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sabato 30 novembre 2019

Prigionieri di guerra. Consistenza Numerica. Quadro genenerale

IL V FRONTE DELLA GUERRA DI  LIBERAZIONE
La consistenza numerica



Medaglia concessa ai prigionieri di guerra in Belgio
In Itala non esiste nessuna medaglia o distintivo per i prigionieri di guerra


I cicli operativi che le Forze Armate Italiane condussero e subirono a partire dal 10 giugno 1940 che portarono ad avere prigionieri in mano al nemico possono essere nelle dimensioni generali, suddivisi cronologicamente nel seguente modo:
-          Africa settentrionale, febbraio 1941
-          Africa orientale, novembre 1941
-          Russia, febbraio 1943
-          Africa settentrionale novembre 1942
-          Africa settentrionale, Tunisia, maggio 1943
-          Sicilia, agosto 1943
I soldati che caddero prigionieri durante la crisi armistiziale negli scacchieri francesi, balcanici, ed in Italia nel settembre 1943 non sono considerati da chi li catturò prigionieri di guerra ma con una invenzione che non ha riscontro nel Diritto Internazionale Internati Militari, ovvero una dizione in contraddizioni di termini in quanto l’internamento è un istituto predisposto per le persone non militari, i civili, mentre per i militari, come visto, vi è l’istituto della prigionia. Questo, peraltro, per il nostro approccio è indicato come il IV Fronte della Guerra di Liberazione, a cui rimandiamo.

mercoledì 20 novembre 2019

Il priginiero di guerra Concetto 4

IL V FRONTE DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE






Il prigioniero di guerra, per il proprio Paese è un soldato che deve continuare a combattere la guerra anche in mano al Paese nemico che lo detiene. Al momento del termine della prigionia, al rimpatrio, il suo comportamento in prigionia sarà valutato secondo le norme militari vigenti.
Per quanto concerne il soldato italiano lo status di prigioniero poteva essere rivestito dal momento della dichiarazione di guerra il 10 giugno 1940. Con la firma dell’armistizio del 1943 si apre una pagina quanto mai complessa in termini di prigionia in quanto, ad esempio l’armistizio fu firmato solo con la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, mentre l’altra grande nazione della coalizione delle Nazioni Unite, l’Unione Sovietica non era presente. Vedremo le conseguenze e gli sviluppi di questa situazione, così come di quella francese; come noto la Francia aveva due poteri: quello appartenente alla coalizione hitleriana, detto di Vichy, e quello della cosiddetta Francia Libera, il primo con a capo il gen. Petain il secondo con a capo il generale De Gaulle. L’Italia aveva dichiarato guerra alla Francia il 10 giugno 1940 e firmato con essa un armistizio il 25 giugno 1940. In base a ciò nessun soldato poteva essere prigioniero dei francesi. In realtà, come vedremo, oltre 15.000 soldati italiani dal 1843 al 1945 furono prigionieri dei francesi in violazione di ogni norma di Diritto Internazionale.
Il soldato italiano prigioniero aveva quindi da rispettare un proprio codice di comportamento al quale la stragrande maggioranza si è ispirata sia durante la guerra che al momento della crisi armistiziale, codice di comportamento basato sulla propria personalità, nella difesa sempre della propria dignità e derivante dal giuramento prestato che definiva il proprio senso del dovere  e della disciplina e, quindi,  dal conseguente obbligo di impegnarsi contro il nemico della propria Patria, intendo per nemico quello indicato dall’autorità costituita. In questo contesto il prigioniero di guerra italiano era ed è considerato un combattente che ha fatto il proprio dovere fino al limite delle proprie possibilità.

domenica 10 novembre 2019

Il prigioniero di guerra Concetto 3


Il V FRONTE DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE




Il soldato che cade, dopo aver fatto il suo dovere fino all’estremo in mano nemica è considerato prigioniero. Fin dalla antichità cadere prigioniero non era una bella cosa e la Patria generalmente assumeva atteggiamenti molto critici nei loro confronti se non di condanna. In ambito militare il tema ella prigionia viene sempre trattato con un certo distacco e spesso ignorato, preferendo trattare le benemerenze di coloro che, più fortunati, non solo non hanno subito la sorte dei prigionieri, ma vice versa hanno contribuito con il loro comportamento ad accrescere il retaggio di gloriose tradizioni militari. Lo stesso nemico per secoli mostrava di non avere pietà per i prigionieri che spesso uccideva a fil di spada, o riduceva in schiavitù
Solo alla fine dell’ottocento, accanto alle norme che regolavano il trattamento dei feriti e degli ammalati, accanto anche a quelle riguardanti il combattente vero e proprio si svilupparono norme riguardanti colui che cadeva prigioniero. La seconda guerra mondiale fu combattuta sulla base della Convenzione di Ginevra firmata dalla stragrande maggioranza degli Stati all’epoca esistenti nel 1929 in cui si codificò diritti, doveri, criteri e comportamenti relativi ai prigionieri di guerra. Occorre peraltro constatare che non sempre le norme di tale convenzione sono state rispettate nel corso della guerra, spesso la Convenzione applicata secondo i propri esclusivi interessi. Occorre rilevare che la condizione di prigioniero di guerra nel Diritto Internazionale nasce nel momento in cui viene dichiarata la guerra e termina con la firma del Trattato di pace. Uno status quello di prigioniero che implica essere prima di tutto un soldato; per colui che soldato non è nel Diritto Internazionale esiste la figura dell’Internato, oppure del Deportato per ragioni politiche, etniche, religiose, razziali ecc. La seconda guerra mondiale ha mostrato che il corpo di norme elaborato fino ad allora si dimostrò molto fragile, ed infatti arbitri, abusi e violazioni si ebbero su larga scala.

