichè la morte non ha nazionalità,
sollevato da un unico conforto: in quelle fosse comuni tanti soldati di diversa
provenienza e forse in vita nemici o contrapposti, continuano a rimanere
abbracciati l’un l’altro come fratelli e per sempre.
Il
giorno dopo (16.8.2010), di buon mattino, insieme ai miei compagni di viaggio
mi dirigo ancora più a sud in direzione del Don, alla volta di Kirsanov.
Dopo
87 km giungiamo in un piccolo villag,gio.
All’ingresso del paesino rurale vi è una stele con la data di fondazione del
villaggio (1779).
Senza chiedere informazioni ad alcuno, indico
all’autista di puntare verso la periferia ove con spirito d’avventura ed una buona dose di fortuna, ad un certo punto
intravedo un campo recintato e infestato da sterpaglia intervallata da piccole
croci nere, mentre all’ingresso si erge possente una grande Croce bianca
(doc.5) recante in cima l’immagine scolpita di Cristo Redentore (ironia della
sorte trattasi di una croce in cemento realizzata alla fine della I^ guerra
mondiale da soldati italiani, anch’essi prigionieri dei russi: dalmati,
triestini e friulani, i quali anche loro accettarono la prigionia pur di
rimanere “italiani”.
Il
campo, in stato di abbandono è il cimitero militare di Kirsanov: il mio sogno
si è avverato; sono arrivato finalmente
a deporre un fiore sul luogo ove spirò il 18.3.1943 Luigi Ciurlia (mio pro-zio
ex parte materna) in ciò nel desiderio di surrogare il gesto che il figlio
Stefano Ciurlia voleva compiere da 65 anni.
Indescrivibile
l’emozione che mi assale in quell’istante dell’ingresso a quel luogo sacro,
soprattutto per le giovani vite che quella terra custodisce e che la Storia sulla Russia vuole come
“sconsacrata” ed ove riposano ben 64 prigionieri italiani.
Detti
prigionieri morirono in mano russa nell’antistante costruzione, all’epoca già
sede di scuola elementare, requisita dai militari ed adattata ad infermeria o posto di primo
soccorso (la maggior parte dei nostri soldati erano stati catturati nei
dintorni dai russi e portati in quell’accampamento perché feriti o congelati
come Luigi Ciurlia – peraltro già prigioniero a Tambov , il quale giunse a a
Kirsanov con un congelamento agli arti inferiori che poi ne determinò il
decesso.
Credevo
in quel momento di aver coronato il mio sogno, varcando il ponticello di
ingesso al cimitero
(ove peraltro riposano in < fosse
comuni> le spoglie di soldati di diverse nazionalità: oltre ai 64 italiani,
vi sono sepolti ungheresi, rumeni, francesi e tedeschi), ma non avevo fatto i
conti con il problema principale; come identificare la fossa effettiva dove riposava mio zio.
Il problema principale era dato dal fatto che il cimitero è costellato da
numeri bianchi in sequenza (da 1 a 331) incisi su di una lastra di ferro color
nero conficcata nel terreno (trattasi infatti di fosse comuni dove riposano da
2 ad un massimo di 5 soldati: da informazioni assunte, veniva aperta una fossa
al giorno dagli stessi prigionieri in vita che provvedevano alla sepoltura).
Senza
perdermi d’animo mi reco presso il locale Municipio ove vengo ricevuto dal
Sindaco che a sua volta mi affida al segretario comunale; dott.ssa Volcova
Galina Maximovna. Illustro il motivo della mia visita e chiedo di rilasciarmi
un documento ufficiale che attesti l’effettiva sepoltura di Luigi Ciurlia in
quel cimitero e possibilmente il numero della tomba/fossa. Il segretario
comunale dà subito disposizioni ed in cinque minuti l’impiegato e ritorna con
un libro ingiallito dal tempo che il segretario sfoglia ed immediatamente
individua l’elenco dei soldati italiani ivi sepolti, battuto a macchina in
caratteri cirillici. Ad alta voce legge in russo: “ Ciurlia Luigi di Stefano. 1912 Taurisano,
soldato morto il 18.3.1945, tomba n° 18”
A
quel punto chiedo che mi venga rilasciata copia del documento e dopo un primo
rifiuto insisto,facendo tradurre all’interprete il mio rammarico; “Signora, la
prego di rilasciarmi una fotocopia; la guerra è finita dal 1945 e sono venuto
in segno di pace e di riconciliazione”; finalmente il segretario mi consegna
copia dell’elenco dei 64 soldati italiani sepolti a Kirsanov (una vera
esclusiva. ved. stralcio all. doc.9). Ringrazio e ricambio la cortesia
consegnandole lo spartito musicale dell’opera “Kirsanoff” scritta dal compianto
maestro taurisanese Martino Manco su parole/lirica di Stefano Ciurlia (doc.6).
