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mercoledì 23 gennaio 2013

La Prigionia Italiana in mano alla URSS. Seconda Guerra Mondiale Il Giornale "L'ALBA". Seconda Parte



Prigionia di Guerra in Unione Sovietica
Il Giornale per prigionieri in lingua italiana “”L’ALBA” 1943-1946

 I
La URSS , potenza  detentrice, nel quadro della sua azione di
indottrinamento ideologico verso i prigionieri  italiani in suo potere,
utilizzò  un giornale , appositamente  destinato ai  prigionieri
italiani, dal titolo significativo : “L’ALBA”. Dopo la lunga notte del
 fascismo,  e della guerra erroneamente combattuta  e combattuta male,
ecco, con questo giornale, nel pensiero sovietico  , una fonte di verità per
 gli italiani prigionieri .  Il perché i sovietici, ed i fuoriusciti  italiani
utilizzarono questo mezzo è ben  spiegato fin dal secondo numero de
 “L'ALBA” :"L’ “L’ALBA” era uno strumento utile affinchè i
prigionieri italiani, avessero la possibilità  di istruirsi e di comprendere
quanto avveniva nella Unione Sovietica , e di riflesso nel mondo."(1] L'intera raccolta 
dei numeri dell'Alba è depositata al Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, 
Ufficio Storico, Fondo “Aldo Resta”)
I prigionieri erano sollecitati a porsi domande: su quanto fino ad
allora era successo; perché avevano combattuto, contro chi avevano
combattuto, quali erano  realmente  gli obiettivi dell’Armata Rossa
presenta sempre come un esercito non imperialista ma di “popolo”,
di “nobili cavalieri”, ed altre domande più o meno ovvie, più o
meno imbarazzanti. L’”Alba era diretta  inizialmente da Rita Montagnana,
 e dopo i primi 4 mesi da D’Onofrio, fino al 1944 e poi da Amadesi
Robetto; la Direzione e la Redazione raccoglieva  il meglio della élites
comunista italiana in Russia. Oltre a Togliatti, vi lavoravano
direttamente ed indirettamente, Roberti, D’Onofrio, Germanetto,
 Cerreti, Grieco, Anselmo ed Andrea Marabini, Nieda Orion
(pseudonimo di Teresckenko, l’ufficiale della NKVD che controllava
tutta la redazione)  si  avvaleva  di disegnatori quali Cesare Piccoli,
Fidia Gambetti e  Vincenzo Vitello. Via via  entrarono in redazione
anche prigionieri  italiani, con collaborazioni occasionali quali Giuseppe
Lamberti, i già citati  Fidia Gambetti, Vincenzo Vitello e tutta una schiera 
di aderenti al gruppo antifascista. Il Giiornale arrivò a stampare fino a
7000 copie che sicuramente è un numero, oltre che elevato, anche eccessivo
  in relazione al numero dei potenziali  destinatari che occorre ricordarlo
non segnavano le 10/12 mila unità è e con la liberazione dei prigionieri 
in mano a alla Germania, come internati militari le 21/22mila unità.
L’Alba rappresenta quindi un punto di riferimento nel quadro della
 Prigionia  in mano alla URSS. E’ bene precisare  subito che il suo criterio
era un intento propagandistico di guerra,  oltre che ideologico.
Pretendere che fosse indipendente, libero, e al di sopra della parti è
un assurdo.
Reputiamo che sia storiograficamente inconsistente  la tesi che l’ALBA non è un giornale libero e pluralista e quindi non ha valore. Un giornale, per prigionieri di guerra, nella Unione Sovietica  degli anni di guerra, non poteva godere di libertà maggiori rispetto  a quelle riservate  ai fogli ordinariamente destinati ai cittadini della Unione Sovietica  stessa o almeno cosi’ si può correttamente supporre.