mercoledì 30 ottobre 2019

Il prigioniero di guerra Concetto 2

IL V FRONTE DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE 




I prigionieri di guerra erano italiani come ogni altro italiano. E fecero le loro scelte. Anche qui ci fu chi rimase fedele alla vecchia alleanza, chi rimase indifferente ad ogni sollecitazione cercando solo di sopravvivere, e chi scelse modi ed azioni tali che combatterono la Germania e contrastarono la sua determinazione a trasformare l’Europa ed i territori da lei conquistati, attraverso la vittoria della guerra che si stava combattendo, nel già annunciato Reich millenario ad impronta totalmente nazista.
Il corollario di questo assunto è che non si possono escludere questi italiani dal quadro generale della Guerra di Liberazione, una omissione che sarebbe arbitraria e limitativa delle scelte che gli Italiani fecero durante la crisi armistiziale. Anche qui occorre superare il binomio fascismo-antifascismo, in quanto, come detto, la Guerra di Liberazione non fu combattuta solo da fascisti ed antifascisti, una limitazione che è alla base di perduranti conflitti e tragedie e divisioni, ma anche da coloro che, superato l’aspetto ideologico, volevano fare qualcosa per essere liberi e liberare l’Italia da un occupatore ex alleato e, in modo indiretto, da ex nemici, ora alleati, che promettevano di darci  quella libertà che, per esperienza, nessuno dona ma che deve essere conquistata.
Nasce in questo contesto un altro gruppo di italiani che combatte in modi molti diversi da quelli tradizionali la Germania ed i suoi alleati, che nel loro insieme sono il nemico.
Nasce di conseguenza un altro fronte della Guerra di Liberazione, che noi chiamiamo il V fronte, che si affianca agli altri in modo parallelo e spesso intercomunicante a ma anche lontano per altri versi, basti pensare alla azione delle I.S.U statunitensi che operano al di là dell’Atlantico, ma che sono parte integrante della Guerra di Liberazione.
Premessa indispensabile per comprendere le azioni dei prigionieri di guerra come partecipanti nel V Fronte della Guerra di Liberazione è dare un rapido sguardo alla loro consistenza, ed alla loro dislocazione geografica, determinate entrambe da 39 mesi di guerra con i paesi delle Nazioni Unite.

domenica 20 ottobre 2019

Il prigioniero di guerra. Concetto



 IL V FRONTE DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE 




L’approccio che abbiamo adottato per comprendere che cosa è la Guerra di Liberazione ed individuare i suoi caratteri ed i suoi protagonisti, come visto, pone al centro colui che in qualsiasi modo ha partecipato alla lotta per un Italia, secondo il portato del nostro processo unitario, che fosse libera di scegliere non solo il proprio presente ma anche il proprio futuro. La crisi armistiziale mise in discussione tutto questo e la Germania, a capo della coalizione hitleriana aveva considerato l’Italia non un alleato che potesse uscire dalla guerra liberamente ma prima, dalla caduta del fascismo, un potenziale nemico e con la proclamazione dell’armistizi un nemico vero e proprio. Da qui la occupazione del suo territorio fin dove era possibile, il disarmo delle sue forze armate, l’internamento senza lo status di prigionieri di guerra di tutti i soldati italiani in violazione di tutte le norme del Diritto internazionale. La Germania non dichiarò mai guerra all’Italia, ma si comportò come un nemico usandola violenza bellica in modo generale contro l’Italia sostenuta e giustificata solo dai suoi interessi e prospettive.
La opposizione a tutto questo, come abbiamo visto, da parte degli Italiani, diede vita al contrasto anche con le armi alla azione germanica. Chiunque si opponesse alla Germania ed alla sua azione entrava a far parte della schiera, secondo il nostro approccio, di chi combatteva la Guerra di Liberazione al fine di riconquistare la piena sovranità su tutto il territorio nazionale, riacquistare la libertà di decidere il proprio presente e futuro ed in sostanza essere liberi di decidere.
In questo contesto anche quei italiani che durante la guerra dell’Italia monarchico-fascista avevano avuto la sfortuna di cadere in potere dei nemici del tempo, cioè i prigionieri di guerra, ebbero le loro opportunità di scelta se partecipare, in modi che vedremo, alla Guerra di Liberazione, cioè a dire a combattere la Germania e la coalizione hitleriana nel grande quadro della Seconda Guerra Mondiale.


