Traduttore

lunedì 27 aprile 2015

Carlo Vicentini: ancora in forma


Con accanto il presidente del Istituto del Nastro Azzurro, Carlo Maria Vicentini, e con in testa il cappello alpino, inseparabile, il s. ten. classe 1917 Carlo Vicentini è sempre sulla breccia. Con immutato affetto pubblichiamo questa fotografia, in attesa di incontrarlo alla conferenza che terrà alla sede romana del Nastro Azzurro per il ciclo dedicato alla Seconda Guerra Mondiale

Carlo Vicentini è stato combattente in Russia, con il Battaglione Monte Cervino; prigioniero, è rientrato nel 1946. Uno dei massimo artefici della memoria della Prigionia in Unione Sovietica, animatore instancabile delle attività dell UNIRR.

Il ciclo di studi sulla Prigionia i URSS già da tempo avviato trova in lui un grande sostenitore.

sabato 18 aprile 2015

1.1.La prigionia militare nei secoli I

(draf di base per il volume dedicato al Combattente disarmato nel quadro delle celebrazioni della Prima Guerra Mondiale) 

.La prigionia militare nei secoli  I

Nella storia dell’Uomo lo scontro fra tribù, popoli e Stati ha portato sempre ad avere vincitori e vinti e la sorte dei vinti, quando erano fatti prigionieri, era la schiavitù. I Greci si sentivano un popolo superiore e la guerra contro “i barbari”, cioè gli altri popoli, considerati loro nemici naturali, legittimava ogni violenza permessa ed accettata. La sorte dei prigionieri, dopo ogni battaglia, era segnata. Nelle guerre fra Greci questo principio di violenza estrema. I Greci ( tutti gli Elleni sono fratelli) consideravano inviolabili i templi, davano sepoltura ai Caduti in combattimento, anche se la guerra era in corso potevano frequentare i giochi olimpici, potevano offrire agli Dei ed in alcune circostanze potevano avere salva la vita: in linea generale, però, la sorte dei prigionieri era quella di cadere schiavitù ad essere soppressi.
Presso i Romani il nemico in guerra continuava ad essere senza diritti; contro di lui tutto era permesso sia nel campo di battaglia che dopo. Però, i Romani miravano a governare sui popoli vinti e non ad annientarli; questo portò, di caso in caso, ad una minore violenza bellica soprattutto verso i vecchi, le donne ed i bambini. Anche presso i Romani il prigioniero di guerra non aveva diritti e come tale poteva essere ucciso, ridotto in schiavitù e su di lui poteva essere esercitata ogni tipo di violenza.
Nel Medio Evo l’affermarsi in Europa degli usi e delle consuetudini del mondo germanico non portano a significativi cambiamenti nei confronti dei prigionieri. I Germani consideravano il duello uno scontro nel quale Dio assegnava la vittoria a chi sosteneva la causa giusta. Il perdente non aveva il benvolere di Dio e quindi il vincitore ne poteva disporre come meglio perché il prigioniero non aveva diritti.
Durante le crociate si instaurò la prassi di curare i feriti e gli ammalati delle armate cristiane e nacquero gli ordini Militari Ospedalieri. Si fa strada il concetto che l’ammalato ed il ferito devono essere soccorsi. Per tutta l’età moderna comunque il modo di fare la guerra rimane sostanzialmente quella dei secoli precedenti e sui prigionieri di guerra, come per il passato, furono compiute indicibili efferatezze. A partire dal ‘600, grazie agli studi dell’olandese Huig van Groot (Grotius) comincia a farsi strada il concetto, sentito da molti, che occorre regolamentare il modo di fare la guerra  ed introdurre usi e consuetudini che attenuano la violenza stessa. Nella sua opera De jure belli ac pacis del 1625 Grotius teorizza, venga condotta con certe norme di umanità.

Nel ‘700 si comincia a riflettere sul fatto che il soldato è un bene, e dunque i prigionieri di guerra hanno un valore e possono essere scambiati. Si possono notare alcune forme di attenuazione della violenza sui prigionieri di guerra, che però continuano a non avere diritti. Si estende la pratica e l’uso delle convenzioni di resa, in cui vengono utilizzate delle norme a favore dei prigionieri che, pur soggette all’arbitrio del vincitore, portano al riconoscimento occasionale di alcuni diritti al prigioniero di guerra.