Torno
quindi al cimitero felice di poter portare finalmente un fiore sulla tomba di
mio zio e nel tragitto mi imbatto in un ufficiale russo in divisa che invito a
seguirmi per accendere insieme una candela alla memoria nel cimitero di
Kirsanov; con fare gentile l’ufficiale mi segue e sulla tomba degli italiani ci stringiamo la mano in segno
di pace consegnandoli un ramoscello di
ulivo portato da Taurisano (doc.7), così riconciliando simbolicamente due
Popoli sui luoghi di guerra ed in mezzo alle tombe di tanti morti per la
libertà di tutti, indistintamente.
La
mia visita termina a Kirsanov attorno alle ore 15 del 16.8.2010 sotto un
solleone, mentre mi inginocchio sulla tomba n°18 e depongo un mazzo di fiori ed
una foto del tempo di mio zio Luigi, dopo aver piantato una piccola bandiera
dell’Italia, a mò di rivendica nazionale in
quei luoghi tanto tristi e solitari (doc.8)
Accompagno
la mia preghiera con un gesto spontaneo “benedicendo laicamente” con un segno
di croce quella terra per me sacra, ma finora per i più, terra “sconsacrata”
secondo la tradizione comunista, ove però ora il popolo russo ha ritrovato la
speranza che diviene anche lì preghiera” di pace e d’amore per l’unico Dio.
[1]
Relazione del Viaggio compito in Russia a Tambov-Kirsakov il 15-16 Agosto 2010,
ed apparsa sul quotidiano Nuova Taurisiano, Anno XXII, n. 2, luglio 2011. L’Autore ha prodotto un filmato di questo
viaggio della durata di 22 minuti, che è stato presentato al Convegno 2Soldati
Salentini” svoltosi a Gallipoli il 22 novembre 2012.
giovedì 4 gennaio 2018
Storie di Prigionia
Evoluzione
della esperienza di un prigioniero alleato
Un
australiano tra i partigiani biellesi
Malcolm R.
Webster[1]
Mi arruolai nel giorno del mio diciannovesimo compleanno e lasciai l'Australia per il Medio Oriente nel tardo 1940. Seguendo lo sfollamento delle truppe da Creta, mi trovai sul cacciatorpediniere britannico "Hereward", che fu colpito e poi affondato nello stretto di Kaso a causa di un bombardamento della Luftwaffe tedesca il 29 maggio 1941. La nave venne abbandonata alle 6.45 del mattino e dopo 5 ore in mare senza un giubbotto di salvataggio venni salvato da una torpediniera della Marina italiana. Questa azione contro
Molti soffrirono di denutrizione, altri di "beri-beri", malattia causata dalla mancanza di frutta e verdura, necessarie per mantenere nel corpo il giusto livello di vitamina B. Molti prigionieri di guerra finirono nell'ospedale di Udine, io compreso, perché mi ammalai di "beri-beri" e di setticemia, a causa di una infezione al piede che richiese un intervento chirurgico. Sebbene l'esistenza nel campo Pg 57 fosse dura e difficile, il morale venne sostenuto da molte attività: concerti, dibattiti, lezioni, gare di quiz, tornei a carte, e competizioni sportive di cricket, calcio e atletica fra le squadre delle varie baracche. All'inizio del
L'aprile 1943 vide la spedizione dei prigionieri di guerra con il grado di sergente ai campi di lavoro. Io, in un gruppo di cinquanta uomini fui mandato al campo di lavoro numero 106 nella cascina Oschiena, vicino a Vercelli, a lavorare nei campi di grano e nelle risaie. La sistemazione era sgradevole, le baracche di legno erano piccole e sovrappopolate, mancava l'aria a causa delle doppie porte tenute chiuse dalle guardie. Dato che questa situazione causò molto disagio durante le notti calde, organizzammo in maniera tipica uno sciopero e ci rifiutammo di lavorare. A poco a poco, le condizioni migliorarono, la fornitura di cibo si poteva definire buona, con doppie razioni rese più consistenti dai generi extra provenienti dalla fattoria. Tutto ciò unitamente ai pacchi di cibo della Croce rossa, migliorò presto la nostra condizione fisica. Progressivamente divenne chiaro che gli italiani erano disillusi dal regime fascista e dall'alleanza con