giovedì 10 ottobre 2019

QUADERNI DEL NASTRO AZZURRO Sommario e Nota Redazionale

 SOMMARIO
 Anno LXXIX, Supplemento IX, 2018, n. 4, 10° della Rivista “Quaderni”  www.istitutodelnastroazzurro.it indirizzo:centrostudicesvam@istitutonastroaz zurro.org 

Editoriale del Presidente.  Carlo Maria Magnani: 


IL MONDO DA CUI VENIAMO: LA MEMORIA           

APPROFONDIMENTI 

AA.VV, La Battaglia di Vittorio Veneto. Ricostruzione ed Analisi.
Luigi Marsibilio, La Battaglia di Vittorio Veneto 
Osvaldo Biribicchi, Comando Supremo Regio Esercito. Le truppe italiane negli altri campi della Grande Guerra 
Massimo Coltrinari, Un elenco Glorioso. Le Armate Italiane a Vittorio Veneto nella versione del Comando Supremo.
 Alessia Biasiolo, L’Impero italiano in epoca fascista 

DIBATTITI 
Giovan Battista Birotti, Soldati e contadini. L’Esercito giapponese nel periodo Meiji (1868-1912)

ARCHIVIO 
Redazionale, Chiara Mastroantonio, Lo Statuto della Legione AzzurraPag.00 

MUSEI,ARCHIVI E BIBLIOTECHE 

Alessio Pecce, Giulio Moresi, aspirante ufficiale, bersagliere, caduto il 17 agosto  1917 sull’Hermada, sul Carso. Il Ricordo  

Posteditoriale: Antonio Daniele, Il Calendario azzurro per il 2019

IL MONDO IN CUI VIVIAMO: LA REALTA’ DI OGGI 

UNA FINESTRA SUL MONDO Sandra Milani, L’uso delle sostanze stupefacenti come strategia nella guerra e nel terrorismo islamico

GEOPOLITICA DELLE PROSSIME SFIDE Luca Bordini, Riflessioni sulla comunicazione digitale delle Forze Armate 

Autori. Hanno collaborato a questo numero.
Articoli di Prossima Pubblicazione
Segnalazioni Librarie. 

CESVAM NOTIZIE Centro Studi sul Valore Militare 

I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 5°, V, 2018,  Maggio 2018, n. 30 
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 5°, VI, 2018  Giugno 2018, n.31.
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 5°, VII, 2018, Luglio 2018, n. 32

“Quaderni” on line sono su: www.valoremilitare.blogspot.com 

PER FINIRE Massimo Coltrinari,  Il Valore Militare attraverso le Cartoline Militari ed oltre 

Nota redazionale: Il seguito di riflessioni in questo fine anno non può portare che ad aggiustamenti sulla attività del CESVAM. Si dovrà porre maggiore attenzione alle attività esterne del CESVAM stesso e porre delle pregiudiziali di collaborazione che siano allineate al livello di ambizione del CESVAM. Il dibattito che necessariamente deve esistere all’interno deve passare attraverso una distinzione. L’Istituto del Nastro Azzurro ha due componenti che lo distinguono dalle altre Associazioni 
Combattentistiche.  La prima. È quella dell’associazionismo combattentistico” in cui è necessario porre alla base la componente militare, quella di chi ha mostrato il proprio valore militare e gli è stato riconosciuto, quella associativa e in parte reducistica. Tutti elementi che fanno capo, almeno per i militari, alla legge dei Principi del 1977 che deve animare ogni militare della Repubblica se si vuole definire tale. In pratica è una funzione verso l’interno dell’Istituto, nelle sue componenti ed articolazioni.  La seconda. Quella di Ente Morale, che deve ispirare l’azione dell’Istituto del Nastro Azzurro al pari dei suoi similari (Istituto della Previdenza Sociale, Istituto per la Storia del Risorgimento, Croce Rossa, ecc.) in cui la componente militare è sempre presente, in cui emerge quella di chi ha mostrato il proprio valore militare, ma non gli è stato riconosciuto ufficialmente con le previste decorazioni e modalità, in cui emergono in oltre misura la disponibilità, l’altruismo, il senso di appartenenza, le tradizione militari dei Corpi e delle Unità, il senso del servizio, e soprattutto la volontà di portare i principi statutari anche verso l’esterno, verso le componenti della società civile, le nuove e le vecchie generazioni, nelle forme più efficaci. In pratica è una funzione verso l’esterno dell’Istituto.  Fra le due componenti vi deve essere sinergia, armonia, collaborazione. Occorre in tutti i modi che non emergano contrasti, invidie, contrapposizioni, prese di posizioni imposte, intolleranza. Qualora queste emergessero sarebbe un gravissimo errore quello di affrontarle di petto, con ”fieri ed animati accenti”; più opportuno ed intelligente sarebbe la soluzione che adotti pazienza, silenzio, comprensione e soprattutto mettere spazio e tempo per spegnere ogni fuoco o fuocarello. A questo proposito viene in aiuto Italo Calvino, il quale scrive in “Le città invisibili” 

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se n’è uno, è quelle che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne: il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in merito all’inferno, non è l’inferno, e farlo durare, e dargli spazio.” 


lunedì 7 ottobre 2019

QUADERNI DEL NASTRO AZZURRO n. 4 del 2019 Copertine




ANNO LXXX, Supplemento IX, 2018, n. 4

In Copertina
Medaglia della Vittoria coniata e firmata da Luciano Zaniella
prodotta in tiratura limitata
67 mm di diametro e pesa 140 grammi
Disponibile in bronzo similoro
E' possibile richiederla alla Presidenza dell'Istituto del Nastro Azzurro
(segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)


giovedì 3 ottobre 2019

Campo di concentramento di Boldogassony Notizie


Situata a 18 km a est di Nezader.