Massimo Coltrinari
prigionia@libero.it

venerdì 6 marzo 2015

Due Incotro al Centro Culturale Russo di Roma 18 e 19 Marzo 2015

Proiezione del film “I girasoli” presso il Centro russo di scienza e cultura

Il 18 marzo alle ore 19:00 presso il Centro russo di scienza e cultura verrà mostrato il film del 1970 I girasoli. È uno dei grandi capolavori di un altrettanto grande regista quale Vittorio De Sica.
Al fine di evitare la partenza per il fronte africano, Antonio, un soldato settentrionale, sposa la napoletana Giovanna, cui si sente subito legato da grande passione. Quando si fingerà pazzo per non doversi più separare da lei, scoperto, dovrà partire per la campagna di Russia. Dopo la ritirata del 1943, i soldati italiani ritornano a casa, ma non Antonio, che figura nelle liste dei dispersi. Decisa a non mollare e convinta com'è che sia ancora vivo, la risoluta Giovanna partirà per cercarlo fino in Russia.
Riconoscimenti: 1971 - Premio Oscar nomination «Migliore colonna sonora» a Henry Mancini, 1970 - David di Donatello «Migliore attrice protagonista» a Sophia Loren.
Il film sara presentato con i sottotitoli in russo.

La performance teatrale “Immaginate una notte a Pietroburgo...“ presso il Centro russo di scienza e cultura

Il 19 marzo alle ore 19:30 andrà in scena presso il Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma la performance teatrale "Immaginate una notte a Pietroburgo...", riduzione drammatica, con musiche e danze, liberamente tratta da L’Idiota di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, a cura di Lia Maselli, in collaborazione con Ekaterina Karpova e Massimo Maselli, realizzata e prodotta dall’Istituto di Istruzione Superiore Statale “Leon Battista Alberti” di Roma. Regia di Alessia De Bortoli e Luca Gabos.
La performance teatrale degli studenti dell’Istituto “Leon Battista Alberti”, che animerà i sontuosi saloni del piano nobile di Palazzo Santacroce, è infatti un’anteprima del dramma in musiche e danze "Immaginate una notte a Pietroburgo...", che andrà in scena in forma integrale al Teatro Vascello di Roma il prossimo 6 giugno 2015, con il patrocinio del Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma.
La realizzazione, l’allestimento e la messa in scena dell’opera teatrale "Immaginate una notte a Pietroburgo..." vede la partecipazione complessiva di circa 70 persone, tra attori, cantanti, ballerini, esecutori delle scenografie e dei vestiti d’epoca, assistenti alla regia e tecnici vari.
Le coreografie sono di Tatyana Chupryna, insegnante della scuola di danza «GIOIA» presso il Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma, la consulenza musicale del soprano Ekaterina Karpova, da San Pietroburgo; i costumi dei protagonisti femminili sono della stilista di origini russe Diana Barbur, che opera in Oradea (Romania).