Io sorteggiai William Wrigglesworth, un membro della mia unità dell'esercito, gli altri due erano Roger Wettenhall e Bert Ridgway. Il 24 novembre ogni coppia andò in direzioni diverse ma, fondamentalmente, a nord. Dopo alcune settimane Bert Ridgway si consegnò alle autorità a causa della sua salute compromessa. Roger Wettenhall fu fermato e arrestato dalla polizia italiana il 17 gennaio 1944 e, dopo l'interrogatorio al quartiere generale fascista di Vercelli, fu mandato in prigione a Novara dove, una settimana più tardi, fu preso dai tedeschi e portato a Milano e poi nello stalag V
Io e il mio compagno continuammo a vagare nella campagna a nord di Vercelli e ci dirigemmo gradualmente verso Domodossola, quando fummo intercettati da un membro di una organizzazione antifascista operante nella zona di Borgosesia. Venimmo portati in un campo fra le montagne, comandato da un patriota antifascista, Moscatelli. In questo campo incontrammo un altro australiano, di nome Frank Jocumsen, che avevamo conosciuto al campo Pg 57 vicino a Udine. Frank sarebbe diventato piuttosto famoso in quella zona, per le sue imprese contro il nemico. Io e i miei compagni lasciammo il gruppo di Moscatelli dopo un breve soggiorno; poiché non avevamo armi, fummo molto fortunati a evitare la cattura da parte dei fascisti mentre passammo per Borgosesia.
Qualche giorno più tardi giungemmo a Mezzana dove venimmo aiutati dalla famiglia di Cellio e Mariettina Confienza, i quali, in quel periodo, avevano due figli piccoli, Giacomo e Tiziano. Trascorremmo tre settimane a casa dei Confienza, dormendo di notte e nascondendoci di giorno sulle colline vicine. Poi, a causa dell'incrementata attività repubblicana ed alle frequenti fughe in quella zona, si rese necessario lasciare Mezzana e vivere in collina. I rifugi vennero costruiti in mezzo alla brughiera e fra gli alberi. L'erica venne impiegata per ricoprire il tetto ma anche come giaciglio: un capolavoro che orgogliosamente chiamammo "Australia house". Mezzana venne sottoposta ad una crescente pressione dovuta alle perquisizioni dei fascisti, disperatamente alla ricerca di due australiani che - sembrava - si trovavano sempre un passo più avanti, grazie ai preavvisi opportuni di Cellio e Mariettina, il cui coraggio fu incredibile e mai dimenticato. Dopo aver costruito i due rifugi, poi eliminati, dovemmo trascorrere un certo periodo di tempo in una grotta, fino a quando un abitante, insospettitosi, la scoprì e dovemmo, su consiglio di altri abitanti del paese abbandonare subito anche questo rifugio. In quel periodo si unirono a noi due soldati inglesi che erano stati catturati in Tunisia e che erano stati nascosti in un altro paese, dove un loro compagno e alcune persone che li avevano aiutati erano stati arrestati dai repubblicani. Temendo per la loro salvezza chi li aiutava decise che essi avrebbero vissuto nelle colline con noi due. Verso la fine di marzo 1944 decidemmo di allontanarci da Mezzana verso le "colline rosse": una valle profonda e appartata con un fiumicello fu individuata vicino a Rongio.Era l'ideale, e così si scavò un locale sotterraneo sul lato di una collina scoscesa, camuffata completamente con piante ed erba. La "trincea" fu chiamata "riposo dei vagabondi" e fortunatamente non fu mai scoperta. Cucinavamo solo di notte con un piccolo fuoco reso invisibile. Una stretta sorveglianza fu mantenuta dall'alba al tramonto, mettendo una sentinella su un albero della collina più alta: quando veniva avvistata una pattuglia nemica oppure una persona sospetta ci ritiravamo nella valle e restavamo nascosti fino a quando la via ritornava libera. I rifornimenti di cibo erano raccolti a Mezzana ogni domenica sera, il tutto organizzato attraverso