Secondo la tradizione, II. Durante il regno di re Andrea , Fertő inondò diversi villaggi. Invece, hanno fondato l'attuale insediamento nel 1240 . 1324 in "Zenmária" è stato primo nome citato. Era un insediamento nei tempi antichi. Al confine con Mosonszentandrás ci sono reperti di un insediamento romano significativo Il santuario di Maria era già noto nel 13 ° secolo . La sua vecchia chiesa fu costruita nel 14 ° secolo e fu distrutta dai turchi nel 1529 . L'immagine della misericordia di Maria fu portata qui nel 1661 da Fraknódalla cappella del castello dove apparteneva all'Eszterházyak . Il Pál Esterházy (Palatino) dal 1668 nel tempio e il monastero ricostruito nel 1683 in Turchia nuovamente distrutto. Tra il 1696 e il 1702 fu ricostruito secondo i piani dell'italiano Francesco Martinelli . In origine, aveva una torre che era caduta poco dopo la dedica. Vedendo il segno celeste, il duca ordinò la costruzione di due torri. Vecchio famoso luogo di pellegrinaggio.
Nel 1910 , dei 2732 abitanti, 1970 erano tedeschi e 756 ungheresi . Fino al trattato di pace di Trianon, apparteneva al distretto Nezsideri della contea di Moson .
Nel 1678 Pál Esterházy si stabilì ebrei derubati dai soldati dalle tenute del cortile dell'abbazia di Heiligenkreuz Il loro numero raggiunse il picco nel 1876 , quindi vi abitarono 864 ebrei. Nel marzo del 1938 , dopo l' Anschluss , fu istituito un campo di insediamento. Furono radunati circa 400 abitanti ebrei dell '"Angolo infettivo". Ad aprile la maggior parte di loro ha attraversato il confine ungherese, quindi la comunità ebraica qui ha cessato di esistere. La loro sinagoga fu demolita nel 1939 , solo il loro cimitero è sopravvissuto fino ad oggi.

Nel 1914 , alla periferia del villaggio , un campo di prigionieri di guerra fu istituito su un terreno di proprietà Esterházy C'erano 15.000 prigionieri nel campo e furono costruite circa 200 capanne. 1915 in un tifo epidemia nel 2000, più di un paio di giorni in russo , serbo , italiani prigionieri sono morti. Il campo era dotato di approvvigionamento idrico e illuminazione pubblica. Oggi, 2.363 tombe sono registrate nel parco commemorativo.
Nel 2001 , dei suoi 2856 abitanti, c'erano 2503 austriaci, 209 ungheresi e 19 croati.

Attrazioni modifica ]


  • Tempio Santuario, che nel 1990 Ota " Basilica Minore indossa un" rango nel 1668 è stata costruita dal principe Paul Eszterházi, e dopo 1683 i turchi distrutte, ricostruita tra il 1696 e il 1702i Oggi è l'unica basilica del Burgenland. L'interno è considerato l'interno della chiesa barocca più bella del Burgenland .
  • Il monastero francescano fu ricostruito nel 1733 .
  • Il Calvario fu costruito nel 1683 e spostato nella sua posizione attuale nel 1958 .
  • Luogo di nascita di Mihály Mosonyi
  • Vicino al villaggio c'è un complesso termale con acqua termale.


amministrazione
paese Austria
provinciaBurgenland
rangocittà
camminareContea di Nezsider
Anno di fondazione1324
sindacoJosef Ziniel ( SPÖ )
codice postale7132
prefisso teleselettivo02 172
Targa del trafficoND
popolazione
Popolazione totale2862 persone (1 gennaio 2018) [1] +/-
densità di popolazione89 persone / km²
Dati geografici
Sul livello del mare. altezza119 anni
zona31,9 km²
fuso orarioCET , UTC + 1

sabato 28 settembre 2019

Campo di Comcentramento di Aschach Notizie

Mappa di localizzazione: Austria

Aschach an der Donau – Mappa

Il comune sorge lungo il Danubio, ai margini del bacino di Eferding nella regione dell'Hausruckviertel. Ha una superficie di 6 km² e l'1,8% del territorio è coperto da boschi.
Il paese è stato citato per la prima volta nel 777, in un documento relativo alla fondazione dell'abbazia di Kremsmünster. Già appartenuto al Ducato di Baviera, dal XII secolo passò al Ducato d'Austria. Nel 1490 Aschach fu aggregato al principato Österreich ob der Enns e ricevette da Massimiliano I d'Asburgo il diritto di mercato.
Il paese è stato occupato più volte durante le guerre napoleoniche e dal 1918 fa parte dello Stato federato dell'Alta Austria. Dopo l'Anschluss dell'Austria al Terzo Reich, dal 13 marzo nel 1938 appartenne al Gaudell'Oberdonau; nel 1945 furono ristabiliti i precedenti confini.