martedì 24 febbraio 2015

Arpilia: Rassegna Stampa Conferenza 18 Febbraio

Dal Giornale "Agropontino", 19 febbraio 2015



Si è tenuta mercoledì 18 febbraio, alle ore 11:30, presso l'Auditorium dell' I.I.S. “ROSSELLI” ad Aprilia la seconda conferenza del progetto “CENTENARIO GRANDE GUERRA: UN RICORDO PER LA PACE” che ha ottenuto la concessione del logo ufficiale per le Commemorazioni del Centenario della Prima Guerra Mondiale, rilasciato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale. L'evento organizzato dall'Associazione “Un ricordo per la pace” ha coinvolto le classi quarte e quinte dell'Istituto Rosselli ed è stato realizzato nella giornata in cui ricorre il primo anniversario dell'inaugurazione del monumento in memoria di Eric Fletcher Waters e dei caduti dispersi della battaglia di Aprilia. Elisa Bonacini presidente dell'Associazione “Un ricordo per la pace” ed Harry Shindler rappresentante in Italia della ITALY STAR ASSOCIATION 1943-1945 furono infatti i promotori dell'iniziativa dei memoriali ai caduti senza sepoltura del 1944, attraverso una richiesta protocollata nel 2013 negli uffici comunali di Aprilia. La Dirigente prof.ssa Viviana Bombonati, che ha accolto favorevolmente il progetto dell'Associazione “Un ricordo per la pace”, ha aperto la conferenza dando poi la parola per un breve saluto all'Assessore alla cultura Francesca Barbaliscia, Elisa Bonacini ha presentato l'iniziativa sottolineando l'importanza di ricordare quei drammatici eventi della prima guerra mondiale anche se appaiono lontani da noi, per rafforzare il sentimento di unità nazionale e nello stesso tempo l'apprezzamento del valore della pace. I ragazzi hanno avuto la possibilità di rapportarsi con tre importanti relatori: il Generale di Divisione Gianfranco Gasperini, collaboratore decennale con la Sapienza di Roma e Docente di Sociologia militare all'Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze è intervenuto su “La Grande guerra nei suoi aspetti sociologici”; il Generale Luigi Marsibilio, Vice-Presidente della “Sezione Studenti e Cultori della materia” ha spiegato ai ragazzi la fase che precedette il conflitto mondiale in Italia, divisa tra “ Interventismo e neutralismo”; il Generale Massimo Coltrinari Docente di Dottrine Strategiche e Storia Militare all’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze e Docente di Geopolitica e Sicurezza Globale all'Università Sapienza di Roma è intervenuto sugli antefatti del conflitto: “Dalla Triplice Alleanza alla Neutralità. Dalla Neutralità al Patto di Londra”; i Generali hanno dato disponibilità anche per l'elaborazione delle prossime tesi degli esami di maturità. Nel corso dell'evento è stato proiettato il video a tema “4 novembre: la grande vittoria italiana”, realizzato dall'Associazione “Un ricordo per la pace” che è a disposizione degli Istituti d'Istruzione che ne facciano richiesta. Durante il convegno è stato possibile visionare oltre alla collezione storica di Ostilio Bonacini relativa alla seconda guerra mondiale anche alcuni cimeli e lettere dal fronte della Grande Guerra. Esposti simbolicamente sul palco la bandiera del Regno d'Italia, l'elmetto del fante italiano ed il cappello di un ufficiale alpino del 1915. Rimarrà invece esposta permanentemente la mostra fotografica sui Volontari Ciclisti Automobilisti del 1915 dal titolo “Impressioni di guerra” le cui immagini sono state tratte dall'album di guerra di Giuseppe Bonacini (Reggio Emilia 1892 -1961) volontario agli esordi della Prima Guerra Mondiale nel Battaglione Lombardo Volontari Ciclisti Automobilisti (V.C.A.), un'unità para-militare di cui fecero parte importanti rappresentanti del movimento Futurista tra cui Filippo Tommaso Marinetti.
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Aprilia: Iniziato il cilco sulla Prima Guerra Mondiale