L’”L’ALBA” ha, peraltro, un valore storico in quanto ci permette  di vedere i modi  attraverso i quali  i suoi promotori  miravano a conseguire i loro obiettivi  la valutazione degli obiettivi raggiunti  e gli effetti consegnati presso  i prigionieri.
Dopo aver dato risposte a questi quesiti, vi è poi l’altro ordine di domande : quale uso sia stato fatto dell’”L’ALBA”  fra i prigionieri, quale incidenza ha esso avuto nei contrasti politici  fra i prigionieri , e le relative conseguenze. Esula invece dal nostro campo  le interazioni che “”L’ALBA”  ha sicuramente provocato nel gruppo dirigente  comunista italiano  in URSS, ovvero se all’interno di questo gruppo si sono noti contrasti  sulla linea politica da seguire, e se siamo sorte delle disparità di vedute.
 .
Infatti  è ben chiaro  che i dirigenti comunisti italiani, in URSSS non avevano da anni contatti con le masse italiane in Italia. E questi prigionieri  italiani  in loro mano erano i primi italiani  su cui si poteva  fare liberamente  politica  e propaganda. In pratica una sorta di laboratorio in attesa di rientrare  in Italia, a guerra conclusa, come poi si verificò,  ed iniziare la vera lotta politica.
”L’ALBA”  ha anche questo profilo da analizzare, ed infatti,  come vedremo nella maggioranza  delle  analisi non è altro che una prima espressione della politica  togliattiana che sarà sviluppata nel dopoguerra dal PCI.
Per i prigionieri  ”L’ALBA”, invece,  rappresentò il  ritorno, più o meno  evidente alla normalità. Riuscire a leggere un giornale  significava essere riusciti  dallo stordimento  dovuto  alla fame, alle fatiche, alle malattie ed avere ripreso un minimo  di efficienza fisica.
Secondo Giuseppe Lamberti, nel celebrare nella primavera del 1944, l’anno di vita del foglio, con ”L’ALBA”   i prigionieri avevano ricevuto “una parola di conforto  di speranza “i primi raggi di verità”, .Tramite l’Alba essi avevano appreso i grandi tratti degli avvenimenti in Italia, la crisi e la caduta del regime e lo sviluppo della guerra di liberazione. Come tutti gli articoli  apparsi sul giornale anche questo di Lamberti  deve essere ridimensionato. In realtà il foglio serviva, in primo luogo, a portare la voce degli Ufficiali, per cercare di non lasciarsi andare e mantenere un accettabile dignità. Poi rappresentava un primo collegamento con la realtà esterna, soprattutto con l’Italia, non essendoci corrispondenza  con le famiglie dalla madrepatria. Inoltre si conosceva l’andamento della guerra: la caduta della Tunisia , il tragico 1943 e tutto il resto, notizie anche di carattere politico militare che erano le uniche a disposizione del prigioniero.
Oltre  all’andamento  della guerra il prigioniero  riceveva notizie sulle istituzioni e le realizzazioni sovietiche, nonchè sulle opere, spesso in forma adulatoria, di Stalin. Per questo aspetto  si ripetono alcuni brani di quanto pubblicato  in merito in cui si evidenzia il carattere prettamente  propagandistico  delle notizie. Tratte dal Rapporto URRNI , riportano  queste notizie  le note a margine che evidenziano il citato carattere propagandistico.
Stralci di notizie riguardanti  la vita sovietica. n.12 - 25 giugno 1943”
La giovane comunista Nadesda Tuleneva di Voroscilovgrad ha imparato  la professione di muratore. Nei primi giorni  murava solo 450 mattoni , ora ne mura piu’ di 2.500 per turno. Svetlana Libo, dellla regione di Kirov, ha battuto  il record murando 2506 mattoni in cinque ore.”
n. 26 -  5 ottobre 1943 Paolo ROBOTTI “I kolkoz ed il contadino russo”
“...la collettivizzazione  fu volontaria  e dove furono commessi errori, nel senso di obbligare i contadini  ad entrare  nei kolkoz , il partito intervenne  e revoco’ le misure coercitive dei dirigenti locali.”
(la deportazione di milioni di contadini  all’epoca della collettivizzazione a cosa era dovuta? - n.d.r.)
“.... Lo stato ha dato l’aiuto  indispensabile alla collettivizzaione per rendere meno gravoso il lavoro e più alto il rendimento fornendo  483 mila trattori e 153 mila mietitrici -trebbiatrici.. Quali furono i risultati ? Se nel 1913 la terra seminata era di 105 milioni di ettari  con una produzione  granaria di 833 milioni di quintali, nel 1938  la superficie coltivata era salita a 136 milioni di ettari con una produzione di 950 milioni di quintali. Non è questa la più brillante dimostrazione della giustezza della collettivzzazione?
(Robotti non sapeva fare le divisioni : nel 1913 la resa per ettaro era di 8 quintali. Nel 1938 era solo di 7 quintali per ettaro. In Italia dove non c’era collettivizzazione la resa era di 37 quintali / ha in Lombardia e 11 quintali / ha in Italia meridionale. - n.d.r.)

