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mercoledì 10 marzo 2021

Ricerche prigionieri italiani in Russia 1943-1946- Giornale L'Alba

 Coltrinari Massimo: contatti:ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org

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STRALCIO DELLA RELAZIONE FINALE SUI PRIGIONIERI ITALIANI IN RUSSIA

 

 

I mancanti del nostro Corpo di spedizione in Russia (A.R.M.I.R.) si calcolano a circa 100.000. Si riteneva che circa 20.000 di essi fossero morti durante la tragica ritirata del dicembre 1942 – gennaio 1943, conferma di ciò valgano le dichiarazioni del Giornale “ALBA” (pubblicato in Russia per i nostri prigionieri) n.1 del 10 febbraio 1943 e n.2 del 20 febbraio 1943 e che si trascrivono:

 

GIORNALE “ALBA” n.1 del 10/2/43 pag.2

 

“” L’Armata italiana operante in Russia non esiste più: l’offensiva dell’esercito rosso ha travolto anche l’8^ Armata italiana, dal 16 al 30 dicembre le Divisioni Ravenna, Casseria, Pasubio, Torino, Sforzesca, Celere, furono disfatte assieme ad alcuni Battaglioni di Camicie Nere sul Medio Don.

Più di 50.000 soldati e ufficiali italiani vennero fatti prigionieri. Nel Gennaio le Divisioni Alpine Julia, Tridentina e Cuneense e la 156^ Divisione Fanteria Vicenza sono state a loro volta disfatte sul fronte di Veronez ed altri 33.000 soldati ed ufficiali fra cui tre generali di divisione catturati …””

 

GIORNALE “ALBA” n.2 del 20/2/43

 

“” Il bilancio di un fallimento

 

L’Italia ha avuto già in questa guerra 72 Divisioni Distrutte. 750.000 italiani sono morti in Africa. Circa 50.000 sono morti in Russia, 400.000 sono prigionieri in Inghilterra.

Quasi 80.000 sono prigionieri dell’URSS.””

 

Nonostante le numerose richieste nessuna comunicazione ufficiale si è riusciti ad ottenere dal Governo Sovietico sulla situazione dei nostri prigionieri sia dopo l’armistizio sia immediatamente dopo la cessazione delle ostilità in Europa. Solo nel settembre 1945 le Autorità Sovietiche si decidevano a comunicare ufficialmente, tramite la nostra Ambasciata a Mosca, il numero dei prigionieri italiani esistenti in Russia e ammontanti a 19.640. Tale cifra segnalata senza spiegazione alcuna, è stata per noi una sorpresa e ha creato uno stato d’animo nell’opinione pubblica e nelle migliaia di famiglie tale da fare aumentare l’angosciosa attesa nella speranza che essa non fosse vera, e che altri italiani si trovassero sbandati nell’immenso territorio russo.

Da notizie avute da reduci si è potuto conoscere che fra il 1943 e la primavera del 1944 decine di migliaia di prigionieri italiani sarebbero morti in Russia nei campi di prigionia per malattia, stenti, esaurimento e molti subito dopo la cattura durante le marce di trasferimento ai campi sulle strade coperte di neve e di gelo.

Non sarebbe pertanto errato il calcolo fatto inizialmente dalle Autorità Italiane sul numero dei prigionieri catturati in Russia; la conferma data dal giornale “ALBA” messa in relazione con la situazione in seguito fornita dal Governo Sovietico di 19.640 debbono far ritenere attendibili le informazioni dei reduci che oltre 60.000 italiani sarebbero morti in Russia durante la captività.

Si riporta in merito uno stralcio di relazione sui reduci dell’ARMIR:

 

“” Un ricordo particolarmente triste essi serbano del campo di Tambov, presso Mosca, centro di smistamento per quasi tutti i prigionieri italiani… La mortalità superava i 500 al giorno … Un soldato che vi ha passato 6 mesi riferisce che di 14.000 italiani al termine di questo tempo non ne sono rimasti che 400…

Dicono di essere state vittime di un inconcepibile negligenza.