ROSSELLI DI APRILIA: CONFERENZA UN RICORDO PER LA PACE

Bonacini, Marsibilio, Gasperini, Coltrinari e Bombonati
Bonacini, Marsibilio, Gasperini, Coltrinari e Bombonati
Si è tenuta mercoledì 18 febbraio, alle ore 11:30, presso l’Auditorium dell’ I.I.S. “ROSSELLI” ad Aprilia la seconda conferenza del progetto “CENTENARIO GRANDE GUERRA: UN RICORDO PER LA PACE” che ha ottenuto la concessione del logo ufficiale per le Commemorazioni del Centenario della Prima Guerra Mondiale, rilasciato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale. L’evento organizzato dall’Associazione “Un ricordo per la pace” ha coinvolto le classi quarte e quinte dell’Istituto Rosselli ed è stato realizzato nella giornata in cui ricorre il primo anniversario dell’inaugurazione del monumento in memoria di Eric Fletcher Waters e dei caduti dispersi della battaglia di Aprilia. Elisa Bonacini presidente dell’Associazione “Un ricordo per la pace” ed Harry Shindler rappresentante in Italia della ITALY STAR ASSOCIATION 1943-1945 furono infatti i promotori dell’iniziativa dei memoriali ai caduti senza sepoltura del 1944, attraverso una richiesta protocollata nel 2013 negli uffici comunali di Aprilia. La Dirigente prof.ssa Viviana Bombonati, che ha accolto favorevolmente il progetto dell’Associazione “Un ricordo per la pace”, ha aperto la conferenza dando poi la parola per un breve saluto all’Assessore alla cultura Francesca Barbaliscia, Elisa Bonacini ha presentato l’iniziativa sottolineando l’importanza di ricordare quei drammatici eventi della prima guerra mondiale anche se appaiono lontani da noi, per rafforzare il sentimento di unità nazionale e nello stesso tempo l’apprezzamento del valore della pace. I ragazzi hanno avuto la possibilità di rapportarsi con tre importanti relatori: il Generale di Divisione Gianfranco Gasperini, collaboratore decennale con la Sapienza di Roma e Docente di Sociologia militare all’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze è intervenuto su “La Grande guerra nei suoi aspetti sociologici”; il Generale Luigi Marsibilio, Vice-Presidente della “Sezione Studenti e Cultori della materia” ha spiegato ai ragazzi la fase che precedette il conflitto mondiale in Italia, divisa tra “ Interventismo e neutralismo”; il Generale Massimo Coltrinari Docente di Dottrine Strategiche e Storia Militare all’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze e Docente di Geopolitica e Sicurezza Globale all’Università Sapienza di Roma è intervenuto sugli antefatti del conflitto: “Dalla Triplice Alleanza alla Neutralità. Dalla Neutralità al Patto di Londra”; i Generali hanno dato disponibilità anche per l’elaborazione delle prossime tesi degli esami di maturità. Nel corso dell’evento è stato proiettato il video a tema “4 novembre: la grande vittoria italiana”, realizzato dall’Associazione “Un ricordo per la pace” che è a disposizione degli Istituti d’Istruzione che ne facciano richiesta. Durante il convegno è stato possibile visionare oltre alla collezione storica di Ostilio Bonacini relativa alla seconda guerra mondiale anche alcuni cimeli e lettere dal fronte della Grande Guerra. Esposti simbolicamente sul palco la bandiera del Regno d’Italia, l’elmetto del fante italiano ed il cappello di un ufficiale alpino del 1915. Rimarrà invece esposta permanentemente la mostra fotografica sui Volontari Ciclisti Automobilisti del 1915 dal titolo “Impressioni di guerra” le cui immagini sono state tratte dall’album di guerra di Giuseppe Bonacini (Reggio Emilia 1892 -1961) volontario agli esordi della Prima Guerra Mondiale nel Battaglione Lombardo Volontari Ciclisti Automobilisti (V.C.A.), un’unità para-militare di cui fecero parte importanti rappresentanti del movimento Futurista tra cui Filippo Tommaso Marinetti.la conferenza al Rosselli 18 febbraio 2015

venerdì 20 febbraio 2015

Aprilia: La Grande Guerra: un ricordo per la pace

La Grande Guerra al Rosselli

L’evento è organizzato dall’associazione “Un ricordo per la Pace” presso l’Istituto Rosselli di Aprilia

E’ fissata per mercoledì 18 febbraio presso l’Istituto Rosselli di Aprilia, alle 11:20, il secondo appuntamento del progetto “Centenario Grande Guerra: un ricordo per la pace”. L’associazione promotrice, “Un ricordo per la pace”, ha visto il proprio lavoro riconosciuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha concesso l’uso del logo delle Commemorazioni del Centenario della Prima Guerra Mondiale.
Foto di Giuseppe Bonacini
Foto di Giuseppe Bonacini
La conferenza, che si terrà ad un anno esatto dall’inaugurazione del monumento in memoria di Eric Fletcher Waters, vedrà come relatori: il Generale Massimo Coltrinari(docente sia all’Università La Sapienza che all’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze), il Generale Luigi Marsibilio (Vice-Presidente della sezione “Studenti e Cultori della Materia”) ed il Generale di Divisione Gianfranco Gasperini(docente presso l’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze).
In occasione dell’evento sarà possibile visionare sia il video prodotto daElisa Bonacini (4 novembre: la grande vittorai italiana), che la collezione storica di Ostilio Bonacini, arricchita di altri cimeli per l’occasione. Inoltre sarà presente anche la mostra fotografica “Impressioni di Guerra”, tratta dalla collezione storica di Giuseppe Bonacini.

mercoledì 28 gennaio 2015

venerdì 9 gennaio 2015

Ernesto Butta: il secondo giornalista morto nella Prima Guerra Mondiale

Riceviamo dal Prof. Pierluigi Franz, la seguente lettera che volentieri mettiamo a disposizione di tutti i lettori. Il materiale riferito a Lamberto Durante è su www.anconalastoria.blogspot.com

Oggetto: L’8 gennaio 2015 ricorre il 1° Centenario della morte di Ernesto Butta di Sassari, redattore de “La Nuova Sardegna”, il secondo giornalista italiano della Legione garibaldina Caduto eroicamente contro i tedeschi nelle Argonne (Francia) durante la 1^ Guerra Mondiale.