Dopo il 15 marzo del 1944 provammo una grande delusione dopo che il leader britannico Churchill aveva anticipatamente dichiarato che il mondo sarebbe stato testimone del più grande evento della storia entro le "idi di marzo": senza dubbio faceva riferimento all'apertura del secondo fronte nell'Europa occidentale, che però non avvenne. Nonostante le difficoltà e la continua minaccia di cattura e la possibile condanna a morte, mantenemmo alto il morale, determinati a sopravvivere; avevamo anche pianificato un altro tentativo per
Sfortunatamente i civili dovettero sopportare le rappresaglie e le atrocità loro inflitte; le case vennero bruciate ed anche i paesi indifesi subirono il bombardamento aereo della Luftwaffe tedesca. Molte persone vennero imprigionate, alcune giustiziate per aver aiutato i partigiani. I soldati nemici presero spesso degli ostaggi allineandoli al muro e minacciandoli di morte se fossero stati attaccati dai partigiani. Questa tattica frustrò abbastanza
Finalmente
Ora vivo vicino a Melbourne, in
pensione dal 1983 dopo aver lavorato in un'industria automobilistica. William
Wrigglesworth, mio fedele compagno, morì il 25 maggio 1987 per un attacco
cardiaco, all'età di 70 anni, dopo aver sofferto per molti anni di malattie
cardiache.
Espressi grande ammirazione per i civili italiani che mostrarono coraggio e resistenza durante la sofferenza della rappresaglia e i maltrattamenti causati da un nemico spietato; il loro esempio rafforza certamente il coraggio e la volontà di tutte le forze partigiane.
Espressi grande ammirazione per i civili italiani che mostrarono coraggio e resistenza durante la sofferenza della rappresaglia e i maltrattamenti causati da un nemico spietato; il loro esempio rafforza certamente il coraggio e la volontà di tutte le forze partigiane.
Rendo ora un omaggio particolare
a tutte le persone che rischiarono gravi pene se sorpresi ad aiutare i
prigionieri di guerra evasi, ed in particolare Cellio e Mariettina Confienza, i
quali, con grave rischio, furono gli organizzatori principali del mio
mantenimento e di quello dei miei tre compagni per cinque mesi. Cellio
Confienza che fu anche partigiano, morì per un attacco cardiaco, a Lima, il 4
gennaio 1962, all'età di soli 54 anni; sua moglie Mariettina vive ancora a Lima
con il figlio più giovane, Tiziano. Infine un ringraziamento alla famiglia
Zampese di Scoldo, che mi prese a cuore e mi trattò come un suo membro e
all'amicizia così generosamente e calorosamente offerta dalla gente, nonostante
i terribili rischi corsi, che rese possibile la mia sopravvivenza durante un
periodo molto pericoloso della mia vita.
Traduzione di Lauretta Milanaccio
[1] Questo articolo è stato
pubblicato con il titolo di “Un australiano tra i partigiani
biellesi”in"l'impegno", a. IX, n. 1, aprile 1989 © Istituto per la
storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella
e Vercelli. . Ci si avvale della clausola che è consentito l'utilizzo solo
citando la fonte.
Iscriviti a:
Post (Atom)














