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mercoledì 19 novembre 2014

Le Porte della Memoria. 1 Le Rubriche. Recensioni

RECENSIONI


A cura di Laura Coltrinari




Emmanuel Ringelblum, Sepolti a Varsavia, Roma, Casa Editrice Castelvecchi, 2013, 286, euro 22


Emmmanuel Ringelblum ha raccontato negli “Appunti” l’orrore quotidiano degli Ebrei nel Ghetto di Varsavia durante l’occupazione nazista, svolgendo tale compito come un dovere ineluttabile come uomo e come storico. Fin dal novembre del 1939, due mesi dopo l’invasione della Polonia, aveva deciso di registrare quotidianamente tutta la storia della catastrofe subito degli ebrei, affinchè tale storia fosse tramandata ai posteri.
Oggi, nel 70° anniversario della caduta del Ghetto di Varsavia, avvenuta il 16 maggio 1943, la Casa editrice Castelvecchi, lo ripubblica con il titolo “Sepolti a Varsavia”, Roma, 2013, pagine 286, euro 22.
 Un opera fondamentale, che in questa edizione aggiunge anche una aggiornata prefazione che si aggiunge a quelle della edizione Mondadori del 1962 e del Saggiatore del 1965.
Ringelblum, storico polacco, durante l’occupazione di Varsavia assunse il compito di raccontare gli avvenimenti tragici che avrebbero condotto alla distruzione della comunità ebraica. Riuscì a creare una rete clandestina per raccogliere documenti e testimonianze all’interno delle mura che i nazisti avevano innalzato attorno al ghetto nel novembre 1940. Osservare, annotare, tramandare erano considerati una forma di necessaria resistenza, uno dei fronti in cui necessitava lottare. Nascosti in dieci scatole di metallo, gli “Appunti” furono ritrovati nel 1946, mentre un’altra parte tornò alla luce nel 1950 in due contenitori sigillati in scatole del latte.
Non si tratta di un diario privato: l’autore voleva offrire una fotografia, il più possibile oggettiva, di quanto stava accadendo. E così l’orrore ci viene restituito nella sua freddezza, e ci viene mostrato cosa abbia significato la persecuzione nazista e come sia penetrata, disfacendola, nella vita di coloro che la subirono. Dalla cancellazione dello stato di diritto alla disgregazione familiare, dalla precaria economia di contrabbando alle delazioni, dalle violenze disumane agli slanci di umanità, fino a giungere alla rivolta che segnerà la distruzione del ghetto e dei suoi ormai pochi abitanti. In poco meno di tre anni all’interno di quelle mura furono uccisi quasi mezzo milione di ebrei.
Gli “Appunti” sono l’espressione di 35.000 pagine di note che Ringelblum voleva avere come base per una rielaborazione che avrebbe dovuto fare nel dopoguerra. Ma nel 1944 la Gestapo scoprì il nascondiglio dove aveva trovato riparo e lo fucilò insieme alla moglie, al figlio ed ad altre 35 persone che erano con lui.
La sua morte ha reso “Sepolti a Varsavia” un’opera incompiuta, una che resta fondamentale per comprendere l’orrore in cui fu precipitato il mondo in quegli anni bui, ma anche quella ostinata fiducia nell’uomo che ha animato l’opera di Ringelblum fino alla fine 


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