Roma, 27 dicembre 2014

Egregio Professore,

La informo che l’8 gennaio prossimo ricorre il 1° Centenario della eroica morte in combattimento di Ernesto Butta di Sassari, redattore de “La Nuova Sardegna”, il secondo giornalista italiano Caduto nella Grande Guerra con la Legione Garibaldina nelle Argonne contro i tedeschi.

Le invio il materiale da me raccolto in anni di ricerche unitamente a quello gentilmente inviatomi dal collega de “La Nuova Sardegna” Piergiorgio Pinna che invio a parte.

Il nome di Ernesto Butta non figura per errore e/o dimenticanza sulla lapide con i nomi di 83 giornalisti Caduti in guerra nel 1915-1918, inaugurata da Mussolini il 24 maggio 1934 al Circolo della Stampa di Roma e casualmente ritrovata a Roma nel maggio 2011 in una cantina dell'INPGI.

Le segnalo che oltre a Butta vi sono altri 3 giornalisti sardi Caduti nella Grande Guerra (Nunzio o Annunzio Cervi di Sassari, Attilio Deffenu di Nuoro e Salvatore De Rosa di Cagliari) dei quali Le invierò con separate e mail le notizie da me raccolte.

A mio parere sarebbe opportuno onorare la loro memoria e il loro sacrificio.

Con i miei più cordiali saluti ed auguri di Buone Feste!

Pierluigi Roesler Franz
Consigliere nazionale dell'Ordine dei Giornalisti
Via Alessandro Serpieri 7
00197 ROMA
06-321.45.74
335-820.12.40

                                                    
Chi era Ernesto BUTTA, giornalista de “LA NUOVA SARDEGNA”, Garibaldino, il 2° giornalista della Legione Garibaldina morto contro i tedeschi nelle Argonne (Francia) nella 1^ Guerra Mondiale. L'8 gennaio prossimo ricorrerà il 1° Centenario della sua morte.


Ernesto BUTTA di Sassari, giornalista de “LA NUOVA SARDEGNA”.

Fu il 2° giornalista italiano morto nella 1^ Guerra Mondiale, ma per errore non compare nell'Albo d'Oro dei Caduti nella Grande Guerra. 

Era uno dei garibaldini della Legione Garibaldina che combatterono assieme ai francesi contro i tedeschi nelle Argonne (Francia) dove tra la fine del 1914 e i primi mesi del 1915 caddero 300 soldati ed ufficiali, 400 restarono feriti e un migliaio si ammalarono. 


Era nato a Sassari il 26/7/1877. Figlio di Giovan Battista e Domenichina Mundula, si era sposato a Roma con Ernesta Contini (nipote amatissima del noto attore drammatico Dillo Lombardi, che all'epoca lavorava nel cinema nella "Savoia Films") da cui ebbe un figlio ancora in tenera età. Era molto legato al giovane fratello Ettore, impiegato nelle Poste, al quale inviò numerose toccanti lettere come quella del 2 gennaio 1915 (appena 6 giorni prima della sua morte), scritta da Avignone su carta intestata dell'hotel du Louvre che si concluse così: "Rammenta che in questa mia nuova partenza che é la definitiva verso la sorte ultima, qualunque essa sia, nell'abbracciarti io ti dico per l'ultima volta: addio. Tuo Ernesto". 

Ernesto Butta compì gli studi ginnasiali a Nuoro dove il padre era stato trasferito nel 1887, restando molto legato a questa città che considerava la sua 2^ patria. Tornò poi a Sassari per il liceo, ma conseguì la maturità ad Alba in Piemonte dove il padre era andato a lavorare. Dopo la morte del genitore svolse il servizio militare di leva e si trasferì poi a Ginevra da dove per la polizia italiana, che lo riteneva un anarchico, avrebbe inviato una lettera minatoria a Re Umberto I di Savoia. Ma fu assolto con formula piena dalla Corte d'assise di Cuneo. 