Sul numero n.107 - 28 aprile 1945 Paolo ROBOTTI scrive:
“.... nel 1937 vi erano 1802 kolkoz che avevano  in banca somme superiori   ad un milione di rubli come fondo sociale........ nel 1943 - 44 i colcosiani  sovietici  hanno versato oltre 5,5 miliardi di rubli di loro spontanea  iniziativa per dare piu’ armi all’esercito ..... centinaia di migliaia  di colcosiani ricevono annualmente  oltre 400 giornate  lavorative. Migliaia  ne ricevono oltre 600. La colcosiana E. Dianova a guadagnato  774 giornate in una regione  dove l’inverno  dura sei mesi ...”

 Nell’”L’ALBA” del n. 127  15 settembre 1945 è riportato:
“... A Nisnj Tahil, l’operaio Stefan Eremenko, nel mese di agosto,  ha compiuto il lavoro dicinque mesi ......... i lavoratori  del Kusbass, il 31 agosto , hanno dato 20 mila tonnellate  di carbone  in piu’ del piano giornaliero....... il minatore  Nikifor Beliakin della miniera di Artem, (Vladivostok) che ha settant’anni il 14 settembre  ha superato la “norma” del 907%. Il minatore Pugacev delle miniere  di Irktsk ha compiuto in un giorno 10 “norme”....”