Aschach an der Donau – Stemma

Lo stemma: Partito di rosso e argento, coperto da due colori naturali, le vite incrociate due volte con un'uva nera e bianca e una foglia verde in ogni parte. Il rosso, il bianco e il verde sono i colori tradizionali del comune.
Il motivo dello stemma si riferisce alla viticoltura praticata già nell'Alto Medioevo nell'area di Aschach (ne fa cenno anche il documento relativo all'abbazia di Kremsmünster del 777). Il bianco e il rosso sono i colori dello stemma dei conti di Schaunberg, che fino agli anni 1870 detennero il potere politico e il casello di Aschach.
Aschach an der Donau – Veduta
  • Monumenti di interesse:
  • Il castello di Aschach an der Donau (Schloss Aschach an der Donau), appartenuto ai conti di Harrach, oggi è di proprietà privata. L'ala principale risale al XVI secolo; si affaccia su un parco ed è dotata di portici. L'ala orientale e l'altare maggiore della cappella sono stati costruiti da Johann Lucas da Hildebrandt nel 1709.
  • La chiesa parrocchiale della Croce del Danubio (Pfarrkirche mit dem Donaukreuz) venne ricostruita in stile gotico verso il 1490 in luogo di una precedente chiesa, la cui esistenza documentata risale al 1371. La Croce, posta sopra l'altare maggiore della chiesa, è legata a una leggenda: durante una piena del Danubio, nel 1693, la Croce fu tratta in salvo da due battellieri e in seguito un restauratore, malato, fu guarito durante i lavori di restauro della Croce. Nel 1976 la chiesa è stata rinnovata ed ampliata, secondo il progetto di Clemens Holzmeister.
  • Piazza Kurzwernhardt (Kurzwernhardt-Platz) è intitolata al farmacista Theodor Kurzwernhart, sindaco dal 1861 al 1864 e cittadino onorario di Aschach an der Donau. Sulla piazza si affacciano edifici storici, spazi verdi, ristoranti, caffè, una fontana e un monumento ai caduti.
  • Il Museo della pesca (Schoppermuseum) testimonia la storia del comune per quanto riguarda la navigazione sul Danubio, ospita una raccolta di artigianato storico e illustra l'evoluzione della pesca in Alta Austria.

  • Il mercato dell'artigianato ha luogo ogni anno in agosto in piazza Schopper (Schopperplatz), accanto al Museo della pesca; decine di artisti e artigiani vendono oggetti in legno, ceramica, tessuto, metallo e pietra. Inoltre sono venduti prodotti culinari della regione, mentre il programma culturale prevede musica regionale, teatro ed eventi per bambini.

Le frazioni sono Aschach an der Donau, Ruprechting e Sommerberg.

La pista ciclabile lungo il Danubio
In estate Aschach an der Donau è frequentata da cicloturisti: si trova lungo la pista ciclabile che va da Passavia a Vienna e offre numerose strutture ricettive.


Nel 2015 la composizione del consiglio comunale era la seguente: Partito Popolare (ÖVP) 11 seggi, Partito della Libertà (FPÖ) 6 seggi, Partito Socialdemocratico (SPÖ) 5 seggi, Verdi (Grünen) 3 seggi. Il sindaco è Friedrich Knierzinger (ÖVP).

mercoledì 25 settembre 2019

Grande Guerra Disertori non italiani


ALLEGATO 5

Roma, add' 21 agosto 1916
MINISTERO DELLA GUERRA
COMMISSIONE PER I
PRIGIONIERI DI GUERRA
N. 16595 di protocollo
OGGETTO: Internamento dei disertori di nazionalità non italiana
ALLA INTENDENZA GENERALE DEL R. ESERCITO

Mi pregio informare l'E. V. che i disertori di nazionalità non italiana che erano sparsi nei diversi reparti prigionieri di guerra sono stati riuniti in quelli di Bibbiena Taggia ed Aquila.
I due primi reparti contengono complessivamente 610 uomini di truppa e 25 ufficiali e sono al completo (meno per gli ufficiali pei quali sono ancora disponibili 2 posti a Taggia e 6 a Bibbiena).
Nel reparto di Aquila che è capace di contenere 8 ufficiali e 600 uomini di truppa, oggi vi sono disponibili 5 posti per ufficiali e 300 per truppa. Sembra a questa Commissione che sarebbe opportuno e più speditivo che nella zona di operazioni fossero i disrtori di nazionalità non italiana sgombrati direttamente su Aquila.
Epperò sarei grato a cotesta Intendenza Generale, se qualora nulla osti, vorrà compiacersi impartire alle competenti Intendenze di Armata gli ordini opportuni affinchè la proposta di questa Commissione possa avere pratica attuazione.
Quando il reparto di Aquila sarà prossimo ad essere al completo, questo ufficio destinerà altro locale a ricovero di disertori di nazionalità non italiana e subito lo segnalerà a cotesta Intendenza Generale.