Girò poi per l'Italia, tornò in Svizzera, quindi passò in Corsica e per l'insistenza della mamma di nuovo a Sassari dove s'iscrisse all'Università. Andò poi a New York, quindi a Roma e a Parigi.

Spirito libero, forte polemista e brillante resocontista fu sin dai primi del 1900 Redattore della "NUOVA SARDEGNA", quotidiano progressista fondato a Sassari nel 1892 da un gruppo di imprenditori e borghesi illuminati del Nord Sardegna, tra i quali il nonno di Enrico Berlinguer. Fu Corrispondente del "GIORNALE DI SICILIA", de "LA PATRIA DEGLI ITALIANI" di New York e redattore de "LA RAGIONE". Lavorò a lungo anche a Roma nella Sala Stampa a San Silvestro.
Repubblicano. Garibaldino. Amava professare liberamente le sue idee e non mancava mai nelle riunioni sovversive. Ma fu spesso abbastanza incompreso dalla polizia anche se poi assolto dalla magistratura. Nel 1904 era stato richiamato a svolgere come sergente il servizio militare in Italia, ma la polizia lo accusò di nuovo di essere un sovversivo herveista. Fu così arrestato e rimosso dal grado di sergente. Esule in Francia dopo aver scontato 10 mesi di carcere per diffamazione a mezzo stampa, si adattò a fare il minatore per sfamare sé e la sua compagna.

Nel 1914 si trasferì da Marsiglia a Parigi e allo scoppio della guerra fu tra i primi a rispondere all'appello arruolandosi il 27 agosto con i volontari italiani e mandato ad Avignone al 1° Reggimento "Etranger". Dopo 20 giorni chiese ed ottenne di passare nella speciale Legione garibaldina,  che faceva sempre parte del 1° Reggimento "Etranger". Su proposta del generale Peppino Garibaldi (nipote dell'Eroe dei Due Mondi) fu nominato con decreto del Ministro della Guerra francese ufficiale dell'esercito transalpino con il grado di tenente, acquisendone così anche a tutti gli effetti i diritti e i doveri. Ottenne poi una licenza perché gli era nato il primo figlio e non partecipò ai primi combattimenti di Natale. Tornato ad Avignone, venne mandato nelle Argonne dove combattè assieme ai francesi contro i tedeschi come TENENTE del CORPO VOLONTARI ARGONNE 4° REGGIMENTO LEGIONE GARIBALDINA 2° Battaglione, Comandante della 3^ Compagnia.  

Cadde l'8/1/1915 nella foresta di Ravin de Meurissons/Varennes nelle Argonne nei pressi di Verdun (FRANCIA). Morì all'istante dopo essere stato colpito in fronte da una palla esplosiva tedesca mentre correva fuori della trincea alla testa della sua Compagnia. Giunto infatti presso il capitano Angelotti questi lo esortò a non esporsi troppo e a ripararsi. Ma fu un'inutile raccomandazione perché, pieno di ardore, egli volle ugualmente lanciarsi nella mischia con gli uomini della sua Sezione con l'obiettivo di occupare un'altra trincea nemica.

Fu così il 2° giornalista della Legione Garibaldina a morire nelle Argonne (Francia) appena 3 giorni dopo l'anconetano Lamberto Duranti.

Dettero notizia della sua morte la "Nuova Sardegna" del 12-13 gennaio 1915 in 1^ pagina, il Corriere della Sera, Il Secolo, e il Corriere del Mattino.

Dalle autorità francesi ottenne una menzione all’Ordine dell'esercito ("Citation à l’Ordre de l’Armée") il 16 gennaio 1915 con questa motivazione: "Le Lieutenant BUTTA, du 4ème Régiment de Marche du 1er Etranger, le 8 janvier, ayant reçu l’ordre d’occuper une autre tranchée avec sa section, a exécuté immédiatement cet ordre. Resté en dehors de la tranchée pour s’occuper de ses hommes, a été tué d’une balle au coeur".

Fu sepolto in Francia. Prima nel CIMITERO DE LA FORESTIERE, poi nel Cimitero militare italiano di BLIGNY, Tomba n. 1778, dove fu eretto un Monumento con una scritta in onore della Legione Garibaldina per le sue gesta eroiche nelle Argonne. Vi si legge: "Bolante, Courtes Chausses, Ravin des Meurissons qui composte sono le ossa degli anticipatori dell'Argonna, o Francesi o Italiani ubbidite al comandamento garibaldino!"

