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domenica 16 maggio 2021

La politica del Giappone (1941-1945) verso i prigionieri alleati

 


La politica del Giappone verso i prigionieri alleati è un caso emblematico nel quadro della poltica che uno stato adotta verso i soldati nemici caduti in proprio potere. 

 

Il comportamento dei soldati nipponici verso i prigionieri è stato improntato a crudeltà ed assassinio, come dimostrato da innumerevoli eccidi compiuti verso prigionieri di guerra e civili. Si è tentato di giustificare questa politica assassina evidenziando due elementi: la impreparazione del Comando nipponico a ricevere masse così enormi di prigionieri e lo spirito guerriero della razza giapponese portato ad umiliare il vinto che accetta la resa anziché la morte. Queste due interpretazioni non sono accettabili. Il Giappone aveva sottoscritto la Convenzione di Ginevra del 1929 relativa al trattamento dei prigionieri di guerra, ma poi non aveva ratificato il relativo accordo, pur assicurando all’inizio del 1942 le Potenze Alleate per bocca del ministro degli esteri Togo che avrebbe rispettato tale Convenzione. In ogni caso il Governo di Tokio era pur sempre vincolato ufficialmente alla quarta convenzione dell’Aja del 1907 che regolamentava il diritto di guerra su basi umanitarie. Tuttavia, in contrasto con questa chiara e precisa situazione giuridica, al termine del conflitto in sede di esame della prigionia in mano al Giappone si è contatto che il tasso di mortalità riferito ai prigionieri britannici e statunitensi ed olandesi fu del 27%, contro quello del 4% dei prigionieri anglo-americani rinchiusi nei campi di concentramento nazisti. La politica giapponese nei confronti dei soldati nemici catturati, oltre al disprezzo per chi aveva accettato la resa, era improntata a procurare il massimo delle sofferenze a questi uomini che agli occhi giapponesi non avevano il diritto di vivere. Come esempio di questa politica, intesa deliberatamente ad affamare e a privare di assistenza medica e di ogni altro genere i prigionieri, nel solo campo di Cabanatuan a Luzon su un totale di 6500 prigionieri, 2644 morirono nel primo anno di detenzione.[1]



[1] Toland J., L’eclissi del sol levante 1936-1945, Milano, Mondadori, 1971; Santoni A., Storia generale della Guerra in Asia e nel pacifico (1937 –1945) – Il Giappone all’attacco, Modena, STEM Mucchi, 1977; Russel E.F.L., I Cavalieri del Buschido. Breve rassegna delle atrocità di guerra giapponesi, Milano, Mondatori, 1961

 

 

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