IL TENENTE GENERALE PRESIDENTE
Spingardi

venerdì 20 settembre 2019

IMpiego prigionieridi guerra 2

5. Mercede ai prigionieri lavoratori. Quando trattisi di lavoro per conto di Amministrazioni pubbliche (Stato, provincie e comuni), eseguiti in economia, la mercede viene stabilita in ragione di 5 centesimi per ogni ora di lavoro, compreso, come sopra è detto. Il tempo occorrente per recarsi al lavoro e per ritornarne.
Oltre al pagamento della mercede ora detta le Amministrazioni pubbliche sono tenute al pagamento delle indennità di scorta, di cui al precedente numero 4.
Quando invece trattisi di lavoro per conto dio privati, la mercede per ogni ora di lavoro dovrà essere stabilita in misura corrispondente a quella degli operai liberi, per le stesse quantità e qualità di lavoro, tenendo però debito conto dei diversi elementi negativi che tendono a diminuire l'effettivo rendimento dell'opera dei prigionieri, quali sarebbero le limitazioni dipendenti dalla necessità della sorveglianza, il minore spirito di collaborazione e, soprattutto, la mancanza nei prigionieri dello stimolo dell'interesse, atto ad eccitare la produzione.
Qualunque sia la mercede ormai pattuita, i prigionieri non potranno tuttavia ricevere alla mano che la mercede di picchetto, in ragione di 5 centesimi all'ora di lavoro.
Tanto le Amministrazioni pubbliche quanto i privati impenditori dei lavori potranno, a titolo di incoraggiamento o di premio, per la qualità o quantità di lavoro prodotto, corrispondere, in più della mercede convenuta, ai prigionieri che ritengono esserne meritevoli, un compenso in tabacco, in viveri o in danaro, avvertendo però che il compenso in danaro non dovrà essere consegnato ai prigionieri ma all'ufficiale comandante la scorta, che lo accrediterà a ciascun interessato in apposito libretto di risparmio. Quando si debbano impiegare pochi prigionieri in lavori per i quali l'importanza o la difficoltà o l'accuratezza voluta nell'esecuzione, richieda speciale abilità e per i quali gli imprenditori abbiano offerto allo Stato mercedi elevate, denotanti il buon rendimento che si propongono di trarre dal lavoro, questa Commissione potrà cincedere ai prigionieri lavoratori una quota maggiore della mercede comune di picchetto (parte alla mano e parte accreditandola in un libretto di risparmio), e dare norme particolari sia per la custodia, sia per l'alloggiamento, sia per il vitto dei pochi prigionieri distaccati nel lavoro.
Le somme di cui sopra saranno, tanto nelle Amministrazioni pubbliche, quanto dai privati, versate all'ufficiale comandante la scorta, il quale ne rilascerà regolare quietanza, le introdurrà in cassa e le registrerà in entrata sul giornale di cassa, che terrà esclusivamente per lo scopo.
Con le dette somme l'ufficiale comandante la scorta provvederà ai pagamenti della mercede di picchetto ai prigionieri lavoratori, all'investimento in libretti di risparmio dei compensi che ai prigionieri non debbono essere consegnati alla mano ed al pagamento dell'indennità giornaliera al personale di scorta, registrando tutto in uscita nel giornale di cassa.
I corpi dai quali i reparti prigionieri dipendono come distaccamenti, a senso del disposto dal n. 87 della Raccolta, avranno la vigilanza sulla gestione, e si accerteranno che le somme pagate, tanto dalle Amministrazioni pubbliche che dai privati, siano regolarmente contabilizzate, che l'impiego della parte di esse devolute ai prigionieri e alla scorta sia fatto a norma delle disposizioni precedenti, e raccoglieranno, mensilmente, nelle proprie casse le eccedenze rimaste nelle casse degli ufficiali comandanti le scorte, in attesa di ordini per il versamento, ordini che saranno dati prossimamente da questa Commissione (vedi circolare 1152 del 17 gennaio 1917).
Il controllo di cui al Comma precedente sarà esercitato con retroattività sulle gestioni passate, così la raccolta dei fondi, rimasti eccedenti.
6. Direzione tecnica dei lavori. Alla direzione tecnica dei lavori provvedono le Amministrazioni pubbliche interessate ed i privati assuntori. Spetta loro altresì la fornitura degli attrezzi  e degli arnesi necessari, ed ove occorra, anche del relativo vestiario speciale (giacche di tela o di fustagno, cappelli di paglia, ecc.).
In alcuni casi, della direzione tecnica dei lavori possono anche essere incaricati ufficiali e militari di truppa di speciale competenza in materia, all'uopo designati, specie quando trattisi di lavori rimboschimento. Valgono per questi lavori le norme dettate con la circolare n. 19887, che qui appresso si riproducono.
7. Ispezioni ai lavori. Per vegliare sull'uniforme e regolare applicazione delle norme date con la presente circolare, si pregano i comandi di corpo d'armata, nel cui territorio abbiano luogo lavori con prigionieri di guerra, di incaricare uno degli uffciali di grado più elevato addetti ai reparti prigionieri a recarsi saltuariamente e improvvisamente sul luogo dei lavori, per accertarsi delle condizioni igieniche, di alloggiamento, di vitto dei prigionieri, della regolare gestione delle mercedi, della esistenza di una direzione tecnica ai lavori, della disciplina dei gruppi di lavoratori, dell'osservanza rigorosa, in una parola, delle norme sancite con la presente circolare, allo scopo di prevenire debolezze od abusi nel trattamento dei prigionieri stessi.