Affermano che il 90 per cento del corpo di spedizione fatto prigionieri è ferito nei campi di concentramento. Sembra questa una convinzione profondamente radicata. Tutti dicono la stessa cosa, dicono tutti la stessa cifra. “”

 

Trattando dei rimpatri si vedrà come anche la cifra dei superstiti tornati in Patria sia stata anche di gran lunga inferiore a quella di 19.640.

 

 

Rimpatri dalla Russia

 

La decisione del rimpatrio dei nostri prigionieri venne presa dal Governo Sovietico nel novembre 1945. Il numero di essi per laconica comunicazione ufficiale sovietica, ammontava soltanto a 19.640.

Nonostante le non poche pressioni tramite la nostra Ambasciata a Mosca, nulla si è riusciti a sapere sui rimanenti dispersi: nessuna notizia dei decessi. Tutte le richieste sono rimaste senza risposta ad eccezione della comunicazione del numero dei superstiti.

I rimpatri sospesi durante la stagione invernale, vennero ripresi a primavera avanzata del 1946. Tutti i rimpatriandi vennero censiti accuratamente per controllare il numero delle competenti autorità Italiane all’arrivo in Patria; alla data odierna dei 19.640 risultano tornati soltanto 12.513. Un comunicato diramato il 31/5/46 dall’Ambasciata Sovietica a Roma alla stampa dava i seguenti dati, in contrasto con quelli ufficiali in nostro possesso:

 

-          21.193            cifra iniziale (e non 19.640)

-          20.096            rimpatriati in due blocchi fino all’aprile

-          937  ancora da rimpatriare

-          160  deceduti

 

Dopo tale comunicato i rimpatriati ammontano a 887 che aggiunti agli 11.626 in precedenza fanno 12.513.

È probabile che nelle cifre di cui sopra i sovietici abbiano considerato anche i prigionieri liberati in Germania e trasportati in territorio russo. In tal caso il numero dei superstiti dell’ARMIR verrebbe a diminuire notevolmente, mancando ancora oltre 7.000 sulla cifra di 19.640 inizialmente segnalata.

Non vi è ormai più speranza che i prigionieri vi siano in Russia ad eccezione di pochi elementi dei quali è stata già segnalata alle competenti Autorità l’esistenza (trattasi soltanto di alcune decine e si ignora il motivo del mancato rimpatrio). Conferma di ciò è il comunicato di Radio Mosca dell’8 Luglio 1946 (ore 22.30) e che si riporta:

 

"" Continuano a pervenirci lettere da famiglie e Istituzioni con le quali si chiedono informazioni di militari italiani. Si tratta in genere di soldati e ufficiali che hanno cessato di dare notizie fin dal 1942 e dal principio del 1943 ossia dalla disfatta dell’ARMIR. Comprendiamo l’ansia dei parenti e troviamo umana la loro angoscia, ma per non alimentare illusioni ricordiamo che tutti i prigionieri di guerra italiana sono stati rimpatriati, gli ultimi dei quali sono giunti in questi giorni o stanno per giungere in Italia. Tutte le supposizioni che vi siano dispersi nel territorio sovietico sono prive di fondamento. Radio Mosca ha cessato la trasmissione di informazioni e messaggi, già effettuata per tre anni perché il soggiorno dei prigionieri italiani è terminato. Facciamo questa doverosa precisazione nell’impossibilità di rispondere singolarmente ad ogni famiglia colpita dalla sventura della guerra fascista. “”

 

Non è da escludere che un numero imprecisato di prigionieri (non forte) per ragioni sovietiche sia stato fin dall’inizio trasportato nella lontana Siberia a spaccare legna nel Kamiciatca. (Notizia avuta molto tempo fa.) Ogni tentativo per accertare tale informazione o comunque venire in possesso di nominativi è rimasto infruttuoso.

 

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