Traduttore

martedì 10 agosto 2021

LIneamenti, Volume I° della Prigionia.

 Riportiamo la Prefazione del volume 1° della Serie Prigonia.

Lo studio della prigionia e dell’internamento come mezzo per diminuire la violenza, la violenza bellica  e rafforzare la pace e la sicurezza, ovvero individuare la struttura e articolazioni della prigionia e l’internamento è un concetto che si è affermato nell’ambito della attività della Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia  a partire dal convegno di Caserta nel 1995, che poi ha avuto sviluppo per i due anni successivi, fino a quando altri si sono inseriti in questo filone di ricerca e praticamente non si sono avuti ulteriori sviluppi per questo versante di studi.

Il CESVAM, Centro Studi sul Valor Militare, ha ripreso questi studi ed ha messo nei suoi lineamenti l’obbiettivo riportare la storia e le conseguenze della prigionia e dell’internamento al fine di preservarne la memoria e dare, alle future generazioni, un riferimento reale di quanto è costato, mettendo come minimo comune multiplo il valore militare, che in moltissimi casi non è riconosciuto.

Gli scenari sia europei che mondiali, dal 1989, con la caduta del muro di Berlino, hanno innescato dinamiche che hanno portato il nostro Paese al centro di tensioni e conflitti sia di medio che di alto spessore. L’Italia con le sue Forze Armate ha svolto un ruolo non secondario nelle operazioni di “peace keeping” e “peace renfourcement” (Libano, Mozzambico, Somalia, Albania, Bosnia, Kossovo); dopo l’11 settembre 2001, anche in operazioni di medio-alta conflittualità in Afganistan e in Irak. Lo scopo di queste missioni è quello di abbassare il livello della violenza bellica, cercando di proteggere ed aiutare quello che, la storia lo insegna, sono le prime vittime, cioè i non combattenti, i cosidetti “civili”, che vedono la loro sicurezza, materiale e morale, messa in pericolo. Questi interventi, quindi, costituiscono contributi essenziali al ripristino della sicurezza e al rafforzamento della pace tra comunità, etnie e stati. Questa azione, per essere efficaci, deve avere continui contributi, adattamenti, studi, al fine di affrontare situazioni conflittuali sempre più articolate e complesse. Se non si riesce a fare questo, si partecipa in in conflitto con mezzi (intesi come concezioni, dottrina, regole di ingaggio, intelligence, e conoscenza di amici, fiancheggiatori  avversari e nemici) inadeguati. E dato che non si può sbagliare in questa materia, le conseguenze sono pesanti. Come la strage di Nassyrya del 2011 stà a dimostrare.

 

Uno dei mezzi per avere strumenti adeguati in operazioni in Area e Fuori Area è quello di conoscere le dinamiche della violenza, sia essa bellica o di altra natura. Nelle parti in conflitto, la spirale della violenza spesso conduce a reazioni e ritorzioni, spesso volute da chi compie un atto violente, che si traduce in rappresaglie, restrizioni, limitazioni di movimento per arrivare alla privazione della libertà in individue cosiddetti o considerati “sospetti”, ovvero alla attuazione della prigionia militare e dell’internamento. Con questo approccio si apre il tema, che si credeva fino al 1989 relegato solo alla Storia, dell’internamento e della prigionia come protagonisti dei conflitti. Due esempi: nel conflitto tra serbi croati e bosniaci nel 1991 si sono aperti, con scientificità, i campi di concentramento, in cui si avviavano e si detenevano i “sospetti”, con il solito corollario di violenze individuali, crudeltà ed efferatezze; nel conflitto in Irak e in Afganistan, vi era il “bubbone” dei Talebani detenuti a Guantanamo Bey, sospettati di essere terroristi. Anche qui detenzione e trattamento che è tutto da verificare. In entrambi i conflitti l’Italia è intervenuta con le sue Forze Armate per “operazioni di pace”. E’ chiaro che l’Italia non è coinvolta direttamente in questi fenomeni, ma è anche chiaro che non vi è a monte alcuna conoscenza approfondita su come affrontare con linearità e chiarezza tali fenomeni. Non si vorrebbe che, in un futuro più o meno lontano i nostri soldati impegnati a riportare la sicurezza e la pace, fossero invischiati in storie di “detenzione di sospetti” ed altro, con il rischio di essere accusati di crimini e di essere dalla parte del carnefice. Avvisaglie di questi pericoli, che vanno contro tutte le buone volontà, si sono avuti nella operazione in Somalia.

Occorre quindi uno studio a vasto raggio che permetta di affrontare queste operazioni, questi impegni con mezzi giuridici moderni, con una culture tale che permetta di evitare errori, e scivoloni, che permetta di esercitare la violenza, in quando non si può fare a meno in circostanze come quelle dell’impiego in un conflitto, nell’ambito non solo della legge nazionale e internazionale, ma anche nei canoni della legge della coscienza e delle genti. E questo non è facile. Una problematica questa che è passata completamente in secondo piano dopo l’”anno terribilis” segnato dalla pandemia mondiale del Covid-19, ma che è sempre presente.  

 

In questo quadro lo studio della prigionia, che è un fenomeno direttamente conseguente ad ogni conflitto, di qualsiasi natura, e dell’internamento, anche esso collegato, riferito a popolazioni civili, può aiutare a svolgere le missioni di pace nell’ambito della norma e contribuire al loro successo.

Il CESVAM intraprende con questo progetto affrontare il tema del combattente disarmato, ovvero della prigionia e dell’internamento. Ovvero, attraverso lo studio del passato, comprendere come prigionia ed internamento debbono essere esercitati e come attraverso essi si possa abbassare la violenza, bellica e non,  in tutte le sue forme..

Noi crediamo che in questo momento difficile per tutto il mondo, segnato dalla pandemia, il miglior modo di rendere omaggio a chi, nelle varie missioni dipace, ha dato la vita per la pace e la sicurezza di altri popoli, sia quello che contribuire a capire e a cercare di limitare o attenuare i fenomeni di violenza annessi a conflitti, nel ricordo di chi prima di noi subì privazioni, umiliazioni, sofferenze dietro un reticolato, in nome di una idea, di un valore, di un domani migliore.

Il Collegio dei Redattori

 Rivista QUADERNI DEL NASTRO AZZURRO

 

Nessun commento:

Posta un commento