Traduttore

lunedì 10 ottobre 2022

Il Retaggio della Prigionia nella Seconda Guerra Mondiale Mario e le stragi di Capua. I Guerra contro Giugurta

 

In questo episodio, scelto a caso, uno fra i mille che si possono riscontrare le contraddizioni di base che permangono nella storia di tutta l'umanità quando si pongono a confronto le esigenze della pura giustizia con quelle del diritto che si appoggia alla forza.

E mentre la coscienza dell'uomo sia pure nella sua infinita gamma di gradazioni e nell'estrema labilità delle sue manifestazioni percepisce l'esigenza di una giustizia che sia al di sopra dei conflitti, d'altra parte il corso violento della storia tende ad annullarla con la facile proliferazione delle giustificazioni che tutto il mondo è pronto ad offrire a chi prevale.

Al di sopra però di queste contraddizioni resta un fatto importantissimo, e cioè che nessuno vuole essere chiamato ingiusto, tantomeno il vincitore.

Ne consegue perciò tutto il travaglio di cui è partecipe l'umanità intera che ha per fine la formulazione e l'adozione di concetti di giustizia che non sia unicamente quelli dettati dalla forza e camuffati dall'ipocrisia del vincitore. È attraverso questo travaglio che venne formandosi un'etica che ha messo in crisi le equazioni vincitore-diritto ed ha determinato tutta una serie di comportamenti che hanno reso meno duri i rapporti tra le genti.

Fu così che in tutti i tempi e in tutti i luoghi si trovano delle norme che regolano il trattamento di colui che è l'espressione tipica del vinto, cioè dell'uomo senza diritti, il prigioniero di guerra, il “captivo”, il cui nome trasformandosi nella nostra lingua in “cattivo” venne assumendo tutta quella gamma di significati infamanti che sono l'opposto degli appellativi riservati al vincitore. 



Nessun commento:

Posta un commento