Se ”L’ALBA” deve dare notizie  di prigionieri  questo non significa  che era lo scopo primario  del Giornale. Obiettivo principale  sempre perseguito era la “defascistizzazione” dei prigionieri, nel quadro  della loro rieducazione politica, a premessa del loro assorbimento ideologico. Alcuni Brani dell’Alba  come esempi del settore della azione di propaganda  sono estremamente significativi a tale proposito
Nel n.1 10 febbraio 1943,  Articolo di fondo, si legge:
“.... oggi per la prima volta nella loro vita, decine di migliaia di operai, contadini, artigiani , impiegati , professionisti , ufficiale di carriera che si trovano prigionieri  nell’Unione Sovietica, sono messi nella condizione  di pensare liberamente  , di conoscere  la verità su un paese  che è stato loro presentando per vent’anni  sotto le luci più fosche.
“.... Così dei cittadini italiani i quali sono stati per tanti anni considerati  dei minorenni nel loro paese, trovano quindi nella prigionia  di guerra, la libertà di pensare con la propria testa e di parlare.”...
La prigionia nell’URSS apre loro una prima grande finestra  sugli immensi orizzonti della libertà. Purtroppo la realtà nell’Unione Sovietica era molto più fosca di quanto si ritenesse in occidente. La libertà di pensare  e parlare, ristretta in modo inaccettabile  in Italia sotto il fascismo, era poca cosa rispetto alla situazione in Unione Sovietica. Per i russi dire quello che pensavano, dirlo anche in privato, era un pericolo mortale. Nei diuturni contatti con la popolazione, i prigionieri  quando uscivano  a lavorare  nei campi, nelle fabbriche nei villaggi potevano constatare il terrore  viscerale di ogni individuo ed il rifiuto  di ogni conversazione su certi argomenti.
Nel numero. 22 7 settembre 1943 Articolo di fondo  “Critica e Polemica”
“... sulle rovine del fascismo  dovrà essere costruito un regime democratico... non solo di nome, ma di fatto; che non abbia paura di appoggiarsi  veramente sul popolo, di estendere e garantire  tutte le liberta’  popolari, di affidare alle masse popolari la direzione ed il controllo effettivo della vita nazionale”.
Nel numero . 115  - 23 giugno 1945 Paolo ROBOTTI
“.... la questione di Trieste  per  un certo tempo  ha mantenuto  una inutile e dannosa tensione sulle frontiere  nord-orientali d’Italia ... di essa hanno tentato  di farsene un’arma  perfida  le cricche reazionarie italiane... “
(La questione di Trieste consisteva  nella pretesa di Tito, capo del movimento di liberazione a guida comunista in Jugoslavia di annettersi , oltre l’Istria, gran parte  del Friuli fino al Tagliamento , nota dell’UNIRR.)
La defascistizzazione era perseguita con le denuncie degli errori  del fascismo, delle atrocità dei tedeschi durante la guerra in Russia, che erano tante,, della separazione delle responsabilità sia quelle dei politici (fascisti) che quelle dei militari (popolo) , per arrivare alla distinzione fra tedeschi (nazisti) e italiani per concludere che l’alleanza italo-tedesca era stato un grave errore .
Cosi’ la prigionia, attraverso  questo processo  di defascistizzazione. era vista  come un bagno purificatore dopo la sconfitta  e gli errori, il rito  di aspirazione della passata adesione al fascismo o alla acquiescenza alle sue direttive. Era un contributo che si poteva e doveva dare per accelerare la sconfitta del fascismo.
Solo così- si legge nel Messaggio al Popolo Italiano pubblicato dall’Alba - potrete permettere il nostro ritorno in patria ed alle nostre famiglie. solo cosi ‘ potrete salvare la vostra Italia  e ridarle la propria libertà  .... sulle solide basi di una vera giustizia sociale  l’opera di ricostruzione che parlerà a tutto il popolo   italiano il benessere e la Felicita’.
Un messaggio  al Popolo italiano che era un messaggio a tutti i prigionieri, agitando  quel sogno che era nella mente di tutti i prigionieri, il rimpatrio.
Solo la sconfitta del fascismo, solo l’adesione al socialismo,la collaborazione più fattiva possibile avrebbe permesso il  rimpatrio.
E il prigionieri venivano preparati anche al rimpatrio a quello che avrebbero politicamente trovato in Italia. Sull’”L’ALBA” appaiono gli stessi temi che nelle stesse settimane il partito comunista poneva al centro della sua propaganda. E non poteva esimersi di tracciare il quadro  politico che si andava formando in Italia .
Scrive Paolo Robotti sul numero. 126 8 settembre 1945
“..... gli italiani che hanno vissuto  la catastrofe dell’ARMIR dovranno al loro ritorno , essere  i più calorosi assertori dell’amicizia  con l’URSS”...

Il 19 ottobre 1943 ”L’ALBA”  da questo quadro ancorandolo a nomi precisi  Ercoli (ovvero Togliatti), Robotti, ecc con  Sforza, Croce. questi nomi  in contropagina, in una architettura in cui da una parte le forze giovani, vive, innovatrici (Ercoli, ed il PCI) e dall’altro i fantasmi, gli  sconfitti del fascismo , che ritornano  veri e propri  “Resuscitati” dell’antifascismo” espressione di forze conservatrici destanti dalle masse (Sforza e il Partito Repubblicano, Croce e il Partito Liberale). Valutazioni svalutative anche per altri partiti. Il partito d’Azione è nominato solo una volta (agosto 1943) ed è presentato  come un aggregato di intellettuali  nell’orbita  di Sforza; la Democrazia del Lavoro, presentata in termini   riduttivi, un partito esangue; la Democrazia Cristiana   nominata solo nell’agosto del 1944, a cui toccherà la sorte del silenzio costante o bersaglio di giudizi sprezzanti.
(continua nel post successivo)
 per informazioni e ricerche : prigionia@libero.it



[1] L'intera raccolta dei numeri dell'Alba è depositata al Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Fondo “Aldo Resta”

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