Il Tenente generale presidente della Commissione: P. SPINGARDI

Con circolare n. 137 del 19 febbraio 1917, pubblicata nella dispensa 13° del Giornale militare di pari data, il Ministero della guerra d'accordo con quello dell'agricoltura ha stabilito quanto segue circa l'impiego di prigionieri di guerra in lavori agricoli:
Su domanda di associazioni di agricoltori o privati conduttori di fondi rustici, le Commissioni provinciali di agricoltura potranno chiedere alla Commissione per i prigionieri di guerra in Roma l'opera di detti prigionieri.
La sorveglianza, la disciplina o l'amministrazione di essi continuerà ad essere affidata all'amministrazione militare. Di regola i distaccamenti di prigionieri saranno della forza di 100 uomini ma questa potrà essere diminuita fino ad un minimo di 30 quando le condizioni dell'agricoltura locale lo esigano.
Il concesionario dovrà corrispondere allo Stato per ogni ora di lavoro compiuto da ciascun prigioniero (compreso il tempo necessario per recarsi dall'alloggiamento notturno al luogo del lavoro, e ritorno) la mercede che verrà fissata dalla Commissione provinciale di agricoltura.
Dovrà inoltre il concessionario provvedere all'alloggiamento tanto per i prigionieri quanto per l'ufficiale e la truppa di scorta. I concessionari dovranno contribuire alla sorveglianza dei prigionieri lavoratori, per evitare durante il lavoro ogni tentativo di evasione, sotto pena di ritiro della concessione.
La suprema direzione tecnica dei lavori di rimboschimento è affidata al tenente senatore Eugenio FAINA, nominato, con decreto luogotenenziale 8 agosto scorso, regio commissario ai rimboschimenti.
Da lui dipendono quindi direttamente gli ufficiali e il personale di truppa che, per la loro competenza tecnica in materia, sono incaricati appunto dalla direzione dei lavori nelle singole loalità, ove sono all'uopo distaccati i nuclei di prigionieri lavoratori.
I prigionieri lavoratori sono normalmente agli ordini e alla diretta dipendenza disciplinare amministrativa degli ufficiali comandanti i reparti prigionieri o i distaccamenti, a seconda che i prigionieri si recano giornalmente al alvoro dalla sede del reparto cui appartengono per farvi ritorno  giornalmente a pernottare o che sono distaccati permanentemente nella zona del lavoro.
Invece durante le ore del lavoro i prigionieri passano alla dipendenza degli ufficiali tecnici i quali sono in questo caso incaricati della loro disciplina e dell'impiego degli uomini di truppa di scorta nella sorveglianza, assumendo così anche l'intera responsabilità della custodia dei prigionieri.
L'orario (10 ore, esluso il tempo occorrente per la consumazione dei ranci sul posto, e compreso quello di andata al lavoro e di ritorno agli alloggiamenti) sarà stabilito dall'ufficiale tecnico direttore dei lavori, d'accordo col comandante il distaccamento o della scorta, specie per quanto ha tratto alla consumazione del rancio.
Gli ufficiali e militari di truppa tecnici non potranno essere comandati ed altri servizi, all'infuori di quello tecnico, cui sono dall'autorità tecnica preposti.
La sospensione come la cessazione del lavoro e lo spostamento dei distaccamenti da un luogo ad un altro sono di competenza del regio commissario, che dovrà darne preventivo avviso al comandante del reparto.
Quando sorgessero divergenze, l'ufficiale tecnico ne informerà il regio commissario ai rimboschimenti per le decisioni del caso, se di sua competenza e quando trattisi di questioni che interessino anche l'autorità militare, il regio commissario stesso ne riferirà alla Commissione dei prigionieri di guerra.

giovedì 12 settembre 2019

Impiego Prigionieri di Guerra 1


ALLEGATO 6

Roma, addì 14 novembre 1916
MINISTERO DELLA GUERRA
COMMISSIONE PER I
PRIGIONIERI DI GUERRA
CIRCOLARE
N. 24112 di protocollo
OGGETTO: Norma sull'impiego della mano d'opera dei prigionieri di guerra
AI COMANDI DI CORPO D'ARMATA TERRITORIALI
AI COMANDI DEI REPARTI PRIGIONIERI DI GUERRA