Non compare per errore nell'Albo d'Oro dei Caduti nella Grande Guerra. Nelle Argonne tra la fine del 1914 e i primi mesi del 1915 la Legione Garibaldina ebbe 300 morti, 400 feriti e un migliaio di ammalati.

VI E' LA SUA FOTO FIRMATA che accludo assieme alla copia del suo certificato di morte. 


                                                    xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx                                                         


domenica 21 dicembre 2014




auguriamo a tutti i lettori di questo blog  un sereno Natale 
e
un Anno Nuovo denso di realizzazioni

mercoledì 19 novembre 2014

Le Porte della Memoria. 1 Rubrica finale

Era proposto uno studio su documentazione coeva 
dei campi di concentramento per prigionieri di guerra in Austria, con la
riproduzione di fotografie originali e l'impostazione di ricerche circa notizie di quel campo di concentramento.


…………E PER FINIRE




 Bilder aus osterreichisch-ungarischen Kriegsgefangenen-Lagern.
Vedute dei campi per i prigioneri di guerra in Austria-Ungheria

Federico De Renzi




Una interessante pubblicazione in tema di propaganda, da un lato, e di documentazione sulla prigionia di guerra in mano Austro-Ungarica dall’altro e qui riportata per chiudere questo numero della rivista. Per il primo tema il Volume riporta le fotografie di 53 campi di prigionia in Austria ed Ungheria in cui in tutte si vedono scene idilliache della vita dei campi, ove tutto è in ordine, pulito e con i prigionieri di tutte le nazionalità,  che non sembrano essere tali, ma villeggianti o turisti, con atteggiamenti o folcloristici, o in posa, comunque sempre poco spontanei. Aspetti di carattere psicologico, sociale, ed economico possono trovare spunti dall’osservazione di queste foto. Il Volume riporta, poi nelle pagine di apertura, una interessate annotazione: si deve rappresentare un oggetto ricordo per i prigionieri una volta tornati alle loro case, un ricordo del bel tempo passato nelle mani dell’Imperial Regio Governo Austro-Ungarico. Una pretesa veramente ardita. L’altro lato, quello della ricerca sulla Prigionia, è ancora più interessante: riporta i nomi dei campi di prigionia dell’Austra-Ungheria; questo potrebbe rappresentare la base di una ricerca sia per vedere la consistenza di questi campi sia la loro situazione attuale, se ancora qualche traccia materica è presente. Riporto le foto dei primi due campi: Aschach e Boldogassony..

Le Porte della Memoria. 1. Rubriche. Gli Autori e Le Prossime Pubblicazioni

Come segno di continuità tra i numeri, si dava conto in breve di chi erano gli autori, e poi si annunciavano i titoli dei prossimi articoli che sarebbero apparsi sui numeri successivi della Rivista


GLI AUTORI





Massimo Baldoni, pseudonimo

Stefano Felician Beccari, ricercatore CeMISS ( Centro Militare di Studi Strategici)

Daniela Bravi, professoressa

Massimo Coltrinari, storico

Federico De Renzi, turcologo, analista strategico

Cosimo Finiguerra, avvocato

Heino Klink, colonnello dell’esercito degli Statu Uniti d’America

Maria Teresa Laudenzi, professoressa

Alberto Marenga,giornalista

Silvia Nicolardi, laureanda in relazioni Internazionali, Sapienza, Roma










DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE


Alessandra Caruso, I campi speciali della Germania Est 1945- 1951*

Giuseppe Caggiaguerra,  I Soldati Italiani in Murmania, 1918-1919*

Caterina Coda: Medioevo: La Violenza ed il Martirio*

Federico De Renzi, Gino Grilli : come ho visto la guerra in Russia.

Federico De Renzi, America e Giappone. 1940-1945 : Gli Aliens, cittadini sospetti*

Federico De Renzi, I campi di prigionia in Austria-Ungheria -1915-1918

Stefano Felician Beccari, Cina: Il laogai e i campi di rieducazione*

Gianfranco Gasperini, Montelungo: 8 -16 dicembre 1943

Heino Klink, Le implicazionistrategiche della presenza della aziende cinesi all’estero (II e  
                     III Parte)
Diana Kagrinova,  I complessi equilibri e il “grande gioco” nella regione caucasica.*

Egisto Monsu, Diario di Prigionia ((Parte I, II, III)

 

Alberto Marenga, Hereford. Un Documento.