Questa Commissione stima opportuno di riassumere nella presente circolare, di chiarire e completare tutte le norme intese a disciplinare l'impiego della mano d'opera dei prigionieri di guerra sin qui emanate con le circolari nn. 6583, 9442 e 14746, le quali s'intendono pertanto abrogate.
1. Forze dei drappelli di prigionieri lavoratori. Di massima e preferibilmente i prigionieri non dovranno essere impiegati in gruppi di forza inferiore a 50 uomini, per evitare un soverchio frazionamento dei drappelli di sorveglianza. Potranno tuttavia ed eccezionalmente essere impiegati, a seconda delle circostanze e per accertate necessità, anche in gruppi di forza varia, inferiore alla predetta, specie quando il luogo del lavoro trovasi nelle immediate vicinanze di un campo di concentramento di prigionieri, dal quale sarebbero giornalmente distaccati, e al quale farebbero ritorno a lavoro ultimato; oppure quando trattisi di pochi operai specializzati per riattivare piccole industrie sofferenti per mancanza di mano d'opera, o di promuoverne altre, per le quali non sia possibile trovare operai specializzati nel nostro paese.
2. Trattamento dei prigionieri lavoratori. Tutte le norme relative al trattamento dei prigionieri di guerra contenute nel capo VII della Raccolta, sono, di massima, ed in quanto possibile, applicabili ai prigionieri lavoratori, colle seguenti avvertenze:
a) Disciplina e sorveglianza. La disciplina dei prigionieri addetti ai lavori e la loro sorveglianza, intesa ad evitare eventuali evasioni, sono esclusivamente e rigorosamente affidate, sotto la loro responsabilità, alle autorità militari territoriali da cui essi dipendono. Le dette autorità provvederanno quindi a costituire i reparti o gruppi concessi, riunendo assieme, possibilmente, i prigionieri della stessa nazionalità, e li avvieranno al luogo del lavoro, sotto conveniente scorta, strettamente non inferiore ad 1/10 e non superiore ad 1/5 dela forza dei prigionieri.
Le autorità preposte alla disciplina dovranno avere presente che la facoltà di servirsi della mano d'opera dei prigionieri è da parte dello Stato un diritto riconosciuto dalla Convenzione IV dell'Aia.
Soltanto gli ufficiali, gli alfieri, i cadetti e gli aspiranti cadetti sono dispensati dal lavoro, mentre i graduati tutti, senza eccezioni, vi sono obbligati, e ciò in conformità del trattamento fatto ai nostri sottufficiali, caporali maggiori e caporali, prigionieri in Austria Ungheria. Potranno però, compatibilmente con le esigenze del lavoro, essere impiegati, di preferenza, come sorveglianti.
Ogni atteggiamento di resistenza agli ordini del lavoro dovrà considerarsi come un atto di insubordinazione che, come tale, autorizza i mezzi coercitivi per la sua repressione.
Le misure da adottare varieranno a seconda della gravità dei casi, e provvederanno, naturalmente, a graduarle i comandanti dei reparti, a cui ne sarà devoluta l'immediata applicazione.
A tal uopo essi sono autorizzati a sopprimere innanzi tutto, per quel periodo di tempo, che sembrerà opportuno, la corresponsione della mercede di picchetto ai prigionieri riluttanti al lavoro, e a ricorrere inoltre, quando ciò non bastasse, a tutte le punizioni previste dal vigente regolamento di disciplina.
In circostanze speciali di resistenza collettiva, che minacciasse il buon andamento dei lavori, dovranno riferire, per la via gerarchica, al comando di corpo d'armata da cui dipendono, affinchè ravvisi quali provvedimenti siano più opportuni ad ottenere l'obbedienza.
b) Alloggiamento e vitto. L'alloggiamento sul luogo del lavoro potrà essere fatto per accantonamento, con pagliericcio o paglia a terra, o anche per attendamento e, quando la distanza del reparto al quale i prigionieri appartengono.
All'alloggiamento provvederà l'amministrazione militare, quando potrà fruire di locali demaniali e quando, per la stagione, per la non elevata altitudine dei luoghi, per la salubrità del clima, sia possibile l'attendamento.
Negli altri casi dovrà sempre provvedere l'amministrazione pubblica o il privato concessionario.
Il vitto sarà provveduto dall'amministrazione militare, e sarà uguale a quello della truppa italiana. La confezione del rancio sarà fatta dagli stessi prigionieri.
3. Durata del lavoro giornaliero. L'orario di lavoro non dovrà di massima oltrepassare le 10 ore di lavoro. È computato come lavorativo il tempo di andata al lavoro e di ritorno agli alloggiamenti; non è invece computato il tempo occorrente alla consumazione del rancio sul posto.
È vietato il lavoro dei prigionieri nei giorni festivi
4. Indennità alla scorta. Al personale costituente il drappello di sorveglianza spetta un'indennità giornaliera nella misura sotto indicata, da corrispondersi nel modo indicato al seguente numero:
Ufficiali superiori                             7.00 lire
Capitani                                             6.00 lire
Ufficiali subalterni                             5.00 lire
Sottufficiali                                        1.50 lire
Caporali maggiori, caporali e soldati 0.50 lire
L'indennità è dovuta per tutto il tempo della durata del servizio, compresi i giorni di viaggio dal campo di concentramento al luogo dei lavori e di ritorno, anche se, nel frattempo, per qualsiasi ragione, il lavoro sia stato sospeso, ed è cumulabile solo con l'indennità di fuori residenza, stabilita dalla circolare n. 520 del Giornale militare del 1915, per gli ufficiali richiamati in servizio.