Alberto Marenga, San Saba*

Salvatore Rizzi: 1945-1951: per gli ebrei continua la vita nei campi*

Redazionale, 51° Battaglione d’Istruzione. Diario del Battaglione dall’8 settembre 1943 al 9
                       settembre 1944

Filippo Romano: Teresinstadt: L'ultimo degli ingiusti *

Stefano Ricci: I campi di internamento in Ungheria nel secondo dopoguerra*

 

Maurizia Sii Onesto,  17000 fascicoli scomparsi. I campi di concentramento in Romania 1945-1954

Domenico Sangiorgio,  I campi di lavoro in Cecoslovacchia, 1945-1954*

Fabiana Urbani: I Campi di concentramento in Albania 1945-1953*

Antonella Troiani: Le Suore del Monastero di Santa Priscilla e gli Ebrei: 1943-1945*

  Karina Zehetner, Die Rückkehr der italienischen Militärinternierten



*Titoli Provvisori

                        

Le Porte della Memoria. 1 Le Rubriche. Recensioni

RECENSIONI


A cura di Laura Coltrinari




Emmanuel Ringelblum, Sepolti a Varsavia, Roma, Casa Editrice Castelvecchi, 2013, 286, euro 22


Emmmanuel Ringelblum ha raccontato negli “Appunti” l’orrore quotidiano degli Ebrei nel Ghetto di Varsavia durante l’occupazione nazista, svolgendo tale compito come un dovere ineluttabile come uomo e come storico. Fin dal novembre del 1939, due mesi dopo l’invasione della Polonia, aveva deciso di registrare quotidianamente tutta la storia della catastrofe subito degli ebrei, affinchè tale storia fosse tramandata ai posteri.
Oggi, nel 70° anniversario della caduta del Ghetto di Varsavia, avvenuta il 16 maggio 1943, la Casa editrice Castelvecchi, lo ripubblica con il titolo “Sepolti a Varsavia”, Roma, 2013, pagine 286, euro 22.
 Un opera fondamentale, che in questa edizione aggiunge anche una aggiornata prefazione che si aggiunge a quelle della edizione Mondadori del 1962 e del Saggiatore del 1965.
Ringelblum, storico polacco, durante l’occupazione di Varsavia assunse il compito di raccontare gli avvenimenti tragici che avrebbero condotto alla distruzione della comunità ebraica. Riuscì a creare una rete clandestina per raccogliere documenti e testimonianze all’interno delle mura che i nazisti avevano innalzato attorno al ghetto nel novembre 1940. Osservare, annotare, tramandare erano considerati una forma di necessaria resistenza, uno dei fronti in cui necessitava lottare. Nascosti in dieci scatole di metallo, gli “Appunti” furono ritrovati nel 1946, mentre un’altra parte tornò alla luce nel 1950 in due contenitori sigillati in scatole del latte.
Non si tratta di un diario privato: l’autore voleva offrire una fotografia, il più possibile oggettiva, di quanto stava accadendo. E così l’orrore ci viene restituito nella sua freddezza, e ci viene mostrato cosa abbia significato la persecuzione nazista e come sia penetrata, disfacendola, nella vita di coloro che la subirono. Dalla cancellazione dello stato di diritto alla disgregazione familiare, dalla precaria economia di contrabbando alle delazioni, dalle violenze disumane agli slanci di umanità, fino a giungere alla rivolta che segnerà la distruzione del ghetto e dei suoi ormai pochi abitanti. In poco meno di tre anni all’interno di quelle mura furono uccisi quasi mezzo milione di ebrei.
Gli “Appunti” sono l’espressione di 35.000 pagine di note che Ringelblum voleva avere come base per una rielaborazione che avrebbe dovuto fare nel dopoguerra. Ma nel 1944 la Gestapo scoprì il nascondiglio dove aveva trovato riparo e lo fucilò insieme alla moglie, al figlio ed ad altre 35 persone che erano con lui.
La sua morte ha reso “Sepolti a Varsavia” un’opera incompiuta, una che resta fondamentale per comprendere l’orrore in cui fu precipitato il mondo in quegli anni bui, ma anche quella ostinata fiducia nell’uomo che ha animato l’opera di Ringelblum fino alla fine